Donne al voto nel mondo. Un’unica storia

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Dalla Finlandia all’Arabia Saudita si tratta sempre della stessa storia: lotte, proteste e rivendicazioni per ottenere il diritto di voto

Per le donne italiane è il 10 marzo 1946 la data storica: si recano alle urne per la prima volta, ma per il resto del mondo come è andata? I tempi e i modi con cui si arriva a questa conquista ci dicono molto dei singoli Paesi e della lotta portata avanti.

Dalla Finlandia all’Arabia Saudita si tratta sempre della stessa storia: lotte, proteste e rivendicazioni per ottenere il diritto di voto.  Un filo rosso che unisce le donne del mondo in un percorso che va letto complessivamente.

In principio fu la Svezia. Contrariamente a quanto si pensa, non è stata la Nuova Zelanda la prima a riconoscere alle donne il diritto di voto, nel 1893, ma la Svezia durante le età della libertà (1718-1771), anche se questo diritto fu lungi dall’essere concesso a tutte le donne. Nel 1718 infatti le donne che pagano le tasse e membri delle corporazioni cittadine poterono votare nelle elezioni locali (revocato poi nel 1758) e in quelle nazionali (revocato nel 1772). Dal 1734, votarono tutte le donne contribuenti legalmente maggiorenni (mai revocato). Il suffragio universale arrivò nel 1919 (effettivo nelle elezioni del 1921).

Nel 1755 seguì la Repubblica Corsa: la Costituzione prevedeva un’assemblea rappresentativa nazionale eletta da tutti gli abitanti sopra i 25 anni d’età, sia donne (se nubili o vedove) che uomini. Il suffragio femminile fu revocato quando la Francia annesse l’isola nel 1769.

La prima donna a diventare sindaca è stata Susanna Madora Salter nel 1887 ad Argonia, in Kansas. Susanna fu candidata ed eletta sindaca il 4 aprile 1887 e attirò l’attenzione della stampa e del dibattito politico. La sua elezione però fece da apripista a quella di Elizabeth Yates, prima sindaca nel 1893 dell’impero britannico a Onehunga, in Nuova Zelanda e a Elizabeth Garrett Anderson che nel 1908 ad Aldeburgh divenne la prima donna sindaco del Regno Unito.

Nel 1906, la Finlandia è la prima nazione in Europa a concedere il suffragio femminile. Alla fine del 1905, la Lega delle donne lavoratrici organizzò 231 incontri per il suffragio in tutta la nazione con 41.333 partecipanti, esortando a un nuovo sciopero generale nel caso in cui le donne fossero nuovamente escluse dalla prossima tornata elettorale.

Una prima “giornata internazionale della donna”, in richiesta dal suffragio universale, fu organizzata dalla socialista tedesca e teorica Clara Zetkin insieme a 100 delegate provenienti da 17 Paesi nel marzo 1911.

Nella classifica dei paesi che concessero il voto dopo la Nuova Zelanda nel 1893, c’è l’Australia e i paesi scandinavi ai primi del ‘900, poi la Russia, con la Rivoluzione d’Ottobre, la Gran Bretagna e la Germania dopo la Prima guerra mondiale e gli Stati Uniti nel 1920. L’Italia approva il suffragio femminile solo alla fine dell’ultima guerra.

Il 12 dicembre 2015 per la prima volta le donne dell’Arabia Saudita hanno potuto candidarsi e votare nelle elezioni comunali. Un atto deciso da decreto reale nel 2011 e ratificato dal re Abdullah bin Abdelaziz (morto nel gennaio 2015), che ha permesso a 130.637 donne di votare e a 978 di candidarsi. La Commissione elettorale, in linea con la rigorosa applicazione della sharia, o legge islamica in vigore nel Paese, ha imposto la segregazione totale dei sessi durante la campagna elettorale e ha vietato alle donne candidate di utilizzare fotografie per la propaganda o pronunciare discorsi di fronte a uomini. Tra le aventi diritto, circa l’82% delle donne si è recato a votare: 20 le elette in 2.106 consigli municipali. Il filo rosso continua a legare donne lontane che lottano per lo stesso obiettivo.

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