Dopo Brexit, il muro “anti-immigrati” a Calais: Londra sempre più lontana dall’Europa

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EPA/THIBAULT VANDERMERSCH

La barriera impedirà l’arrivo di migranti sull’isola: sarà lunga un chilometro e alta quattro metri

Alto quattro metri, lungo un chilometro. Questo sarà il muro in cemento che verrà costruito a Calais per decisione congiunta – presa a marzo – di Francia e Gran Bretagna con l’obiettivo di scoraggiare l’arrivo di migranti che vogliono raggiungere le coste inglesi passando per lo stretto della Manica.

La barriera circonderà i due lati dell’autostrada dove ci si imbarca per i traghetti per Dover e che costeggia l’enorme baraccopoli dove vivono profughi e immigrati che tutti ormai chiamano semplicemente la “giungla” e che più volte è stato sgomberata per poi tornare a ripopolarsi in breve tempo. Attualmente sono circa 3mila le persone accampate lì e che attendono di trovare un modo qualsiasi per raggiungere la Gran Bretagna.

Dal giugno del 2015 il porto francese di Calais è dotato di una barriera per impedire l’assalto ai traghetti da parte dei migranti. La costruzione del muro dovrebbe iniziare già entro fine mese con una spesa di quasi 2 milioni di sterline. La decisione rientra in un pacchetto di misure da 17 milioni di sterline deciso dal governo di Londra per il controllo dell’immigrazione.

Contraria alla barriera la sindaca di Calais, Natacha Bouchart: “Il muro non serve se si smantella la Giungla: sono contraria alla sua costruzione, giacché contribuirebbe a dare un’ulteriore immagine ambientale negativa della città alle migliaia di turisti e viaggiatori che ogni giorno transitano per Calais”.

La decisione di Londra di costruire la barriera non convince e anzi preoccupa molti Stati membri dell’Ue che vedono questo muro come l’ennesimo atto di chiusura verso il Continente dopo la decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione europea. Anche l’Italia ha espresso il proprio dissenso per una “linea che non deve passare”, ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha annunciato la posizione contraria dell’Italia che “sta lavorando” per evitare soluzioni di questo tipo: “E’ una battaglia che stiamo facendo in Europa. Se ci sono i muri – ha detto ancora il guardasigilli – non c’è piu’ l’Europa”.

“Io non giudico le misure di altri governi, penso però che non andiamo da nessuna parte in questo modo – ha commentato invece il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – Dobbiamo renderci conto che la soluzione è investire in Africa, risolvere crisi come quella siriana e condividere il peso dell’immigrazione a livello europeo. Se pensiamo invece ciascuno ad alzare il proprio recinto penso che non arriviamo a nulla”.

Una decisione quella del governo di Theresa May che non piace nemmeno sull’isola: la costruzione annunciata dal ministro dell’Interno di Londra ha scatenato diverse polemiche persino nell’associazione degli autotrasportatori britannici che ha parlato di “cattivo uso del denaro dei contribuenti”. Denaro che, ha sottolineato il direttore Richard Burnett, si potrebbe spendere per “aumentare la sicurezza lungo le strade di accesso”.

Ma per Londra non c’è altra soluzione per risolvere un’emergenza che a Calais esiste ormai da 20 anni. I primi arrivi di massa da parte dei migranti e richiedenti asilo risale alla guerra nei Balcani. Furono in tanti quelli che rimasero bloccati nel porto di Calais. Fu allora che il governo francese chiese alla Croce Rossa di aprire un centro di accoglienza in un grande capannone a Sangatte che doveva, secondo il progetto, ospitare 600 persone ma che superò le 1.500 persone. Dato che in tanti cercavano di partire da lì per raggiungere l’Inghilterra, Londra chiese e ottenne nel 2002 la graduale chiusura del campo.

Ovviamente, questo non bastò a fermare l’arrivo di persone disperate che avevano bisogno di raggiungere la Gran Bretagna per lavoro o per richiedere asilo e da allora nacque la giungla, come la conosciamo oggi, sgomberata per la prima volta nel 2009 per poi ripopolarsi più volte fino a raggiungere un picco di 4mila persone l’anno scorso con la nuova emergenza.

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