Dopo expo, Milano diventi capitale del diritto al cibo

Festa de l'Unità

Presentazione del libro edito da l’Unità. Partecipano gli autori Livia Pomodoro e Antonio Bettanini, modera Vladimiro Frulletti

La «meravigliosa avventura» dell’Expo potrebbe non concludersi a ottobre. Ma ci vuole la volontà di andare avanti, per fare di Milano «non solo la città dell’innovazione, del design, della moda, della cultura ma anche la capitale mondiale di una riflessione sull’alimentazione e sul diritto al cibo». Questa la sfida forte lanciata dal palco centrale della Festa dell’Unità di Milano da Livia Pomodoro, storica presidente del Tribunale dei minori di Milano, dal 2007 al 2015 numero uno degli Uffici Giudiziari milanesi e ora alla guida del Milan Center for Food Law and Policy. Una sfida raccolta in un libro che uscirà con l’Unità nella seconda metà di settembre. Una collaborazione convinta. «Sarà uno strumento – spiega il vicedirettore Vladimiro Frulletti – con cui il nostro giornale cercherà di suscitare una maggiore partecipazione e passione, su un tema tanto più importante perché ha una soluzione non vicina, ma nemmeno lontanissima: il diritto al cibo per tutti oggi è un obiettivo raggiungibile. Il nostro slogan? Sì, si può». A due mesi dalla chiusura dell’Expo la riflessione su come portare avanti il protagonismo italiano conquistato grazie alla manifestazione è ormai d’obbligo. Perché, ricorda il vicedirettore dell’Unità, per quanto la manifestazione sia un successo «c’è il rischio che il primo novembre, passata la grande euforia, dimentichiamo gli spazi oggi occupati dai padiglioni, ma soprattutto il tema che ci ha fatto vincere l’Expo a Milano». Dimenticare, insomma, che il cibo è anche un fondamentale «strumento di democrazia, di crescita sociale e dei diritti, di uguaglianza tra popoli e sessi. Il cibo essere riconosciuto come un diritto primario, al pari di quello all’espressione e alla religione».

Gli Obiettivi del Millennio
La strada è già tracciata, come testimonia il fatto che il diritto al cibo è il secondo dei Millenium Goals, gli obiettivi del Millennio fissati dalle Nazioni Unite e in discussione proprio tra poco, a settembre, a New York. Il 26 Pomodoro sarà lì, unica donna italiana, insieme al direttore del suo Centro Antonio Bettanini, coautore del libro, docente alla Sapienza con una lunga esperienza di comunicazione istituzionale. Anche per Bettanini sarebbe «sciagurato» che l’area oggi arricchita da padiglioni internazionali fosse offerta per progetti diversi da quello che sta animando quest’area alla periferia della città. L’orizzonte di problemi da affrontare è vastissimo. C’è da sconfiggere la fame, anzitutto («l’obiettivo di dimezzarla era fissato dalle Nazioni Unite per il 2015 ed è stato raggiunto nel 2010 – ricorda Frulletti – è la dimostrazione che il traguardo da raggiungere non è un’utopia»). Ma anche la malnutrizione, che «non permette di proteggersi dalle malattie», nota Pomodoro, o la cattiva alimentazione di cui sono vittime i lavoratori poveri anche nei Paesi dalle economie più sviluppate, e che «viene indotta da chi su questo fa profitti».
Come rilanciare, allora, la città come «capitale dell’alimentazione» anche in futuro e a lungo termine? Basta puntare su vantaggi competitivi evidenti, dal made in Italy ormai sinonimo di qualità alle competenze testimoniate dalla presenza sul territorio di ben quattro agenzie alimentari internazionali, non ultima quella dell’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare a Parma. E poi c’è l’eccellenza nel biologico, la posizione di secondo produttore di macchine agricole. Primati se vogliamo economici che però «hanno comunque a che fare con i diritti», perché costruiti «su nuove e buone regole», come sottolinea Bettanini. C’è chi se ne è già accorto: «Il sindaco di Norimberga ci ha chiamato per lavorare su un progetto di polis urbana – racconta l’ex magistrato -, l’Università di Los Angeles vuole collaborare con noi proprio sul diritto al cibo».
Le potenzialità insomma ci sono, si tratta di tradurle in azioni, per dirla con Pomodoro «il nostro Paese ci deve dare la forza per essere presenti al tavolo degli obiettivi del Millennio 2015-2030. Milano dovrà essere capace di attrarre grandi capacità operative». E qui da Frulletti arriva una stoccata al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, atteso sullo stesso palco qualche ora dopo: «Il suo partito invita spesso ad “aiutare gli immigrati a casa loro” piuttosto che accoglierli qui: sostenere il progetto di cui parliamo aiuterebbe forse a passare dalla propaganda a una risposta politica concreta».

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