Diritti, i tre fronti caldi che dividono il Parlamento

Diritti
Un momento della cerimonia per la celebrazione del 60° anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Nazioni Unite, alla Camera dei Deputati. Roma 15 ottobre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Unioni civili, eutanasia e legalizzazione delle droghe leggere: siamo al punto di svolta?

Il nuovo anno politico si apre sotto il segno dei diritti, e come si può immaginare, non mancano i mal di pancia, soprattutto nel mondo cattolico. Unioni civili, eutanasia e legalizzazione delle droghe leggere saranno un ostacolo superabile per il governo Renzi? Lo scopriremo presto visto che i tre temi sono prossimi ad essere discussi nelle aule parlamentari.

Si parte con il ddl Cirinnà, che arriverà a Palazzo Madama il prossimo 28 gennaio. La questione che crea più tensioni, è l’adozione del figlio da parte del partner della coppia omosessuale, la cosiddetta stepchild adoption. Non piace a Forza Italia che si divide, mentre i centristi continuano a opporsi fermamente alla possibilità di approvarla. Il governo ha lasciato libertà di coscienza, ma ha promesso che su questo tema non si tornerà indietro.

Non si torna indietro neanche sul tema dell’eutanasia. Per la prima volta nella storia del Parlamento italiano, l’aula della Camera affronterà questo spinoso tema. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo che ha fissato la calendarizzazione dei provvedimenti da discutere nei prossimi due mesi, quindi nel marzo 2016.

Sono anni che nella politica italiana si parla di approvare una legge su questo argomento ma non c’è mai stata la forza, o la vera volontà, di regolamentare un argomento che crea divisione, non solo tra i partiti, ma anche nella società italiana. Eppure i tempi sembrano essere molto cambiati. Ne è convinta Mina Welby che, insieme all’Associazione Luca Coscioni, ha presentato la proposta di legge che che sarà una base di partenza per il dibattito in Parlamento: “C’è stato un salto culturale rispetto alle precedenti legislature”, dice la Welby, “è maturata una sensibilità trasversale. Abbiamo raggiunto 225 parlamentari di tutti i partiti, incluse Forza Italia e Lega.”

La proposta di legge di iniziativa popolare è stata depositata nel settembre 2013 ed è stata sottoscritta da oltre 105.000 cittadini. La legge si basa un semplice assunto: ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale o delle terapie nutrizionali. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente che può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia nel caso in cui, in un futuro, dovesse trovarsi nelle condizioni previste dalla legge.

In passato si era cercato di ragionare sull’approvazione di una legge in tal senso ma, la triste storia di Eluana Englaro, aveva esasperato i toni durante il governo Berlusconi e un provvedimento sul fine vita non è mai riuscito a superare le polemiche. Chissà che questa volta non sia la volta buona.

C’è aria di tempesta anche sul fronte della depenalizzazione del reato di coltivazione e commercio della cannabis: Ncd e Forza Italia promettono battaglia.  La bozza di decreto, già messo a punto dal Ministero della Giustizia, arriverà in Consiglio dei Ministri il prossimo 15 gennaio. Ulteriori rinvii non sono ipotizzabili, perché la delega al governo, contenuta nel disegno di legge, scade il prossimo 17 gennaio.

Intanto a lavorare sulla legalizzazione della cannabis ci prova, tra mille difficoltà, l’intergruppo parlamentare guidato da Bendetto Della Vedova. La proposta di legge è stata firmata da parlamentari appartenenti a diversi schieramenti, e aspira a modificare differenti aspetti in tema di droghe leggere. La questione più spinosa sembra essere quella riguardante la depenalizzazione del reato connessa alla coltivazione. Le legge, a differenza di quello che dicono i detrattori, prevede che si possa applicare soltanto ai soggetti autorizzati a scopo scientifico o per la produzione di farmaci. Un esempio su tutte la struttura dell’esercito con sede a Firenze, che produce la cosiddetta “marijuana di Stato” finalizzata ad uso terapeutico. Per tutti gli altri casi rimane un reato, ma verrà trasformato in un illecito amministrativo a differenza di oggi, che è considerato un reato penale.

Ma anche la questione della detenzione lecita dovrà essere riformata. Si parla di 5 grammi che possono arrivare fino a 15 in caso di possesso in privato domicilio. Lo spaccio anche di piccole quantità resta invece perseguibile. In questo momento la legge in vigore è il decreto legge numero 36 del 20 marzo 2014, che è andata a colmare un vuoto normativo creato dalla decaduta legge Fini- Giovanardi, dichiarata incostituzionale. Questa legge, che prevedeva il carcere per la detenzione di droghe e non faceva distinzione fra quelle leggere e quelle pesanti, ha contribuito negli anni ad intasare il nostro sistema carcerario: nel 2014 circa 18mila persone erano in carcere per spaccio, metà di questi per reati legati alla cannabis.

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