Partito, periferie, referendum: il racconto della Direzione

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Renzi tira dritto: “È finita la stagione di chi abbatte i leader”. E rilancia il “cantiere sociale”. Cuperlo: “Esci dal talent o ci porterai a una sconfitta storica”. Franceschini e Delrio si dividono sulla legge elettorale

20.05 Il voto sul documento Speranza-Cuperlo: solo 8 favorevoli, respinto. Si chiude così la riunione della Direzione

20.04 Interviene Lorenzo Guerini, per spiegare il no all’odg: “Non possono esserci spazi di ambiguità che facciano pensare a una neutralità del Pd di fronte alla riforma. Non siamo uno spazio politico che viene occupato a piacimento. Non possiamo far pensare che le due posizioni abbiano la stessa cittadinanza dentro il partito”.

20.01 Si vota l’ordine del giorno Speranza-Cuperlo: “Il prossimo referendum costituzionale sarà un momento centrale nella vita politica e istituzionale dell’Italia. Pur non essendo previsto alcun quorum per la validità del referendum, il nostro obiettivo è quello della più larga partecipazione popolare. Attorno al tema della modifica di circa un terzo della nostra Carta auspichiamo possa aprirsi il più profondo e libero dibattito nella società italiana sul merito dei cambiamenti proposti e approvati a maggioranza dal voto parlamentare. La direzione nazionale del Pd preso atto dell’orientamento maggioritario a favore del Sì, si impegna a promuovere la massima partecipazione popolare all’appuntamento referendario; si impegna ad offrire piena cittadinanza nel Pd anche a chi sostiene le ragioni del No nel pieno rispetto della libertà di orientamento personale in materia costituzionale”

20.00 “Ho scommesso qualche anno fa su cambiare la politica. Non so se cambierò la politica, ma la politica non cambierà me. Chi mi racconta invischiato in un sistema di plastica rispondo che stiamo provando a cambiare l’Italia”

19.58 “Credo sia inaccettabile non avere consapevolezza della gravità della partita che sta su di noi. In tv vedo anche io una gigantesca macumba quotidiana, non parlano altro che di noi e delle nostre divisioni. Fuori c’è un Paese che se si rimette in moto, se sceglie la strada della semplicità, può essere la frontiera del cambiamento in Europa e nel mondo. Al racconto di chi ci rappresenta chiusi in un talent io non posso credere”

19.57 Renzi si commuove parlando della necessità di avere una scorta e del fatto che “non puoi andare a vedere la partita di tuo figlio perché si vergogna di te”

19.56 “Gianni, io sono fuori dal talent. Io voglio stare fuori dal racconto stereotipato che una parte di noi continua a portare avanti raccontando che al governo c’è un gruppo di arroganti chiuso nel suo giglio magico”

19.54 “Non dobbiamo dire che apriamo il cantiere sociale, è aperto da tempo. Quando qualcuno contesta sulla scuola, dobbiamo anche notare come oggettivamente si sia prodotta una frattura gestita dal Pd, con una discussione che ha portato passi avanti: nel 2016 la percentuale di chi ha fatto sciopero è crollata ed è aumentato il numero di chi ha fatto le prove Invalsi. Partiamo dalla centralità dei ragazzi, non di altri. Ci abbiamo messo tre miliardi sulla scuola, dopo che altri dicevano che bisognava tagliare. Ma se il nostro racconto è sempre che ‘va tutto male, il segretario sbaglia’ gli altri avranno sempre ragione”

19.50 “Ho condiviso larga parte delle parole di De Luca, non le parole su Virginia Raggi, alla quale auguro buon lavoro. Facciamo gli auguri anche a Silvio Berlusconi, che domani esce dall’ospedale”

19.47 La replica di Matteo Renzi (video)

19.45 “C’è una concentrazione di ricchezza che non ha precedenti nella storia dell’umanità. La globalizzazione non è un tema pacificato. Il tema è dare cittadinanza agli ultimi, farli sentire protagonisti di un riscatto. Oggi nel mondo non possiamo raccontare che ci sono solo vittime e non ci sono colpevoli. Il referendum è anche un’opportunità per affermare che la democrazia non è sotto scacco di poteri di fatto. Avere una democrazia più veloce è un modo per non far decidere i poteri di fatto”

19.42 Orlando (video): “Abbiamo un partito irrisolto. Più è forte la rivolta populista, più questo tema diventa cruciale. Non partirei dal doppio incarico o dalla legge elettorale, ma dal tema delle disuguaglianze che alimentano le paure”

19.39 Interviene Andrea Orlando, poi la replica di Matteo Renzi e si chiude intorno alle 20 con il voto degli ordini del giorno.

19.38 Interviene Sandra Zampa (video): “Abbiamo sbagliato anche su chi mettersi accanto e chi allontanare. Ci siamo persi interlocutori che un tempo ci erano molto vicini. L’errore più grave che abbiamo commesso è nelle nostre divisioni. Il cammino delle riforme non va interrotto, ma gli errori vanno corretti. Tutti, anche le minoranze devono cambiare. Ma anche tu, segretario, devi essere il primo che comincia a fidarsi dei compagni di squadra, anche quelli che parlano con un linguaggio diverso”

19.29 Martina: “Quando governi per due anni porti a casa anche segnali contrapposti. Credo sia saggio riprendere il lavoro a partire dalle questioni sociali, riprendere un discorso forte sul partito (leadership, ma anche pluralità e unità). Sul referendum, chiedo a tutti di vivere questa sfida come una sfida unitaria di questo partito”

19.19 Prende la parola Maurizio Martina (video)

19.18 “Penso che il #ciaone faccia danni, ma penso faccia danni anche chi dice che la riforma costituzionale è come quella che faceva Berlusconi. Abbiamo bisogno di trovare una forma più urbana della discussione tra noi. In larga parte del partito comandano le correnti: facciamo una discussione seria su questo. Nessuno più legittimi quelle modalità di gestione del partito sul territorio. Nei momenti più delicati siamo riusciti a fare squadra, per andare avanti fino al 2018 con questa legislatura abbiamo bisogno che il Pd sia in grado di essere il baricentro che lo garantisce”

19.15 “Abbiamo bisogno di capire come radicare il partito nel Paese, non solo come selezionare i dirigenti del futuro. Qual è il pezzo della società che vogliamo rendere protagonista del cambiamento? Accolgo la richiesta di fare la prossima assemblea sull’Europa, a patto che quella dopo la facciamo sul partito”

19.13 “Noi i voti dei giovani e delle periferie non li prendiamo da vent’anni. Quei voti non li abbiamo presi alle politiche, li abbiamo presi solo una volta, alle Europee del 41%. Allora avevamo attuato scelte politiche (gli 80 euro), che avevano compensato quel senso di esclusione. Il problema di quel pezzo di Paese non è solo avere periferie più belle, ma anche sentirsi valorizzati in un progetto di cambiamento. Questo non lo fai solo con il governo, ma lo fai con il partito”

19.08 Interviene il presidente Matteo Orfini (video): “Facciamo fatica tra giovani e periferie, ma perché i giovani vivono in periferia. Abbiamo di fronte una questione sociale da affrontare e dobbiamo evitare letture eccessivamente politiciste. Se è vero quello che abbiamo detto, davvero pensiamo che la soluzione possa essere il premio di coalizione all’Italicum? Sarebbe una risposta sbagliata anche dal punto di vista politico, che riproporrebbe un meccanismo deteriore, che ha alimentato i trasformismi. Non si può avere paura di Verdini e poi chiedere di inserire gli elementi che amplificano l’esistenza dei tanti Verdini”

19.04 “Non ci vergogniamo del lavoro che abbiamo fatto. In questi anni non siamo stati alla finestra, siamo stati in mezzo alla gente, abbiamo preso decisioni. Continuiamo a discutere, ma non di noi. Discutiamo molto di chi non è andato a votare, di chi ha paura, di chi non ci capisce e non ci conosce”

19.02 “Matteo ha detto di aprire un cantiere sociale. Con i provvedimenti messi a punto abbiamo questa possibilità. Non penso che il nostro linguaggio, la nostra arroganza abbiano determinato i risultati alle amministrative. Il referendum apre una nuova stagione di senso, di identità del Pd, ma chiude anche due anni di riforme che hanno portato questo Paese all’altezza del ruolo che ha in Europa”

19.00 “Sulla legge elettorale non sono d’accordo con Dario. Se c’è una forma migliore, parliamone. Ma abbiamo discusso tanto di come semplificare”

18.55 Il ministro Graziano Delrio (video): “Adesso che il ruolo di guida del Pd è visibile e si vedono i frutti del nostro lavoro, non vorrei continuassimo a parlare sempre e solo di noi stessi. Apprezzo il tono di Cuperlo e Speranza, ma non vorrei parlare sempre di come si interpreta la leadership in questo partito. Diamo ai nostri elettori il senso che siamo una comunità”

18.38 Parla il governatore toscano Enrico Rossi (video)

18.31 Interviene Anna Ascani (video): “L’obiettivo non può essere riprendersi il partito o battersi Renzi, ma costruire un nuovo umanesimo”

18.28 “Nessuno ha chiesto le dimissioni di Renzi. Dovrebbe fare quello che finora non ha fatto: il segretario del Pd. A me interessa la linea politica. Arriva il referendum: a me sembra che il modo più sbagliato di interpretare questa sfida sia uno scontro di civiltà. Sulla legge elettorale ho parlato con atti concreti, votando no in aula e dimettendomi da capogruppo. Ora dico ‘attenzione': tra i nostri iscritti c’è una parte che mi dice ‘io non sono convinto, voto No’. Li incontro solo io? Dentro il dibattito del Pd bisogna dar cittadinanza anche a chi la pensa diversamente e offro un documento alla Direzione che ha proprio questo senso”

18.25 “Dobbiamo mettere il carico sugli investimenti, non sui bonus. Nel contrasto alla povertà, sembra che facciamo la corsa a essere contrari al reddito di cittadinanza. Ma non lasciamo questo tema ai grillini”

18.23 “Scuola: solo io tutti i giorni ricevo messaggi da un mondo in grandissima sofferenza? Dico queste cose perché voglio rompere le balle o perché l’Italia si salva solo se il Pd ce la fa?”

18.21 Interviene Roberto Speranza (video): “La relazione che ci hai proposto per molti aspetti aumenta le mie preoccupazioni. Siamo di fronte alla più forte sconfitta alle amministrative per la sinistra. Da militante, da dirigente, da deputato del Pd sono preoccupato se non comprendiamo il messaggio nazionale venuto dalle amministrative. Rischiamo di consegnare il Paese a vecchi e nuovi populismi. Il nostro racconto dell’Italia si è scontrato con la percezione che le persone hanno: abbiamo raccontato un Paese fuori dalla crisi, quando una parte consistente si sente ancora con due piedi dentro la crisi”

18.16 “Il tempo che stiamo vivendo ha bisogno di leader forti, non torniamo indietro su questo. Se ci fosse stato qualcun altro di noi al posto di Matteo, ci saremmo fermati su tutte le riforme fatte. Non capisco come ci sia la capacità di capire che la casa dimostra la nostra casa anche se non la si guida direttamente”

18.13 “Sul referendum, mi chiedo come si fa a perdere la memoria in nome della lotta politica contingente. Abbiamo passato anni a parlare di superamento del bicameralismo perfetto. Se vince il No si entra in una crisi strutturale, nel Pd e nel Paese”

18.11 Dario Franceschini (video): “Il nuovo schema è populisti-sistemici. In Italia è finito il collante Berlusconi, che ha funzionato per la destra ma anche per noi. La coalizione che oggi governa il Paese è ancora un residuo di grande coalizione o tiene insieme forze che sono contro il populismo? Dobbiamo abituarci a questo nuovo schema e cercare di aggregare chi è contro il populismo. Io penso che questa coalizione è una prospettiva, per questo penso che dopo il referendum ci sia bisogno di ragionare sulla possibilità di far esistere le coalizioni, per includere. Un premio di coalizione consentirebbe di avere nel nostro campo quelli che non sono pronti per venire nel Pd, alla nostra destra e alla nostra sinistra”

18.06 “Virginia Raggi non è un bambolina, ma una donna. E merita rispetto come avversario, come sindaco e come donna”. Il riferimento di Cuperlo è a una infelice battuta di De Luca, che ha definito la sindaca capitolina “bambolina imbambolata”

18.05 “La mia opinione è che l’esperimento del doppio incarico è fallito, perché è sbagliato ridurre il partito al governo. Al prossimo congresso, io non sosterrò un capo, ma un ticket composto da una candidatura solida per il governo e una personalità diversa per il partito”

18.04 L’intervento di Gianni Cuperlo (video): “Sull’Europa e sulla lotta al terrorismo il premier sa di poter contare su tutto il suo partito. La sconfitta nelle città dice che non abbiamo sbagliato solo una campagna elettorale, ma il racconto del Paese. Questo è oggi il nostro problema. Bisogna cambiare prima che lo strappo si faccia definitivo, capendo lo stato d’animo delle persone. La mappa del voto lo descrive con severità. Si può raccontare che le nostre riforme risolvono i problemi del Paese, ma se poi la vita delle persone non cambia, la speranza diventa rabbia. Servono altre politiche, anche rispetto a un passato meno recente. Segretario, hai scalato il potere in una manciata di anni: vorrei chiederti quanti voti è costata a noi la battuta su Marchionne e i sindacati? Sei circondato da persone che ti dicono ‘vai avanti’, io mi permetto di dirti ‘fermati e rifletti’. Stai disperdendo una parte della storia politica mia e di altri. A Grillo hai detto ‘esci dal blog’, ora ti dico io ‘esci dal talent di un’Italia patinata, con umiltà’. La gente ha bisogno di diritti, non di un bonus. È suonato un allarme, l’ultimo. Oggi sei vissuto come avversario dalla destra, ma anche da parte della sinistra. Il rischio adesso è che senza una svolta condurrai la sinistra italiana a una sconfitta storica. Io speravo riaprissi la via di regole condivise, a partire dalla legge elettorale, offrendo a tutto il parlamento una disponibilità. Così invece anche la partita del referendum sarà molto più difficile”

17.48 Parla Piero Fassino (video): “Le stesse dinamiche si ritrovano ovunque siamo andati al ballottaggio con il M5S: volontà di rinnovamento, difficoltà sociali, convergenza della destra sui Cinquestelle. Nel 2014 il vento di cambiamento spirava per noi, ora non più, anzi in parte anche contro di noi. È giusto rivendicare le riforme che sono state fatte, tuttavia si ripropone il nodo dei due tempi. L’emergere di una sofferenza sociale deriva dalla differenza di tempi tra l’approvazione della riforma e la sua attuazione. Non c’è modernità senza equità, questa fortissima tensione all’innovazione la dobbiamo gestire accompagnandola con il cantiere sociale di cui si è parlato, che sia capace di tenere insieme l’orizzonte con la quotidianità. Nella stagione dell’Ulivo dicevamo che non paga un riformismo dall’alto, c’è bisogno un rapporto quotidiano con i cittadini e le loro domande. Se non lo facciamo, gli elementi di regressione possono essere rapidi e con conseguenze devastanti”

17.40 “Avevo ancora l’immagine della Raggi affacciata al balcone del Campidoglio: una bambolina, mi sono intenerito. Ora la ritrovo bambolina imbambolata. Apprendo che i Cinquestelle propongono all’Italia una grande innovazione politica: il ‘web Cencelli’. Siamo ancora all’inizio, non si è ancora insediata la giunta: guardo con terrore a quando metteranno le mani sulla città, sul trasporto pubblico locale, sulla gestione dei rifiuti. Mi dispiace per Roma, ma lo dico a Giachetti: questa è la conferma che Dio esiste”. Il governatore campano ha anche stroncato la proposta di reddito di cittadinanza con obiezioni di merito (video)

17.34 “Un esito negativo del referendum sarebbe un disastro per l’Italia con la frantumazione del sistema politico. Io sono per fare una campagna a tappeto”

17.32 Parla Enzo De Luca (video): “Abbiamo conosciuto segreterie a tempo pieno e anche in quei periodi ricordo di aver visto esplosioni di correntismo e di centralismo a Roma. Vedo la necessità anche di organismi dirigenti più ristretti per una discussione più impegnata. Dobbiamo ricominciare dal basso, formando gruppi dirigenti al di là del correntismo. Abbiamo bisogno di più sinistra? Nel 2013 siamo andati al voto con una linea di sinistra. Abbiamo bisogno di parlare alla povera gente, ma la nostra prospettiva è saper parlare a un fronte maggioritario di questo Paese. Avverto l’esigenza di una messa a punto per capire bene il rapporto tra noi e la società italiana, il mondo della scuola, il comparto della pubblica amministrazione. Dobbiamo riaprire i cantieri, mettere a punto gli investimenti. Dobbiamo fare passi avanti sulla sicurezza urbana, che interessa la povera gente. Se non liberiamo il contesto da alcuni elementi come l’abuso in atto d’ufficio, non troveremo più nessuno che firma niente. Su questi capitoli, immaginerei un seminario, un approfondimento con tutto il partito”

17.23 Barbara Pollastrini (video): “Bisogna avere il coraggio di distinguere i populismi, avere il coraggio di ripensare la democrazia, la società. Per farlo, bisogna unire riformismo e radicalità. La Spagna ce lo conferma: senza unità tra socialisti e Podemos, la sinistra smette di rappresentare una speranza e perde. La campana è suonata per tutti, anche per noi minoranza. E però è giusto chiedere un pizzico di responsabilità in più a chi ha responsabilità maggiori. Una parte dell’Italia che soffre di più è andata contro di noi: chiedersi perché è cercare di capire, non è questione di minoranza. A Milano si è vinto perché lì partito è stato plurale, aperto, unitario”

17.12 Interviene Francesco Boccia (video): “Se ha ragione Renzi quando dice che siamo professionisti nel dirci cosa ci divide, facciamo sempre più fatica a dirci cosa ci unisce. Certamente ci unisce l’idea di Europa. Condivido buona parte della relazione del segretario, ma gli contesto una relativa capacità di ascolto. Per tenere il partito compatto, chiedo a Renzi di avere una comune visione di dove si sta portando questo Paese. Nessuno dovrebbe venire qui a dire ‘voto No al referendum’. Ma non si entra in questa fase al buio, ad esempio lasciando il Paese senza bilancio”

16.56 Finita la relazione di Renzi (ecco cosa ha detto riassunto in dieci pillole e il video integrale), interviene Stefano Scaramelli (video). A seguire il segretario dei Giovani democratici, Mattia Zunino (video)

16.55 “Anche questo partito per me non ha bisogno di uno che pensa tutti i giorni di fare goal, la cosa più importante è il passaggio, perché io mi fido dei miei compagni. Questa è una grande comunità, parli il linguaggio della verità. Ci si dica in faccia ciò che si pensa, ma si sappia che in questi due anni c’è chi ha lavorato per far tornare l’Italia a fare goal. Il referendum non è che il passaggio più importante”

16.53 Renzi mostra un passaggio del film su Cantona (video), “Il mio amico Eric”, in cui il protagonista dice “devi fidarti dei tuoi compagni, altrimenti è tutto finito”

16.50 “Il 23 luglio assemblea nazionale sul tema dell’Europa. Vorrei che la Festa dell’Unità la facessimo in Sicilia, non in una grande città ma in più posti: nei luoghi della sofferenza come Pozzallo o della bellezza come i luoghi di Montalbano”.

16.49 “Leggo che qualcuno di noi non vuole votare la fiducia. Quello che dev’essere chiaro è che la stagione in cui qualcuno dall’alto della sua intelligenza si diverte ad abbattere i leader per me è finita. La strategia del conte Ugolino per logorare chi sta alla guida del partito non funziona. Se volete i caminetti, prendete un altro segretario: io apro le finestre. Da Prodi a Veltroni, ho sempre detestato gli attacchi di chi contestava senza avere una strategia alternativa”.

16.48 “Abbiamo dato l’idea di un continuo bombardamento al quartier generale. Non richiamate le cose belle fatte dal Pd, non da noi. Su questo c’è bisogno di una grande chiarezza: se volete che lasci, non avete che da chiedere un congresso e vincerlo. Se volete dividere i due incarichi premier e segretario, non avete che da chiedere una modifica statutaria e farla approvare. Se volete che si cambi il modello organizzativo, fate proposte. Se ci sono cose da cambiare, si cambiano. Aiutateci a capire come. Ma prima mettiamoci d’accordo su dove andare”

16.46 “Si pone il tema di come gestire l’organizzazione del nostro partito. Dobbiamo alla nostra gente un modello che non ricalchi gli errori del passato: finché il segretario lo faccio io, le correnti non tornano a governare questo partito. Lo dico prima di tutto ai renziani: non c’è garanzia per nessuno in questo partito, a cominciare da me. Girate, ascoltate, andate nelle periferie, fate i tavolini: o state in mezzo alla gente o voi e noi non abbiamo futuro”

16.43 “Quando Casaleggio diceva ‘ciò che è virale è vero’ io dissi che era una follia. Non compresi quanto c’era di vero”

16.42 “I Cinquestelle hanno un sistema organizzativo molto, molto, molto interessante, ma è l’esatto opposto di quello che chiamo valore politico”

16.41 “Questo partito non è un partito personale, non è mio. È un partito che appartiene a una comunità e io ho dimostrato che è scalabile. Dopo le dimissioni di Veltroni c’era una discussione sull’organizzazione del partito, è una discussione rimasta immutata”

16.39 “Problema, per Pd e non solo, è la capacità di intercettare la rappresentanza democratica in un mondo che cambia. Il problema non è quello delle amministrative, per molti di voi il problema è il partito

16.38 “Non va tutto bene, quando si perde fa male. A chi dice che c’è una segreteria che non si prende le sue responsabilità, vorrei ricordare che quando si sono vinte le Europee io non sono andato in sala stampa. Alla fine del primo turno, io sono andato in sala stampa. Non abbandono i candidati del mio partito, sono al loro fianco quando si vince e quando si perde”

16.35 “Le alleanze si scelgono a livello locale. Fintanto che questo partito ha un modello organizzativo per cui i candidati si scelgono con le primarie e le alleanze si scelgono a livello locale, possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo”

16.33 “Davvero possiamo dare un giudizio nazionale? Io non credo ma mi apro alla discussione. Qualcuno dice che non c’è più il tocco magico, lo sento soprattutto dai miei amici. Vorrei ricordare che il tocco magico non c’era nemmeno nel 2014, quando dopo la vittoria alle Europee abbiamo perso in alcune città importanti, con la destra e con il M5S, come Livorno, Potenza, Padova, Perugia. Ai ballottaggi, talvolta si vince e talvolta si perde. Anche nel 2015 è stato così”

16.31 “È un dato difficile da capire, a volte c’è un fattore novità, altre volte non c’è. Varia da chilometri a chilometri. Un dato complesso, difficile da sintetizzare: in molte realtà il nostro partito ha risultati positivi, in troppi altri non arriva dove sarebbe dovuto arrivare. Il dato simbolico era quello di Milano, la vittoria di Sala non sarebbe stata possibile senza una straordinaria mobilitazione del Pd in quella città”

16.29 Amministrative

16.28 “Io la faccia ce l’ho messa. Ma voglio chiedere al mio partito: siamo in condizioni di riconoscerci che questa legislatura è anche un cantiere per le misure sociali, come prima non si era fatto? Avere l’onsetà intellettuale di riconoscerlo è la premessa per un confronto franco tra di noi”

16.27 “La Repubblica democratica è fondata sul lavoro, non sul sussidio. C’è chi sogna la decrescita felice e più sussidi per tutti e chi pensa che la vera felicità sia una crescita sostenibile e la capacità di realizzarsi”

16.25 “Questa legislatura è quella dei diritti civili (dopo che per decenni migliaia di cittadini sono stati presi in giro), del ‘dopo di noi’, della legge sull’autismo, sul caporalato, sulla cittadinanza. In questa fase storica abbiamo messo insieme misure per la crescita e per il sociale”

16.24 “Il cantiere sociale non ha bisogno di essere reinventato, ma raccontato, migliorato. Abbiamo lavorato sulla stabilizzazione del fondo per la non autosufficienza, del 5×1000, sulla legge per il terzo settore, misure per la povertà e la povertà educativa sono in discussione in parlamento, abbiamo messo fondi per le periferie prima dei ballottaggi”

16.21 “Io considero di sinistra il Jobs Act, non l’assistenzialismo. Le opportunità da dare a tutti, non la rendita di posizione. Le misure di questo governo, non la demagogia di certe opposizioni. Chi dice del reddito di cittadinanza, dà un messaggio devastante al Paese. Io non ho diritto allo stipendio in quanto cittadino. Ho diritto a una rete di protezione se non ce la faccio, ma poi devo avere le opportunità per farcela da solo”

16.19 “Con i governo Monti e Letta siamo passati da 40 miliardi a 20 miliardi di investimenti l’anno. Noi li abbiamo portati a 29,5 miliardi l’anno”

16.18 “Se non abbiamo il coraggio di dire che il Jobs Act serve agli italiani, non siamo credibili”

16.17 “La prima forma di lotta alla povertà è la crescita: dal febbraio 2014 a oggi ci sono 497mila posti di lavoro in più. Non c’è mai stata una crescita di mezzo milione in due anni. Bisognerebbe imparare a vergognarsi delle cose negative, non delle cose positive. 401mila sono posti a tempo indeterminato. La più grande lotta alla precarietà l’abbiamo fatta con il Jobs Act”

16.15 Si passa alla situazione economica, a partire dalla povertà

16.14 “La data del referendum non è nelle nostre disponibilità. Per il governo il margine di dubbio è tra 50 e 70 giorni dopo che la Cassazione avrà esaminato il quesito. Questo a chi dice che noi abbiamo paura: chi ha paura, faccia un altro mestiere. Noi adoriamo il confronto con le persone, siamo la più grande comunità politica d’Italia e d’Europa”

16.13 “Chi mi dice che non devo personalizzare, personalizzi lui: faccia un comitato, un banchetto, raccolga le firme. Ci sono duemila comitati, 44mila euro, 400mila firme, c’è l’obiettivo di fare del referendum un confronto con il popolo e per il popolo. Nessuno dice qual è la domanda del referendum, ma lo si trasforma in un derby personale per colpa di chi vuole il No, non di chi vuole il Sì”

16.12 “Se il referendum passa, la classe politica ha dato un segnale. È la più bella pagina di autoriforma che una classe politica abbia mai fatto in Occidente. Questo è il punto della riforma. La classe politica sarà più in condizione di poter guidare la modernizzazione del Paese. Tutte le riforme che abbiamo fatto appartengono a un’agenda che è la stessa da vent’anni. Se si chiude questo con il referendum, potremo discutere del futuro”

16.10 “Io non credo alla discussione sulla personalizzazione. Ormai è un refrain. C’è qualcuno tra di voi che possa pensare che, dopo che questa legislatura è nata in questo modo, nel caso in cui il referendum si chiudesse con un No, il governo non possa prendere atto di questo risultato?”

16.08 “Eravate voi ad applaudire lì, io ero a palazzo Vecchio. Va bene tutto, ma si parli chiaro tra di noi. Con la riforma costituzionale si passa dalla democrazia dei veti alla democrazia dei voti. E se siamo arrivati a questo punto, anche secondo alcuni ‘sporcando’ il testo, è perché si è cercato di arrivare a un accordo”

16.04 “Conosco le critiche di molti di voi sulla personalizzazione del referendum”. E così lancia un video con un brano dell’intervento di Giorgio Napolitano nel suo discorso di insediamento per il secondo mandato da Capo dello Stato, con le pesanti critiche ai partiti per la mancanza di “soluzioni soddisfacenti” alla crisi politica ed economica: “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale, non meno perdonabile resta la mancanza di riforme della Seconda parte della Costituzione, seppur mirate”

16.02 Terzo punto: il referendum

16.01 “Noi andiamo a salvare i conti correnti degli italiani, prendendoci gli insulti della demagogia grillina. Spiace che anche altri cadano su questo. Noi guardiamo chiunque a testa alta su questo, qui dentro e fuori da qui”

15.58 “In questi anni, molte polemiche di commentatori nascono sul tema delle banche. Trovo ingiustificate le polemiche fatte anche da alcuni di noi, riprendendo un tema dei Cinquestelle. Noi non abbiamo salvato i bancari o i banchieri: noi abbiamo salvato i correntisti. E se le misure sulle Popolari fossero stati presi dal governo di centrosinistra nel 1998, che l’aveva proposto, oggi molte cose non sarebbero successe. E se la politica si fosse tenuta fuori dalle banche prima, non avremmo visto quello che è successo a Siena con Montepaschi”

15.57 “Abbiamo scelto, per corrispondenza con i nostri valori, di recuperare quel relitto. Averlo fatto non significa solo l’esigenza di comunicare ciò che fa l’Italia, ma anche ciò che vogliamo essere”

15.54 Renzi mostra le foto del recupero del relitto del barcone affondato di fronte alle nostre coste, con circa 700 vittime

15.53 “La flessibilità da sola non basta. L’Europa deve avere la capacità di indicare un progetto chiaro e concretizzare con determinazione. Noi difendiamo una visione europeista che non è contro l’interesse nazionale, che difendo. Se fossimo stati più attenti sulla Fornero e meno disattenti sulle banche, staremmo meglio. Ma l’Italia deve offrire un’agenda di sviluppo europeo che non può essere ignorata. In questo momento Spagna e Portogallo sono sotto analisi dalla Commissione, non noi. Io credo che sarebbe un errore se la Commissione rispondesse a quanto avvenuto a Londra sanzionando questi Paesi, che pure hanno fatto sacrifici”

15.50 “L’Europa può cogliere l’occasione del referendum britannico per aprire una pagina nuova. Noi abbiamo detto che così l’Europa non va, siamo stati molto criticati. Ma l’Europa si era legata le mani con un fiscal compact che legava le mani al Continente. Un fiscal compact che abbiamo firmato anche noi, anche chi oggi si alza per contestarlo (ricordo un recente intervento di Giulio Tremonti)”

15.47 Secondo punto: Brexit. Inizia dall’uccisione di Joe Cox

15.46 “Al G7 di Taormina rilanceremo questi valori. Abbiamo ottenuto, seppure con un accordo, che l’Italia faccia parte nel 2017 del consiglio di sicurezza dell’Onu. E porteremo il tema del rapporto tra Europa e Africa come centrale. Infine abbiamo ottenuto che, con la presidenza maltese nel 2017, l’Europa torni a Roma per celebrare l’anniversario dei Trattati”

15.45 “Noi abbiamo difeso i nostri valori ovunque, anche dove altre forze politiche sono andate a contestare il legame con la Nato. Il governo ha difesa i rapporti con la Russia, ma non svenderemo mai 70 anni di storia per un ritorno elettorale immediato”

15.42 Renzi mostra un contributo video, nel quale l’imam di Brest paragona la musica a uno strumento del diavolo

15.41 “Accanto alla reazione, ci dev’essere il principio che per ogni euro investito in sicurezza ci dev’essere un euro investito in cultura. È un passaggio della nostra politica di bilancio di cui dobbiamo essere fieri, lo metteremo al centro del G7 di Taormina”

15.38 “Le storie dei nostri connazionali uccisi a Dacca non sono solo numeri. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di non abituarci al dolore, al terrore. E anche la forza di mantenere in vita quei valori che i terroristi vorrebbero annientare”

15.35 Renzi preannuncia otto temi, che vanno dallo scenario internazionale (politica mondiale, Brexit, terrorismo) a quello più interno (referendum, analisi del voto amministrativo, calendario, organizzazione partito, ruolo segretario)

15.33 “Questa è l’unica comunità in grado di discutere per questo viene descritta in modo macchiettistico. Gli altri litigano anche, ma lo fanno nel chiuso delle stanze”

15.32 Inizia a parlare Matteo Renzi, che preannuncia una discussione “sincera, profonda e anche molto franca”

15.30 La Direzione inizia con un minuto di silenzio per le vittime dell’attacco terroristico a Dacca

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15.28 Alla riunione è presente a sorpresa anche Massimo D’Alema, che nei giorni scorsi aveva molto contestato queste riunioni.

15.20 Matteo Renzi è arrivato allo Spazio Eventi di via Palermo, dove si svolgerà la riunione della Direzione del Pd. L’inizio è previsto entro una decina di minuti.

 

 

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