Raid britannici sulla Siria, manifestazione a Londra: “Not in my name”

Esteri
epa04834456 British Prime Minister David Cameron speaks at the Srebrenica reception attended by Chairman of the Presidency of Bosnia and Herzegovina Bakir Izetbegovic (unseen), at No 10 Downing Street, in London, Britain, 06 July 2015. President Izetbegovic will join the Remembering Srebrenica reception hosted by Cameron, which will honour the victims and survivors of the 1995 genocide.  EPA/JACK TAYLOR

Partiti nella notte i primi tornado della Royal Air Force. Protesta di fronte al Parlamento e Downing Street

Dopo il via libera del Parlamento, sono iniziati nella notte i primi raid aerei sulla Siria da parte della Gran Bretagna.

A votare a favore 397 deputati, mentre 223 sono stati i voti contrari. Tra i contrari il leader laburista, Jeremy Corbyn che, però, per non dividere il partito è stato costretto a lasciare libertà di voto ai suoi parlamentari e molti dei suoi hanno votato a favore dell’allargamento dei bombardamenti alla Siria (la Gran Bretagna sta già intervenendo da tempo in Iraq). L’approvazione da parte del Parlamento britannico è stata salutata con favore sia da Londra (“Dobbiamo distruggere questa minaccia” ha detto il premier Cameron riferendosi all’Isis) che dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Poche ore dopo dal voto, quattro caccia Tornado della Royal Air Force (Raf) sono decollati nella notte da una base aerea britannica dell’isola cipriota di Akrotiri, dando il via ai primi attacchi sul territorio siriano, ma ancora non si hanno dettagli sugli obiettivi colpiti.

Il personale militare coinvolto è composto da circa 120 aviatori e piloti, navigatori per i jet tornado e personale da terra che si aggiungeranno ai circa 450 militari britannici presenti nella base cipriota.

Nel frattempo il presidente francese François Hollande è alla ricerca di “un’unica coalizione” che unisca Stati Uniti e Russia contro lo Stato islamico e l’appoggio di Cameron, che ha offerto ai francesi Akrotiri come base per i raid aerei, apre nuovi spiragli contro l’offensiva jihadista in Medio Oriente.

In seguito alla decisione di governo e Parlamento, molti cittadini britannici al grido di “Not in my name” hanno manifestato di fronte alla House of Commons e a Downing Street. Tante le foto pubblicate sui social dagli stessi partecipanti alla protesta.

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