Domani è il Referendum Day, al via i comitati del Sì

Riforme
A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Rome, Italy, 17 April 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Renzi a Bergamo, Boschi in Emilia. 500 banchetti in Toscana, iniziative in tutte le città. I partigiani bolognesi: “Noi siamo per il Sì”, Davigo: “Lecito che un magistrato si schieri”

Domani è il Referendum Day. Parte ufficialmente la lunga campagna referendaria che si concluderà in autunno con il voto, decisivo per il governo, sulla riforma costituzionale. Comitati del Sì al via, banchetti in tutta Italia – ce ne saranno 500 in Toscana, da Firenze a Siena, sotto l’egida del segretario regionale Dario Parrini – big del partito schierati, appelli a tutte le anime Dem. Iniziative capillari, già annunciate piazze in Basilicata, a Cuneo, Cagliari, ovviamente Roma. I parlamentari dovranno prendersi in carico la loro città.

Matteo Renzi sarà a Bergamo, dove scoprirà le carte sui nomi di chi farà parte dei Comitati. Maria Elena Boschi in Emilia. Luca Lotti a Cagliari, dove era già ieri per la presentazione delle liste Pd a sostegno del candidato sindaco Massimo Zedda, e ha detto che «il livello di guardia è vincere». Calcisticamente parlando, «ci interessano i tre punti». «Credo che il Pd in questi mesi sarà unito» ha commentato il ministro Marianna Madia, mostrandosi fiduciosa che verrà accolto, dalla minoranza Dem, l’invito del premier a una battaglia unitaria di tutto il partito per un voto favorevole alla riforma.

Anche se, per il momento, tanto Roberto Speranza quanto Gianni Cuperlo concentrano l’attenzione sulle amministrative del prossimo mese: «Giugno è più vicino di ottobre ». Intanto, il presidente dell’Anm Pier camillo Davigo ha commentato: «E’ assolutamente lecito» che un giudice si schieri nel referendum… L’Anm ha un codice etico che dice che il magistrato è libero di esprimere le proprie opinioni. Altra diversa cosa è agire come gruppi». E il tema della riforma costituzionale spacca l’Anpi. La crepa parte da Bologna, nel cuore dell’Emilia romagna guidata da Stafano Bonaccini, capofila del Sì. È noto che i vertici dell’associzione partigiani, dal presidente nazionale Carlo Smuraglia alla numero uno bolognese Anna Cocchi, si sono schierati per il “No”.

Ma proprio in questi giorni parte una raccolta firme per riunire i sostenitori del “Si” proprio dentro l’associazione: «La bandiera dell’Anpi è anche nostra» è lo slogan che sottolinea una diversità di vedute. Gian Luigi Amadei, già vicepresidente vicario dell’Anpi fino a settembre 2015 ed esponente locale del Pd, ha lanciato la sua petizione sul sito change.org: «Il Comitato nazionale ha deciso di schierare l’associazione all’interno dei comitati per il No, vietando esplicitamente a iscritti e dirigenti di assumere pubblicamente posizioni difformi.

È di questi giorni la notizia dei primi provvedimenti disciplinari verso dirigenti che hanno ritenuto di dovere manifestare il proprio orientamento a favore delle riforme, o che hanno chiesto una diversa gestione di questo delicato passaggio, rispettosa di tutte le opinioni e del diritto ad esprimerle pubblicamente. Come iscritti Anpi abbiamo pensato di fare sentire anche la nostra voce». Ribatte Smuraglia: «Niente strappi, il nostro congresso si è chiuso con 300 voti contrari alla riforma, tre astensioni e nessuno favorevole». Anche nel Pd, la questione è tutt’altro che pacifica. La minoranza, per il momento, sembra aver deciso di rinviare la partita aperta dal premier con la proposta di una tregua per sei mesi a dopo le amministrative. SinistraDem risponde: «Adesso la sfida è vincere nelle città che vanno al voto. Da qui alla sera dei ballottaggi, per noi questo è il primo impegno».

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