Bruxelles, Renzi metterà sul tavolo la “dottrina Obama”

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Consiglio europeo snodo importante per ribaltare la linea “tedesca”

Oggi a Bruxelles si svolgerà un nuovo importante Consiglio europeo in cui i Capi di Stato e di governo dell’Ue proveranno a sciogliere tre importanti nodi: immigrazione, relazioni con la Russia e politica commerciale comune.

Un appuntamento in cui i 28 Stati membri rischiano di dividersi di nuovo dopo il vertice informale di Bratislava, a cominciare proprio dal tema migranti fino ad arrivare ai rapporti con Mosca (la posizione dei paesi del Sud e dell’Est Europa è molto differente). L’Italia si presenta con una posizione netta. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando a Washington, ha annunciato senza mezzi termini che il nostro Paese “non può farsi carico di tutti problemi della Libia o dell’Africa” e che la questione “sarà posta con forza”.

Ma al centro della discussione ci sarà inevitabilmente il futuro della politica economica comune. Il summit belga potrà rappresentare la cartina al tornasole della nuova impostazione auspicata dal premier italiano, basata su meno rigidità di bilancio.

L’idea di base è promuovere un modello espansivo sicuramente più vicino alla linea obamiana che non al rigore merkeliano che ha dominato finora nel Vecchio continente. E Renzi si presenterà forte del mandato di Obama che chiede all’Europa di cambiare. Il presidente Usa vuole farlo tramite Renzi, con il quale condivide pienamente l’approccio di politica economica. “Matteo incarna la nuova generazione di leader europei, ha detto due giorni fa a Washington, puntando sul fatto che Renzi potrà davvero influire a favore di un nuovo corso della politica europea: entrambi sono consapevoli che l’austerità rappresenta un freno alla crescita, ed entrambi sanno che un rallentamento europeo, a catena, frenerebbe anche la prima economia al mondo.

Va detto inoltre che questo forte asse Roma-Washington si inserisce in un percorso di cambiamento dell’Ue che è già in corso da qualche tempo. Il pressing dei portabandiera dell’austerità si va affievolendo per il perdurare della crisi e anche a causa dei populismi sempre più diffusi: due questioni che rendono meno compatto il fronte “rigorista” , soprattutto in vista delle prossima tornata elettorale.

Ormai anche nel campo dei popolari europei c’è sempre maggiore consapevolezza che insistendo sul fronte del rigore si rischia di favorire l’avanzata delle forze anti-sistema. Lo stesso Renzi, ieri, nel suo discorso alla Johns Hopkins University prima di rientrare in Italia ha sottolineato che “il vero terreno di battaglia per contrastare il populismo non è solo la lotta al terrorismo, che è importante, ma la crescita economica, e l’Unione europea deve capirlo rapidamente”.

Insomma, forse il clima politico sta cambiando e la linea “tedesca” perde un po’ di terreno.

Nei piani del governo italiano, l’appuntamento per i 60 anni dei trattati di Roma, che avrà luogo il prossimo 25 marzo nella capitale, potrà sancire definitivamente la fine della diatriba politica (ormai eterna) che si consuma tra socialisti favorevoli a misure espansive e popolari pro-austerity. “Può essere uno spartiacque rilevantissimo, cruciale e decisivo”, ha detto più volte il premier.

Nel frattempo oggi a Bruxelles il presidente del Consiglio italiano – in linea con l’approccio economico condiviso con Obama – proverà anche a convincere i rappresentanti della Commissione europea presenti a promuovere i numeri della legge di Bilancio italiana. L’obiettivo è lasciare il rapporto deficit/Pil allo 0,3%, come varato dal Consiglio dei ministri, senza limarlo allo 0,2% come invece vorrebbe Bruxelles. Una trattativa che eviterebbe di far arrivare una lettera di richiamo a Roma lasciando così intatti i saldi della manovra. E a questo proposito, il capogruppo dei ‘Socialisti&Democratici’ all’Europarlamento, Gianni Pittella, ha smentito il retroscena di Repubblica secondo il quale la Commissione Ue avrebbe già preparato una missiva: “Pensare che ci sia già una lettera per Roma mi sembra un’invenzione”, ha chiarito ieri in un’intervista rilasciata all’Huffington Post.

In ogni caso, un risultato positivo di Renzi nella trattativa con l’Ue sarebbe un forte segnale politico, un avviso che le cose in Europa stanno davvero iniziando a cambiare.

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