Disaffezione e astensione. Ma il sindaco ancora piace

Amministrative
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Alle elezioni del ’48 era al 7,8 per cento Da allora l’Italia del non voto ha cambiato dimensioni e motivazioni molte volte

L’ astensione ha una storia lunga e complessa nel nostro Paese. Per oltre quarant’anni è stato un fattore fisiologico, oggi ha assunto i contorni di un processo dilagante di delusione, distanziamento e protesta iraconda verso la politica. Nel 1948, alle prime elezioni per la Camera dei Deputati, era al 7,8%. Nel 1953, sospinti dallo scontro sulla “legge truffa”, gli italiani si recano in massa alle urne e il non voto scende al 6,2%. Nel 1976, in cui la partita elettorale è vissuta, da un lato, nella speranza della spallata alla Dc e, dall’atro lato, sotto l’egida dello spauracchio del sorpasso comunista, il numero dei non partecipanti al voto si assesta al 6,6% . Sarà col 1979 che l’astensione inizia a far palare di sé: sale al 9,4%, per superare, negli anni del riflusso, la soglia del dieci per cento (11,2% nel 1987). Da quel momento il fenomeno astensionista inizia la sua accelerazione. Nel 1994, l’anno della prima prova elettorale di Berlusconi, gli astenuti sono il 13,7%. Due anni dopo, nell’anno della vittoria dell’Ulivo, i non votanti salgono al 17,1%.

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