Dossier, veleni, ricatti: Raggi al centro della guerra 5 Stelle

Roma
Il sindaco di Roma Virginia Raggi lascia il suo studio e passeggia nel centro storico a Roma, 21 giugno 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Giunta in alto mare mentre esplode la grana rifiuti. Ma al Campidoglio non hanno fretta…

I telefoni squillano. Quello del dossierato De Vito e per questo fatto fuori dalla corsa a sindaco, della sua mentore la deputata Roberta Lombardi, del capo della comunicazione Rocco Casalino che per la prima volta in due anni e mezzo non sa cosa comunicare. Ma le risposte sono poche. Perché non ci sono ancora soluzioni nella faida 5 Stelle scoppiata in Campidoglio. Scenario inimmaginabile anche per i più scettici sulla capacità di governo del Movimento. Un consenso larghissimo che, a dare un’occhiata alle bacheche Facebook degli interessati- ad esempio Raggi e Frongia – rischia di evaporare in neppure due settimane.

Si va avanti a cene segrete (Raggi-Di Maio), telefonate dei vertici – leggi Grillo e Davide Casaleggio – alla diretta interessata Virginia Raggi per farla retrocedere, con le buone, dalle nomine già annunciate di Raffaele Marra, grand commis prima di Alemanno poi di Polverini, e del fedelissimo Daniele Frongia che semplicemente non può fare il vicecapo di gabinetto perché sarebbe una violazione della legge Severino.

È uno stallo micidiale, da qualunque parte si voglia valutare la faccenda, dove in qualche modo tutti ricattano tutti. Raggi “ricatta” il Direttorio forte del largo consenso ottenuto e del fatto che una figuraccia su Roma sarebbe letale soprattutto per le ambizioni di forza di governo del M5S. Dunque Frongia, già nominato il 28 giugno capo di gabinetto, non si tocca e, di conseguenza, neppure Marra (vice capo di gabinetto). Dall’altra Grillo e il Direttorio ricattano il sindaco che, con queste nomine, ha violato il Codice etico da lei firmato e sottoscritto in cui si dice che la selezione dei collaboratori deve essere concordata con i vertici e con il minidirettorio che le è stato affiancato negli ultimi venti giorni di campagna elettorale. Chi viola il Codice è a rischio espulsione. Ora, chi può immaginare il sindaco di Roma eletto con il 70% dei consensi defenestrato dal Movimento causa violazione dei regolamenti? Una roba così, già successa a Parma con Pizzarotti, non arriva ad immaginarla neppure Grillo. Ma la base si lamenta sulle chat on line, del blog e delle singole pagine Facebook. C’è chi parla di “liti da asilo Mariuccia”. E chi già avverte: “Siete come tutti gli altri”.

Anche Frongia, a bene vedere, ha le sue segrete armi di ricatto. Il 28 giugno, alle 13 e 27, su Facebook, ringraziava “il sindaco di Roma Virginia Raggi per avermi nominato capo di Gabinetto. Ricevere questo incarico è per me un onore che accolgo con orgoglio e impegno. Ringrazio inoltre i tanti cittadini che mi hanno sostenuto nel corso della campagna elettorale e in questo avvio di consiliatura, e che in questi anni hanno creduto nel nostro progetto”. Un’assunzione di incarico in pompa magna. Da cui è difficile retrocedere senza pretendere il pagamento di un prezzo che non può essere solo l’incarico di vicesindaco.

Eppure Grillo e Lombardi, pur con pesi diversi, sono stati categorici. Tra oggi e al massimo domani Raggi deve fare almeno tre passi indietro: annullare la nomina di Marra (che farà sicuramente ricorso), spostare come una pedina Frongia che per fare il capo di gabinetto si è dimesso dall’assemblea capitolina (è stato il quarto più votato con 2.464 voti), annullare anche il progetto di nominare Augusto Rubei portavoce (“è preferibile seguire la strada del bando pubblico”). In pratica azzerare quel poco che Raggi è riuscita a fare in queste due settimane.

Come si può restare sindaco dopo una simile pubblica sconfessione aggravata dal fatto che Raggi non ha ancora la squadra di giunta?

Si apre una settimana cruciale per i Cinque Stelle. Non solo romani. Stasera è prevista una riunione con il minidirettorio, cioè l’arcinemica Lombardi, per vedere di chiudere tutte le caselle della giunta. Giovedì ci sarà il primo consiglio comunale e non avrebbe giustificazioni non dare la squadra di governo. Per non parlare di alcune emergenze – 10 e 11 luglio sciopero raccolta rifiuti e situazione buche sempre più grave – che nei proclami elettorali dovevano essere già affrontate. Ma soprattutto Grillo deve risolvere in radice la guerra tra correnti, tra Lombardi (e De Vito, il primo ad essere dossierato) e Di Battista, main sponsor di Raggi a sua volta adorata da Di Maio. Ai due corrispondono due visioni opposte del Movimento.

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