La legge Cirinnà da oggi in vigore: diritti e doveri per coppie gay ed etero

Unioni civili
Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso dellaz qualei si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. Roma, 21 Maggio 2015.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Dalla casa alla malattia, dalla separazione al mantenimento, ecco i principali punti della legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto

Da oggi entra in vigore la legge Cirinnà, approvata dal Parlamento l’11 maggio scorso, che ha riconosciuto diritti e doveri alle coppie gay, con le Unioni civili, e alle coppie di fatto, con le convivenze. I sindaci sono chiamati a celebrare questi nuovi istituti che sono diversamente regolamentati.

La legge istituisce sia l’unione civile tra persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze di fatto tra le persone eterosessuali.

Dopo l’approvazione in Senato, la proposta di legge, Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, è passata anche alla Camera, dove è stata votata la fiducia, e, non avendo subito ulteriori modifiche, è diventata legge senza la necessità di dover tornare a Palazzo Madama. In Senato il testo, dopo il dietrofront del Movimento 5 Stelle e il successivo accordo tra Pd e Ncd, è stato sostituito da un maxiemendamento presentato dal governo che riproponeva gli stessi articoli del ddl Cirinnà, ma con lo stralcio dell’articolo 5, quello riguardante la stepchild adoption. Per l’adozione del figlio del partner, “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”, ovvero il pronunciamento dei giudici.

Inoltre, sono stati eliminati i riferimenti agli articoli 29-30-31 della Costituzione, quelli relativi al matrimonio. Per evitare parallelismi con l’istituto, i centristi hanno chiesto e ottenuto anche l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà.

Ecco nello specifico cosa cambierà con la nuova legge.

Unioni civili per le coppie omosessuali

La registrazione – Un’unione civile tra due persone dello stesso sesso sarà valida attraverso la registrazione in Comune, sottoscrivendo un contratto che definisce gli obblighi e i doveri della coppia. Entrambe le persone dovranno essere maggiorenni. Si può anche aggiungere il cognome di uno dei due al proprio o scegliere un solo cognome per la coppia.

Cognome – Sarà possibile scegliere un cognome comune scegliendolo tra i cognomi dei due partner. La singola persona può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile.

Obblighi e doveri – La coppia gay ha il dovere dell’assistenza morale e e materiale e alla coabitazione, che sarà obbligatoria, e entrambe le persone dovranno, secondo le possibilità di ognuno, a contribuire ai bisogni comuni.

Diritti – È prevista la reversibilità della pensione del partner, i congedi parentali, la graduatoria all’asilo nido e in materia di successione ed eredità, avranno gli stessi diritti delle coppie unite in matrimonio.

Divorzio – La legge introduce una semplificazione dello scioglimento dell’unione: sarà sufficiente comunicare all’ufficiale di Stato civile la volontà di separarsi. In caso di divorzio, la legge prevede l’assegno di mantenimento, l’affido dei figli, diritti di visita e l’assegnazione della casa.

Impedimenti o scioglimento dell’unione civile – L’unione non è possibile nel caso in cui una delle due persone abbia già un vincolo matrimoniale o un’unione civile. Si esclude anche in casi di interdizione per infermità mentale, rapporti di parentela, rinvio a giudizio o condanna di un contraente per omicidio o tentato omicidio nei confronti del partner o se sia stato disposto soltanto il rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare.

 

Convivenze di fatto per le coppie eterosessuali

Il contratto di convivenza – Deve essere redatto in forma scritta con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato. Il contratto può contenere: l’indicazione della residenza; le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; il regime patrimoniale della comunione dei beni come da codice civile. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può comunque essere modificato in qualunque momento.

Separazione – Lo scioglimento del contratto di convivenza può essere deciso per accordo delle parti; recesso unilaterale; matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente e altra persona. Il contratto di convivenza termina anche in caso di morte di uno dei contraenti. La risoluzione del contratto determina lo scioglimento della comunione dei beni. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza.

Assegno di mantenimento – In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. Gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Ai fini della determinazione dell’ordine degli obbligati, l’obbligo alimentare del convivente è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.

Casa – In caso di morte, all’interno della coppia di chi ha stipulato un contratto di affitto, il partner avrà diritto a restare nella stessa casa per non oltre cinque anni. Il convivente di fatto ha comunque facoltà di succedere al partner nel contratto. Inoltre, le coppie unite in un patto di convivenza potranno far richiesta per le case popolari.

Attività di impresa – Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare e ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.

Malattia o disabilità – In caso di malattia grave o disabilità, uno dei due componenti della coppia potrà essere nominato tutore dell’altro.

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