Renzi-Bersani, sfida su Congresso ed elezioni – Il liveblog della Direzione

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La direzione Pd ha approvato la relazione della maggioranza del partito per avviare la fase congressuale con le stesse regole adottate nel 2013

 

— Liveblog —
(in alto gli interventi più recenti)

La direzione Pd si è conclusa alle 19.35

Ore 19.30 – Con 107 voti la direzione Pd ha approvato l’ordine del giorno della maggioranza che invita “il presidente dell’assemblea nazionale a convocare l’assemblea per l’avvio dell’iter congressuale auspicando la definizione di regole analoghe a quelle utilizzate per lo svolgimento del congresso del 2013″. 12 i voti contrari e 5 gli astenuti.

Il documento della minoranza nel quale si chiedeva il sostegno al governo Gentiloni fino alla scadenza della legislatura e il congresso a partire da giugno, facendo prima una conferenza programmatica, non è stato messo al voto. La decisione è stata presa dal presidente del partito, Matteo Orfini che ha scelto di non mettere entrambi i documenti in votazione, in quanto antitetici tra loro: il via libera all’uno ha automaticamente escluso l’altro. Una scelta definita da Speranza una “forzatura” che “complica un po’ le cose rispetto ad un buon dibattito”.

Ore 19.10 – La replica di Matteo Renzi (video): “Condivido quello che ha detto Maurizio Martina, ho fiducia nella nostra gente. Non siamo gli unici a rappresentare il partito. Ci sono centinaia di migliaia di iscritti che rappresentano il partito. Ci sono milioni di persone che hanno partecipato alle consultazioni primarie”.

“L’assemblea ha la sovranità per decidere tempi e modalità del congresso. Il congresso si farà nei tempi decisi dall’Assemblea, come previsto dallo Statuto”.

“Emiliano pone una questione: si può fare un congresso con la legge elettorale ancora in itinere? La legge elettorale non è un elemento ostativo al congresso per nessun articolo dello statuto né per il buonsenso della politica”

“Se qualcuno vorrà utilizzare il congresso per dare la linea sulle elezioni mi sembra irrispettoso. La data lo decideranno il presidente del consiglio, i ministri e i parlamentari. Possiamo pensare che l’unica cosa che ci anima è la data in cui si torna alle elezioni? Smettiamola con l’ansia autoreferenziale di quando si andrà a elezioni”.

“All’assemblea, quando sarà, sabato o domenica, arriveremo con un manifesto”.

“Tutto ciò che serve per creare un clima in cui ciascuno si senta a casa sua, sarà fatto. Ma se qualcuno ha paura del confronto lo deve dire. Io voglio che le porte siano spalancate, ma l’ennesimo rinvio non sarebbe capito nemmeno dai nostri. Avete voluto il congresso, venite. Siamo il Partito democratico e non rinunciamo alla democrazia, nemmeno a quella interna”.

Ore 18.56 – L’ultimo intervento, prima della replica del segretario, è di Vincenzo De Luca (video): in questi mesi dopo il referendum “siamo arrivati a punte di masochismo inimmaginabili”.  “Avessi dovuto raccontare a un cristiano normale il dibattito interno al Pd avrei avuto serie difficoltà. La botta presa è pesante ma potevamo ricominciare”.

“Dopo il referendum dobbiamo ragionare sulle difficoltà, sui punti di crisi che si sono determinati con la popolazione. Al Sud il Pd è in larga misura un corpo estraneo. Dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo un piano per il lavoro al Sud”.

“Dobbiamo avere anche il coraggio di chiudere scusa al mondo della scuola. Dobbiamo ricostruire con umiltà questo rapporto per poi fare le modifiche legislative a cui si sta lavorando”.

Ore 18.45 – Inizia l’intervento di Maurizio Martina (video): “Non riesco a trovare altra soluzione oltre la fase congressuale che ci permetta di sciogliere nodi che sono anche di leadership. Penso che in una discussione come la nostra ci stia anche discutere di questo”. “Io ho fiducia nel nostro popolo. Tutte le volte che abbiamo chiamato la nostra gente a condividere il percorso, la nostra gente ci ha stupito”.

“Va messo a fuoco il tema di un campo di forze, chiamatelo coalizione se volete. Quando lo abbiamo fatto abbiamo vinto, nonostante le difficoltà. Quando siamo stati includenti abbiamo battuto la destra in situazioni disperate”.

Ore 18.38 – Interviene Raffaella Paita (video): “Il congresso è il metodo migliore per evitare la scissione. Non dobbiamo avere il timore di una discussione congressuale”.

Ore 18.29 – Interviene Sergio Lo Giudice (video): “Non ce la facciamo in due mesi” a fare il congresso, perché “non deve essere solo un momento formale. Se vogliamo continuare un pezzo di strada assieme dobbiamo intenderci sul denominatore comune. Incarichiamo un gruppo ristretto di definire in tempi brevi un percorso” che porti al congresso.

Ore 18.18 – Inizia uno degli ultimi interventi, quello di Roberto Speranza (video): “Rispetto ad un mondo che è cambiato e rispetto a questa domanda di protezione che sta arrivando dai ceti più deboli, noi siamo di fronte ad una incapacità di offrire una risposta. Il congresso è auspicabile e ha senso se prova ad avvicinarci ad un mondo che si è allontanato da noi”

“Io, caro segretario, sono tra quelli che ha favorito l’inizio dei tuoi 1000 giorni a Palazzo Chigi. Ero convinto che di fronte ad un fiume in piena che ci stava arrivando addosso, la tua presenza a palazzo Chigi fosse una diga più alta. Ma ora penso che dopo 1000 giorni di governo quella diga non regge più, perché alcune scelte che abbiamo fatto non hanno convinto

“Sento parlare di scissione, continuamente. A me non fa paura la scissione nel futuro, a me fa paura la scissione che c’è già stata. Se ci sarà un congresso è un congresso che servirà a ricucire un popolo”. “Solo io vedo che c’è un pezzo della nostra gente che abbiamo perso?”

Ore 18.01 – Interviene Piero Fassino (video): “Il congresso è il momento in cui un partito delinea la sua idea di paese. Il successo della destra è legata alla capacità di rivolgersi a coloro che si sentono esclusi. Noi abbiamo il dovere di avere una strategia che sia capace di affrontare questo nodo”. Fassino poi passa in rassegna gli appuntamenti che il Pd dovrà affrontare nei prossimi mesi, dal referendum sui voucher alle amministrative.

“Sono d’accordo con il segretario c’è la necessità di cambio di passo e io credo che possa venire a tutto tondo, su grandi questioni, il che significa una cosa semplice: dopo due mesi e 10 giorni dal referendum parliamo solo di noi, dobbiamo invece parlare del paese. Ed il congresso serve a questo, è momento in cui il partito delinea la sua visione, il progetto e l’idea che ha del Paese”.

Ore 17.51 – Parla Andrea Orlando (video):  “Io non sono stato tra quelli che hanno chiesto il congresso. Io penso che il rischio che abbiamo di fronte è che il Pd diventi l’epicentro dell’instabilità del sistema politico”. “Dubito che il prossimo congresso sarà un modo per discutere delle cose di cui ha parlato Debora Serracchiani, immagino più le solite file al momento del voto”.

“Dovremo fare una conferenza programmatica”con “alcuni paletti”, ovvero “no a una continua delegittimazione e messa al bando della parola scissione“. “Si rischia una discussione tra di noi e no con il Paese. Non so come leggeranno i giornali” questa posizione ma “io mi rivolgo ai gruppi dirigenti del Paese”.

“I caminetti sono iniziati perchè manca una proposta politica forte. Le cose che hai detto oggi ci avrebbero aiutate se le avessi dette all’Assemblea”. “Dobbiamo trovare la via per discutere. Il nostro statuto non è adeguato a fare questa discussione. Stiamo andando verso un sistema proporzionale, dobbiamo costruire una nuova piattaforma politica”.

pubblico

La platea della direzione Pd

Ore 17.35 – Inizia l’intervento di Michele Emiliano (video): “Quella di candidarmi alla segreteria è una cosa che sento di fare, necessaria”.  “Io ti ho sostenuto lealmente all’ultimo congresso, quindi mentre parlo io ti prego di non fare la stessa faccia che fai quando parla Bersani”.

“Ho sostenuto Renzi per il cambiamento, ma in questi 1000 giorni io molte volte non ho capito dove Renzi voleva andare”. “Per questo a un certo punto il congresso è necessario, e non tanto per chi farà il segretario. Il mondo è cambiato e non sappiamo quale sarà la legge elettorale. Io escludo – dice Emiliano rivolgendosi a Renzi – che nel tuo ragionamento si possa andare al congresso ad aprile, un congresso ad aprile senza conoscere la legge elettorale, è una di quelle cose che fa rischiare la scissione

“Io e te possiamo condividere che chiunque vinca sostenga l’altro. In alcuni momenti sei sembrato lontano e hai dato l’immagine di un partito lontanissimo dalle persone. Tu, o il segretario che ti succederà, devi rappresentare queste persone”.

“Quello che è accaduto fino ad oggi ha scontentato tanti. Chiedo a chi è uscito dal Pd, rientri e torni ad iscriversi. Agevolateli e non respingeteli”.

Ore 17.24 – E’ il momento del vice segretario Debora Serracchiani (video): “Abbiamo bisogno del congresso. Non possiamo pensare che la discussione sia limitata solo agli organismi del partito”. Il punto fondante è discutere “cultura e identità del nostro partito e lo si può fare solo con il congresso, ma non voglio che questo congresso metta limiti al governo Gentiloni e non voglio che sia l’unico modo di contarci per avere un posto nelle prossime liste. Questo, gli italiani, non lo capirebbero”. “Io lavorerò affinché il congresso non sia questo”.

Ore 17.05 – Inizia l’intervento di Enrico Rossi (video): “Si è esaurita una fase e non si tratta di mettere in discussione nessuno. Non credo di offendere nessuno se dico che c’è stata, anche prima di Matteo, una sinistra troppo accondiscendente al mondo così com’e'”. “Possibile che un partito come il nostro, anche a partire da una non riesca a trovare un linguaggio per fare capire che il mondo così com’è non è il nostro orizzonte?”. “Dobbiamo uscire da un riformismo troppo debole, e proporre un cambiamento più robusto della società”.

Ore 16.35 – Parla il presidente del Pd, Matteo Orfini (video): “Ci siamo presi il tempo necessario a fare questa discussione, ma la conflittualitaà interna non è diminuita,è aumentata. Abbiamo vissuto, da quando abbiamo deciso di decantare dopo il referendum, tutto tranne la decantazione. Difficile pensare di ripartire da lì'”.

“Il congresso in un partito che si chiama democratico, può anche diventare lacerante, ma a noi spetta la costruzione di un percorso congressuale. A noi spetterebbe avere cura di quella comunità. Il congresso dura poco? A me sembra che il problema sia che il congresso non finisce mai“.

“Ci sono candidati che sono in campo da un anno, che discutono, che presentano piattaforme, che girano l’Italia, giustamente. Il problema è che le nostre regole trasformano in congresso in una gara di figurine? Non sono d’accordo, mi sembra anche questa una mancanza di rispetto. Abbiamo avviato una discussione durante la segreteria di Renzi su come cambiare le regole dello statuto. Anche lì non si è voluto andare fino in fondo, quindi abbiamo tenuto le regole che avevamo. Il nesso con le elezioni? Non credo che Bersani abbia detto cose assurde, non credo che la prima cosa da dire alle persone che sono qui fuori sia la data delle elezioni“.

Ore 16.35 – E’ il momento dell’ex segretario, Pier Luigi Bersani (video): “Dobbiamo prendere delle decisioni, per noi e soprattutto per l’Italia”. “Vorrei provare a vedere, a prescindere da quello che abbiamo pensato su questi tre anni, noi oggi dobbiamo trovare delle cose che ci tengano insieme”, a partire dalla contrapposizione larga alla nuova destra, quella protezionista e sovranista. “Il lavoro è diventato vago, ricattato, umiliato. Se noi non decliniamo l’agenda con i nostri valori, ragazzi la destra arriva. Se conosciamo l’Italia sappiamo che questa roba qui ce l’abbiamo sotto i piedi”.

“Non sto dicendo di chi è la colpa ma vogliamo essere d’accordo nel dire che dalle regionali alle amministrative al referendum, un pezzo della nostra gente, un pezzo di popolo si è allontanato da noi? E’ vero o no che una parte di popolo non ci sopporta?“.

“Senza abiure vogliamo dare un messaggio di ‘ricevuto’ da qui a quando si andrà a votare? Dovremmo come governo e gruppi parlamentari fare un bell’approfondimento e dire cosa vogliamo fare per una manutenzione dell’azione di governo di questi anni. Di ambiti ce n’è. Diamo il segno in questi mesi che questo governo si mette in condizione di ritrovare un filo di riconoscimento. Perche’ ci vuole un po’ di umiltà. Molte di queste cose che dobbiamo aggiustare quando arrivano le elezioni saremmo costretti a prometterle e ci diranno: perché non le avete fatte?”.

“Non è vero che mancano le idee. A noi ci mancano i luoghi per discutere e affermare queste idee”. Sul Congresso, “non facciamo cose cotte e mangiate che diventino una conta“.

“La prima cosa che dobbiamo dire all’Europa, ai mercati, al mondo, agli italiani è: quando si vota. Noi governiamo, possiamo lasciare un punto interrogativo sulla vita di questo governo? Noi chiediamo la conclusione ordinaria della legislatura. Non possiamo parlare come la sibilla, non possiamo lasciare l’interrogativo.”

“Chi ha più buon senso ce lo metta, perché qui serve”. Se non si fa chiarezza, conclude Bersani, ci “sarà un problema molto serio”.

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Pier Luigi Bersani durante il suo intervento alla direzione nazionale

Ore 16.22 – Inizia l’intervento di Graziano Delrio (video): “Necessità e dovere è fare il congresso. Ma è necessità e dovere anche fare una legge elettorale”. Serve una “democrazia governante”. “Noi dovremmo costruire con la legge elettorale le condizioni per governare questo Paese. Non ci arrendiamo all’alleanza con Berlusconi”.

Ore 16.12 – Inizia l’intervento di Gianni Cuperlo (video): “Il punto qui è ‘abbiamo perso’ ed è il caso di cambiare”. “Se la convinzione è proseguire su questa strada si va verso la sconfitta. Matteo, tu non sei mai stato il mio avversario. Sappiamo tutti e tutte che l’avversario è la destra. Il punto è capire se la tua politica è quella necessaria a sconfiggere questa destra“.

“Chi dice ‘contiamoci e vediamo chi ha i voti’ è come se andasse in bicicletta pedalando con un solo pedale”. “Il congresso sia sincero, anche aspro. Non si riduca a una conta di tessere”. “Abbiamo il dovere di restituire agli iscritti lo scettro di prendere una decisione sul loro avvenire senza strappi tra noi”. “Il progetto del Pd rischia di finire. Sarebbe una sconfitta per chi dovesse scegliere di andarsene e anche per chi rimane”.

In chiusura del suo intervento Cuperlo paragona il Pd alle balene spiaggiate in Nuova Zelanda:”Il capo branco aveva perso l’orientamento. Sta a noi decidere se fare la parte delle balene o quella dei volontari che le salvano”.

Ore 15.13 – Inizia la direzione Pd con l’intervento del segretario Matteo Renzi (video): “Dal giorno dopo del referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro. Il Pd ha ricominciato con discussioni dure e autoreferenziali. Non ci si domanda più dove va il paese ma quando si fa il congresso”. “Se si va su google si digita resa dei conti”, afferma Renzi. “Basta. Diamoci una regolata tutti insieme. Non e’ immaginabile che tutto rivenga messo in discussione”.

“Se l’errore principale è stato la personalizzazione vorrei proporre di non personalizzare il post-referendum. Perché ora il centro della questione è una situazione politica bloccata”. “Improvvisamente è scomparso il futuro dalla narrazione politica dell’Italia”.

Dopo essersi soffermato sulle divisioni interne al Nazareno, Renzi ha sottolineato anche le crepe che si stanno aprendo negli altri partiti”I Cinquestelle sono dilaniati al proprio interno, con una ferocia inimmaginabile”, dice il segretario dem. “Se guardiamo fuori da noi, Sel sta per scindersi, Salvini e Berlusconi litigano”, aggiunge.

In un contesto in cui il ceto medio è in crisi “si parla di un’Europa a due velocità. A me basterebbe avere un’Europa ad una velocità. Visto che ora è ferma”. “Io non voglio violare le regole europee, voglio discuterle. Se possibile, cambiarle. Non è facile, non è semplice ma è un dovere morale”.

“Per me la scissione è un momento traumatico, un momento drammatico. Non ho mai immaginato si potesse arrivare ad una scissione sul calendario: o si fa il congresso prima delle elezioni o è scissione. E’ una specie di ricatto morale e sono allergico ai ricatti. Credo sia buon senso da parte di chi ha responsabilità di conduzione di una comunità accettare l’invito a fare il congresso prima delle elezioni. Io non voglio scissioni. Se le voglio, le vorrei sulle basi delle idee. Vorrei fosse una scissione senza alibi, non sul calendario”.

“Agli amici e ai compagni della minoranza: voi non sarete mai i nostri avversari. Per noi, gli avversari sono fuori di questa stanza“.

“Quello che deve essere chiaro è che il populista può permettersi di urlare e basta. Ma chi non lo è deve sporcarsi le mani” e rendere concrete le proposte che fa. “Questo vale anche il Pd”.

Si faccia il Congresso “nel pieno rispetto dello Statuto, seguendo le regole delle ultime volte, ma torniamo alla politica. Noi vi aspettiamo lì. Siamo altrove rispetto alle polemiche quotidiani. Vinca chi ha idee migliori. E chi non vince, non scappi con il pallone”.

“Non sarò mai il custode dei caminetti, per carattere scelgo sempre il mare aperto della sfida”.

“Si chiude un ciclo alla guida del Pd”. Così Renzi lascia capire che si dimetterà per anticipare il congresso. “Ho preso un Pd che aveva il 25 per cento e nell’unica consultazione politica lo abbiamo portato al 40,8″.

“L’esercizio della democrazia interna non sta soltanto nel votare, ma sta anche nel rispettare l’esito del voto. A chi si immagina che qui si possa dire “vattene”, io qui dico “venite”, confrontiamoci, discutiamo. Aiutateci a capire, cambiare. Rendete contendibile il ruolo di leadership in questo partito”.

“Vorrei svelare un segreto: il voto delle elezioni politiche e il voto del congresso sono cose divise. Il tema di quando si vota non lo decido io”. “Quello che deve essere chiara è la notizia che il congresso del pd non si fa per decidere quando si va a elezioni. Io dico: facciamoci trovare pronti quando succederà”.

“Mi piacerebbe avere una rivincita per il referendum”. Ma “quella era una sfida secca”.

“Ho visto autorevoli esponenti dell’opposizione dire che il segretario dovrà confermare la stima a Gentiloni. Lo faccio da qualche anno…”. “A me interessa il futuro. Il presidente Gentiloni deve avere la massima stima e fiducia da parte del Pd“. “Non è certo la lealtà quella che manca”.

“La riduzione delle tasse sta riportando l’Italia ad essere in condizioni simili agli altri Paesi. Il tema di non aumentare le tasse è un principio di serietà da parte nostra con i cittadini”.

“I mille giorni appena trascorsi e che appartengono al passato non devono essere ricordati solo per le unioni civili. Non è l’unica cosa che resta”. “Vorrei che restassero alcuni elementi, per esempio la produzione industriale tra noi e i tedeschi: fatto zero a gennaio 2015, in questi due anni noi siamo saliti a 106, partendo da cento, e la Germania a 99,6, sostanzialmente stabile”. Assieme a questo “dieci miliardi di riduzione delle tasse per il ceto medio. E il debito non è aumentato in modo sensibile. Con Berlusconi IV il rapporto debito/pil sale di 14 punti, con Monti di dieci, con Letta di 4. Noi abbiamo tenuto il rapporto 1,1, sostanzialmente stabile. A chi dice che abbiamo lasciato il Paese con il debito impazzito vorrei dire che è questa la fotografia degli ultimi anni”.

“Non vedo l’ora che parta la discussione sulla banche, per mesi si è parlato solo di due o tre banchette toscane. Si è fatto credere che il problema fosse di qualche banchetta territoriali: non vedo l’ora che si faccia una commissione d’inchiesta”.

“Tutto quello che abbiamo fatto in questi mille giorni non basta. Io nei prossimi mesi voglio andare in giro per scovare le persone che possono portarci un contributo in termini di idee. Voglio discutere su popolo e populismi.”

“Io voglio dire a chi si è candidato alla guida del partito: se vinceranno loro sarò in prima fila per sostenerli”. “Tutte le volte che si dice che noi siamo il partito dei petrolieri e dei banchieri, un iscritto non rinnova la tessera. Serve rispetto”.

“Rimattiamoci in cammino, rimettiamoci in cammino insieme. Viva il Pd”.

Ore 15.12 –  “Questa direzione terminerà con un voto e come sempre cercheremo di fare in modo che tutti possano partecipare al voto e quindi di non allungare troppo i tempi”. Lo ha detto il presidente dell’Assemblea del Pd, Matteo Orfini, aprendo la direzione del partito.

Ore 15.08 – Basteranno le dimissioni di Renzi per riportare pace nel PD? Graziano Delrio all’arrivo in direzione risponde così ai microfoni di Unita.tv: “Spero che basti la promessa e l’impegno comune di fare un congresso aperto” e sulla data dell’eventuale congresso glissa: “lo decide la commissione congressuale”

Ore 15.05 – Matteo Ricci a Unita.tv: “Chi parla di scissione in questo momento ha un atteggiamento antidemocratico perché non tiene conto dell’opinione e del voto della nostra base”.

Ore 15.00 – “Non penso che fare esplodere il congresso del partito, né di dimettersi in un momento come questo sia un atteggiamento di grande responsabilita'”. Lo ha detto l’esponente della minoranza Pd, Nico Stumpo, arrivando alla direzione del partito.

Ore 14.50 – Pier Luigi Bersani interverrà alla direzione per spiegare la sua posizione in merito all’eventualità di un congresso lampo. Lo ha anticipato ai giornalisti che gli avevano chiesto il perché considera un errore il congresso anticipato per poi aggiungere che una scelta simile sarebbe l’ennesimo errore di Renzi.

La platea della direzione Pd

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Non è detto che Matteo Renzi rassegni oggi le dimissioni alla Direzione del Pd. Potrebbe farlo sabato alla Assemblea Nazionale che la riunione di oggi dovrebbe convocare. Alla Assemblea non resterebbe che prenderne atto e non eleggere un nuovo segretario ma istituire una commissione congressuale guidata dal presidente dell’Assemblea Matteo Orfini insieme ai vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, naturalmente con la presenza delle minoranze interne.

In ogni caso il piatto forte della Direzione sarà l’apertura di fatto della campagna congressuale. Renzi è dell’idea di avere tempi stretti, anche se non strettissimi: congressi dei circoli entro aprile e primarie (con i tre candidati emersi dalle votazioni dei circoli) a fine aprile-primi di maggio.

La sinistra – soprattutto Enrico Rossi e Michele Emiliano, mentre Roberto Speranza pare più “dialogante – chiede invece la nomina di un segretario “reggente” di garanzia, un po’ come fu Guglielmo Epifani dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani.

Renzi preferirebbe una strada più lineare, apertura della fase congressuale e nuovo leader, legittimato da un voto popolare – come ha scritto nella lettera agli iscritti – all’inizio di maggio.

Alla Direzione parteciperanno il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il minitro dell’Economia Piercarlo Padoan.

Sarà presente – dopo molto tempo – anche Massimo D’Alema.

Pier Luigi Bersani poco fa, all’ingresso della direzione, ha detto: “No a congresso lampo, in direzione spiegherò perché”

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