Diviso, impreparato, fragile: il Belgio è lo specchio dell’Europa

Terrorismo
Belgian security forces gather to seal off an area during an anti-terror operation in the Molenbeek neighborhood of Brussels, Belgium, 18 March 2016. Belgian media reported that terror suspect Salah Abdeslam has been wounded during the anti-terror operation in Molenbeek that was carried out within the investigations linked to last year's Paris terror attacks.  ANSA/STEPHANIE LECOCQ

Sei governi, una miriade di municipalità, un servizio di intelligence non all’altezza, la divisione tra valloni e fiamminghi: ecco come e perché i terroristi hanno fatto breccia a Bruxelles

Tanti governi non fanno un governo efficiente. Il Belgio colpito al cuore dalla furia jihadista si scopre un Paese fragile e impreparato, con un servizio di intelligence inadeguato. Ma soprattutto, e questa non è una scoperta, un Paese troppo diviso. Sei governi, una miriade di municipalità e distretti, l’eterna, contraddittoria spaccatura tra valloni e fiamminghi fanno del Belgio una sorta di Europa in miniatura, con tutti i suoi problemi e suoi difetti che stanno tragicamente venendo a galla in questi giorni.

Un Paese impreparato, si diceva. Quattro mesi per arrestare Salah Abdeslam, uno degli attentatori che hanno sconvolto Parigi, sono un’enormità, alla luce del fatto che il terrorista si nascondeva praticamente a casa sua, nel suo quartiere d’origine, Molenbeek, divenuto il simbolo del fallimento dell’integrazione in Europa. E, comunque la si veda, che gli attentati dell’aeroporto e del metrò avvengano solo qualche giorno dopo l’arresto di Salah è il segno di un altro fallimento.

D’altronde, lo diceva ben prima gli attacchi di Parigi Alain Chouet, l’ex direttore del Dgse, il servizio segreto francese che si occupa dell’estero, il Belgio “non è all’altezza della minaccia”.  Il problema principale è anche in questo caso la frammentazione dei servizi di sicurezza. Formalmente le strutture operative sono due, entrambe senza poteri di polizia che sono affidati alla polizia federale e locale: la Sûreté de l’Etat (servizio segreto civile) dipendente dal Ministero della Giustizia, e il Sgrs, servizio militare dipendente dal Ministero della Difesa. A coordinare le due gambe sono una serie infinita di comitati.

Di fatto quel poco di intelligence che viene fatta in Belgio è appaltata in gran parte ai cugini francesi, che però, a loro volta, incontrano non poche difficoltà. A rendere tutto più difficile, in Belgio, è la necessità di organizzare il tutto, a partire dalla distribuzione del personale, in base alle quote “etnico-linguistiche” tra valloni e fiamminghi, due mondi separati che non comunicano tra loro.

Tutto questo è lo specchio di una frammentazione politica senza eguali. Per quanto piccolo, infatti, il Belgio ha di fatto sei governi: uno Federale, uno fiammingo nelle Fiandre, uno della comunità francese, un governo della comunità che parla tedesco, un governo dei Valloni, ed uno per la regione della capitale. A livello municipale, la situazione è ancora più intricata. Nella sola Bruxelles ci sono 19 distretti, ognuno con un suo sindaco e una sua giunta. In questo contesto, che Lucia Annunziata ha definito quello di uno Stato fallito, il fondamentalismo jihadista ha fatto breccia senza neppure faticare troppo.

Alla luce di tutto questo si può dire che il Belgio, così frammentato, impreparato e fragile, sia lo specchio di un’Europa che non riesce a superare le proprie divisioni neppure di fronte alla terribile minaccia a cui è sottoposta.

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