Digitale, e intelligente. Otto tesi per una crescita innovativa

Innovazione
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della presentazione del Rapporto 2016 dell'Associazione italiadecide dal titolo "italiadigitale: 8 Tesi per l'innovazione e la crescita intelligente", Roma, 21 marzo 2016.
ANSA/ PAOLO GIANDOTTI - UFFICIO STAMPA
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Presentato il rapporto annuale di ItaliaDecide. Tra le proposte, un ministero e una commissione parlamentare specifiche su questi temi

Otto tesi per l’innovazione e la crescita intelligente dell’Italia. Sono state esposte oggi durante la presentazione alla Camera del Rapporto annuale di Italiadecide, quest’anno dedicato al tema della trasformazione digitale. Tra le varie proposte concrete lanciate dall’Associazione, presieduta da Luciano Violante, l’istituzione di un Ministero dedicato all’innovazione e alla promozione della società digitale e di una commissione parlamentare ad hoc. Proposta quest’ultima raccolta dalla presidente della Camera Laura Boldrini.

Non soltanto e-government – La strategia per la trasformazione digitale dell’Italia non può essere relegata esclusivamente alla semplificazione della pubblica amministrazione, ma deve attraversare trasversalmente tutti gli ambiti della vita del Paese (scuola, società civile, imprese). Con un po’ di ritardo, sostiene Italidecide, stiamo recuperando terreno. Se la strategia per la crescita digitale 2014-2020 va in questa direzione accusiamo ancora diverse difficoltà dal punto di vista della sua piena attuazione. Abbiamo bisogno non solo di una “pubblica amministrazione digitale”, ma di una “società digitale” per un’economia basata sulla conoscenza, proprio come indicato dalla Strategia di Lisbona. Basti pensare, osserva l’Associazione, che lo sviluppo dovuto alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha dato slancio alle economie di Usa e Giappone, rendendo quattro volte in più rispetto al manifatturiero.

FTTC, FTTB, FTTH? L’importante è che funzioni! – Da anni l’Italia detiene il record sull’utilizzo da parte dei cittadini di telefoni cellulari, ma questo non ci fa un “Paese digitale”. Siamo molto indietro sul fronte dell’infrastrutturazione ed in particolare della banda larga. Per questo Italiadecide propone di “affrontare il tema della rete in fibra ottica contestualmente con quello delle frequenze, semplificando la realizzazione delle infrastrutture e valorizzando nuove frequenze; coinvolgere nella realizzazione dell’infrastruttura anche attori esterni al mondo delle telecomunicazioni; accelerare la fase attuativa del Piano per la banda ultralarga attribuendo a un organismo centrale funzione di raccolta e aggiornamento dei dati”.

Dal “manicomio” al ministero – Oggi i processi di digital trasformation del nostro Paese sono molteplici e in mano a diversi soggetti. Un groviglio di piani e iniziative scollegate a cui si sta tentando di dare una visione organica. E’ necessario, quindi, avere una regia unica sia per quanto riguarda la programmazione che per l’attuazione. “Per dare centralità ai tempi – scrive Italiadecide – serve un unico centro di responsabilità di rango ministeriale. Bisogna quindi istituire un Ministero dedicato all’innovazione e alla promozione della società digitale. E istituire una commissione parlamentare permanente che abbia lo stesso perimetro d’intervento”.

Norme senza confini, ma poi… fatti – Altro aspetto fondamentale è quello del nutrito corpus di leggi e regolamenti. Una produzione normativa che spesso non è stata seguita da una parallela applicazione delle stesse. “Molti degli strumenti giuridici previsti dal Codice dell’amministrazione digitale (CAD – 2005) non sono stati ancora attuati!”. Italiadecide propone di “anticipare la riforma in corso in Europa della direttiva sulla tutela della privacy rafforzando i poteri esecutivi dell’Autorità per la privacy e superando il modello informativa-consenso; sviluppare un’iniziativa dell’Italia nelle istituzioni europee di una carta europea dei diritti fondamentale di internet prendendo come punto di partenza la Dichiarazione dei diritti di Internet predisposta dalla Commissione della Camera e approvata nel luglio 2015″. Inoltre l’Associazione tocca uno dei nodi più delicati del mercato digitale, ovvero l’approvazione di “regole uniche su problematiche particolari, quali quella fiscale. Regole che valgano in Italia, in Europa e nel resto del mondo, al fine di evitare tassazioni discriminatorie e di imporre norme antielusione”.

È la sharing economy, bellezza! Rischia e opportunità – La digitalizzazione degli oggetti, ovvero la loro trasformazione in dati ha spostato il controllo del processo produttivo. Nell’economia della conoscenza le informazioni hanno un valore strategico. Esse rappresentano un fattore per lo sviluppo e la crescita e pertanto vanno trattate come una risorsa preziosa. Ecco perché Italiadecide propone di “utilizzare i big data nell’attuazione delle politiche di spending review; prevedere nelle amministrazioni centrali funzione di gestione avanzata dei dati e di analisi delle informazioni; promuovere nella PA la formazione di nuove figure professionali sulle aree della gestione avanzata: Chief data officer, Chief digital officer, Data quality manager, Data manager…”.

Industria 4.0, pregi e difetti del vecchio Made in Italy – L’innovazione tecnologica cambia e migliora i processi di produzione dei beni e dei servizi. Un Paese all’avanguardia deve quindi dotarsi di una norma che favorisca l’innovazione nel settore produttivo. Italiadecide chiede l’accelerazione, da parte del ministero dello Sviluppo Economico, del “varo della strategia nazionale per Industria 4.0 coordinando attorno ad essa interventi a sostegno delle imprese innovative, aiuti al Sud e riforma del sistema di formazione professionale, promozione delle attività di ricerca e sviluppo delle Pmi con l’accesso ai fondi europei; inserire in Industria 4.0 indirizzi ed incentivi per sviluppare nuove competenze nei luoghi di lavoro”.

Crescita intelligente? Impossibile senza la scuola – “Se ricerca, istruzione e imprese non collaborano – osserva il rapporto di Italiadecide – non ci sarà alcun effetto persistente e, l’obiettivo dell’alternanza scuola/lavoro posto con forza dalla Riforma Giannini che mostra la volontà di cambiare le cose, potrebbe restare lettera morta. Proposte: valorizzare il tema del digitale nell’attuazione delle nuove norme sull’alternanza scuola/lavoro; varare un progetto nazionale di rilancio degli istituti scolastici quali poli produttivi con laboratori aggiornati e in costante contatto e scambio con il mondo accademico e con gli enti di ricerca pubblici e privati”.

Cyber sicuro, non soltanto contro i terroristi – Gli attentati terroristici di questi ultimi tempi hanno fatto emergere il problema della cybersecurity. Ma la sicurezza digitale è un tema molto più vasto che bisogna affrontare. “Nei prossimi 5 anni il numero dei device connessi in rete raddoppierà. Il valore dell’e-commerce che oggi vale il 10% a livello mondiale triplicherà, il traffico Ip tra data center triplicherà. Dunque, serve sicurezza nello spazio cybernetico”, scrive Italiadecide nel suo ottavo rapporto. A tal proposito l’Associazione propone di “regolare i criteri di autenticazione all’accesso dei servizi on line del cittadino associando anche la biometria per garantire l’effettiva identità di chi ha in uso le credenziali digitali; prevedere infrastrutture digitali della PA in tutto il territorio italiano riducendo il numero dei data center in modo da ridurne la vulnerabilità; promuovere la crescita culturale dei cittadini sui temi della sicurezza informatica”.

Per il ministro della Pubblica amministrazione Madia, che ha partecipato alla presentazione del Rapporto, “oggi dobbiamo fare i conti in positivo con l’innovazione tecnologica che offre potenzialità nuove per riformare la P.a. Non parliamo solo di progresso tecnico, ma anche di potenzialità per un fortissimo progresso sociale”. “È importante – ha aggiunto – coniugare la parola innovazione alla parola diritti, parlando di cittadinanza digitale. In autunno del 2017 faremo un bilancio”, l’obiettivo è arrivare ad un “unico sistema di identificazione” per tutti i cittadini, per scambiare servizi e obblighi, dati e informazioni con la Pubblica amministrazione. Attraverso una maggiore digitalizzazione “senza dubbio diminuiamo il divario tra ricchi e poveri”, ha spiegato ancora Madia. Per il ministro, inoltre, bisogna “rilanciare il valore sociale di chi lavora per la Pa”, il governo vuole “arrivare a una Repubblica intesa come un corpo e non come diecimila isole, un corpo unitario e semplice che dia in modo omogeneo servizi di qualità alla nostra popolazione”.

La presidente della Camera Laura Boldrini ha, invece, sottolineato il fenomeno della disuguaglianza digitale: “il primo problema che abbiamo è quello di fare in modo che tutti possano usufruire delle straordinarie opportunità” dell’innovazione, perchè “il digital divide nel mondo è ancora troppo ampio, è il nuovo volto della diseguaglianza”. “Alla diseguaglianza storica tra chi ha e chi non ha – ha aggiunto la Boldrini – si aggiunge quella più moderna tra chi accede e chi non accede ad internet. Questo problema esiste anche nel nostro Paese e va affrontato”.

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