Dopo «l’esilio», Chiara torna per dare voce ai disoccupati

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Business students attend a lecture at the Aula Magna auditorium at the Stockholm University on October 30, 2012. Stockholm University has over 36,000 students at four faculties, making it one of the largest universities in Scandinavia.    AFP PHOTO / JONATHAN NACKSTRAND        (Photo credit should read JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

La storia di Chiara Binelli. Dalla Bocconi a Londra e poi a Oxford. Ora fonda a Piacenza il Centro di ricerca sociale

«In 13 anni all’estero non ho mai incontrato un italiano che dicesse di essere andato via per scelta: tutti noi siamo all’estero per necessità». Sarà anche per questo che a Chiara l’espressione «cervelli in fuga» non piace: «La verità è che siamo cervelli in esilio forzato». Ed è per questo che Chiara Binelli ha deciso di tornare. Ed anzi di «aiutare il mio paese e i tanti laureati disoccupati». In realtà non si tratta esattamente di un “cervello rientrato”, ma in rientro.

«Tra qualche mese sarò in aspettativa non retribuita per un anno». Lo può fare perché da 4 anni è «assistant professor» alla Southampton Unversity, sud dell’Inghilterra. Ma fra qualche settimana fonderà un «Centro per la Ricerca e il Progresso Sociale» con sede nella sua Piacenza. Da qui, da uno dei comuni colpiti dall’inondazione di questi giorni, la 36enne Chiara è partita tanti anni fa. «Dopo la laurea in Bocconi – spiega con una precisione tutta british – mi è stato suggeriin molti casi scelgono chi far vincere ai concorsi. Finita quell’esperienza, condita con un anno negli Stati Uniti a Washington, Chiara vuole tornare a casa. «Ma la mia carriera, che sembra lineare, è invece una catena di eventi incredibili e qui entra in gioco il mio attuale marito: Matthew». Lui, americano di Memphis, era a Oxford per un periodo di ricerca breve. «Pur di rimanere assieme e abbiamo deciso di scendere ad un compromesso e io ho accettato la proposta dell’università di Southampton, rimanendo in Inghilterra».

Per fortuna però al marito di Chiara l’Italia piace – «Mi dice sempre: chi non ama l’Italia?» – e dunque il progetto di tornare a casa è sempre in piedi. Si realizza però nel modo più inaspettato. «A Southampton ho deciso di proporre una ricerca sulla situazione di disoccupazione dei laureati italiani. Loro me l’hanno finanziata e, con mia grandissima sorpresa, ho scoperto che in Italia nessuno aveva mai fatto una cosa del genere». Grazie ai database di AlmaLaurea ha contattato per email ben 1.400 laureati.

«Mi hanno risposto ben l’85 per cento di loro, una percentuale incredibile visto che di solito per queste ricerche il tasso di risposta è del 10 per cento». Chiara dunque scopre e scoperchia una realtà incredibile che «non vedeva l’ora di avere una voce». «Tantissimi mi hanno poi mandato delle email – quindi violando l’anonimanto imposto dalla ricerca – per raccontarmi le loro storie». I dati della ricerca fanno il giro degli studiosi e di parecchi media: Chiara viene invitata al Festival dell’Economia di Trento per presentarli. «Sono lo specchio di una generazione perduta: i giovani dottori italiani senza lavoro sono il 16%, con un tasso di disoccupazione aumentato del 46% dal 2011, ma evidenziano anche una crescita della disoccupazione di lunga durata, del numero dei contratti a tempo determinato e della cosiddetta ‘over education’, cioè di una formazione superiore a quella richiesta per il ruolo in cui sono impiegati.

Meno male che ci sono i genitori perché il 79% dei giovani laureati disoccupati, compresi nella fascia d’età 25-34 anni, vive nella casa della famiglia o comunque con l’affitto pagato da loro». Da lì è partita l’idea di allargare la ricerca. Anche perchè nel frattempo è arrivato il Jobs act. «Non voglio esprimere un giudizio sulla riforma, però certato di fare un dottorato di ricerca. La mia relatrice però mi ha consigliato un PhD (i corsi di perfezionamento post laurea tipici del modello anglosassone, ndr), che non sapevo nenche cosa fossero. Avendo vinto una borsa di studio di Banca d’Italia ho potuto superare il primo anno, quando non vieni pagata, all’University College of London (Ucl).

La borsa di studio era un assegno da 1.500 sterline (un sogno per i ricercatori italiani, ndr) e le tasse pagate. Poi ho vinto un’altra borsa di studio alla Oxford university: un posto unico, specie per l’economia e le scienze sociali, in cui si incontrato premi Nobel come Amartya Sen un giorno sì e l’altro pure», racconta con dovizia di particolari. E’ a Oxford che Chiara si specializza negli studi sulle diseguaglianze socialì, tanto da produrre – assieme ad altri ricercatori di tutto il mondo – un indice per la misurazione della diseguaglianza sociale da declinare in ogni paese. «Tutte le selezioni che ho vinto sono avvenute per titoli, in modo meritocratico mandando la richiesta e attendendo il risultato. Nessun contatto diretto, nessuna conoscenza».

Un altro mondo rispetto ai baroni italiani che ancora oggi mente dopo la sua approvazione e con la prospettiva di un minimo di ripresa economica, molti laureati italiani ci pensano due volte prima di andare all’estero: sperano in un cambiamento per non dover andare in esilio». Per quanto invece riguarda la nuova norma del governo sugli incentivi per il ritorno dei cervelli, Chiara dà un’indicazione pratica: «Prevedere che il taglio delle tasse ci sia solo per chi ha cambiato residenza è sbagliato: io non ho conosciuto nessuno che lo ha fatto. Si tiene la residenza in Italia e si pagano le tasse per il domicilio. Correggere la norma sarebbe una buona cosa».

Ora tutte le energie sono sul nuovo progetto. «L’idea di fondare il Centro di ricerca è una grande scommessa e voglia di dare un contributo per migliorare il nostro paese. Proseguire lo studio sulla disoccupazione giovanile è importante per dare voce ai giovani e alle loro aspettative, speranze e riflessioni. Speriamo che il nostro paese inizi davvero a investire nei giovani che sono il futuro». Anche perché Chiara ha intenzione di assumere parecchi ricercatori. E gran parte di questi, fatalmente, saranno cervelli che finiranno il loro esilio.

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