Don Francesco racconta Tor Bella Monaca. Ecco perché il Pd è crollato nelle periferie

Tiber
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Don Francesco de Franco racconta da quali condizioni sociali nasce il crollo di consensi verso la sinistra e i partiti tradizionali

Per capire le ragioni del voto amministrativo romano, e in particolare il terremoto che ha scosso il Partito democratico in gran parte della città e il successo clamoroso dei Cinque Stelle, partire da Tor Bella Monaca, quartiere periferico che sorge oltre il gran raccordo anulare, considerato uno dei maggiori centro di spaccio di droga della città, può essere assai utile. Qui Virginia Raggi ha ottenuto percentuali bulgare, circa il 79% dei voti. Un testimone attento di quella realtà, don Francesco de Franco, parroco della parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore, ha raccontato ai microfoni della Radio Vaticana, da quali condizioni sociali nasce il crollo di consensi verso la sinistra e i partiti tradizionali. Riportiamo le sue parole che ci sembrano particolarmente significative. “Il motivo – ha osservato il sacerdote – è da ricercare nel fatto che la gente vuole vedere dei risultati e nel tempo questo non è stato possibile. E’ normale che oggi le persone cerchino una via nuova. Anche perché tra l’altro in via dell’Archeologia (noto centro di spaccio, ndr) sta nascendo una nuova dimensione molto preoccupante: quella delle bande di minori”.

“Un fenomeno – ha aggiunto il sacerdote ai microfoni dell’emittente della Santa Sede – che si sta sviluppando soprattutto nell’arco di quest’ anno. I più piccoli vengono costretti dai più grandi a creare dei disordini, ci sono episodi di bullismo, il caso più emblematico è stato quello di un autobus completamente distrutto da una banda di dodici ragazzini dell’età di dieci/undici anni, per altro alcuni li conosco pure”.

Si tratta di comportamenti dovuti a vari fattori: “E’ un modo come un altro – ha spiegato don Francesco – per passare il tempo e soprattutto per acquistare un certo pregio e un certo privilegio. A Tor Bella Monaca l’essere forti e l’esser visti come tali garantisce molto. A Tor Bella Monaca l’infame non vive. I bambini qui devono dimostrare di essere capaci di stare sulla strada, visto che altre cose non ce ne sono per loro. L’alternativa è stare chiusi dentro casa”.

Volontari laici, suore, parrocchia organizzano attività per i giovani, cercano di supplire all’assenza di tutto. Ma certo non basta: “Siamo noi – spiega il sacerdote – il terminale di tanti disagi, li ascoltiamo qui. Il martedì e il giovedì ricevo dalle 30 alle 40 persone al giorno che vengono a parlare delle loro difficoltà”.

“E’ molto più facile e allettante delinquere – prosegue – che alzarsi la mattina e andare a lavorare. Al Papa (che visitò la parrocchia poco più di un anno fa, ndr) dissi le quote che si prendono per delinquere:un ‘palo’ prende in media più di 100 euro al giorno semplicemente per avvisare dell’arrivo di polizia o carabinieri. Chi tiene la droga nelle case prende circa 4mila euro al mese”.

Ma ci sono anche iniziative positive, in controtendenza: “Noi iniziamo le attività alle 7 del mattino e non finiamo prima delle 23” racconta don Francesco, e aggiunge: “Da poco è iniziata una bellissima collaborazione con il liceo Amaldi nell’ambito del progetto alternanza scuola-lavoro. Circa 50 giovani del liceo per tre anni verranno da noi a svolgere un servizio nelle varie attività sociali. Qui abbiamo dei centri diurni per bambini delle elementari e medie che hanno alle spalle famiglie disagiate. Restano qui facendo i compiti, cenano con noi e poi vanno via accompagnati dagli operatori”.

Il sacerdote infine si sofferma su un tema classico, cosa dovrà fare la prossima amministrazione capitolina e la risposta in fondo è semplice, non si dovrà dimenticare di Tor Bella monaca, dei problemi che ci sono. “Apparentemente è troppo facile dire che i problemi qui sono le buche o la spazzatura. Qui si tratta di dare dignità a un popolazione che ne ha bisogno e la prima cosa che andrebbe fatta è riqualificare le abitazioni e dare la possibilità alle persone di lavorare. Le persone delinquono – non è giustificabile ma purtroppo è così – perché non hanno il necessario per poter vivere”. L’aiuto della Caritas, afferma ancora il sacerdote, non basta, “non siamo in Africa, siamo solo in periferia”.

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