Dieci cose che ho capito e una domanda. Riflessioni sul 24 agosto

Terremoto
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Qualche lezione che possiamo trarre dal disastro

1) Chi conosce la gente di quelle montagne laziali-abruzzesi-umbre-marchigiane già lo sapeva, ma oggi lo sa ancora meglio: sono donne e uomini eccezionali. Come quel pezzo di Appennino è il fulcro fisico del Paese, la sua gente ne è il fulcro umano. Forse la testardaggine montanara copre la sua bontà ma queste sono persone buone nel vero senso della parola. Lavoratori. Gente forte. Per questo tutta l’Italia si sta commuovendo così tanto. L’Italia: una grande Nazione. Diciamocelo.

2) Gli italiani, tutti, sono scattati con la solidarietà. Con le mani nude, con un bonifico, con la fantasia. Si può ritenere che in questo giochi positivamente la cattolicità del Paese; o si può sostenere che in questi casi risorga un antico riflesso solidaristico, umano e “laico”. Sono vere entrambe le cose. Il risultato, in due parole, è che nei momenti tragici l’Italia c’è. Come nel dopoguerra, come contro il terrorismo, anche contro il Mostro della Natura l’Italia c’è.

3) Ma l’Italia non è previdente. Ha buttato i soldi quando ce li aveva, non li ha spesi quando avrebbe dovuto, come nel caso della prevenzione, della manutenzione del territorio, della messa in sicurezza di borghi, chiese, città. Come se vivesse sempre per l’oggi, senza guardare lontano, in una sorta di incoscienza infantile che un grande Paese non può più permettersi. Sull’Unità Erasmo D’Angelis ha scritto un articolo di grande respiro che spiega tutto.

4) Ora il discorso della prevenzione lo fanno tutti. Bene soprattutto che lo faccia il governo, che pare intenzionato a varare qualcosa di grosso, un grande piano nazionale. Dice: ma costa tanto. Però se c’è la volontà politica, i soldi si trovano. Ci sono tanti soldi, in Italia. E ci sono in Europa: la smettessero a Bruxelles, o Berlino, di fare i guardiani. Ma guardiani di che? Noi questi morti non li vogliamo più: se serve, andiamo tutti a Bruxelles a gridarlo.

5) Ricostruire i paesi distrutti sarà possibile? Si vedrà, è ancora troppo presto per dirlo. Dal punto di vista del metodo, è sacrosanto decidere subito che ogni decisione veda protagoniste le popolazioni interessate, con i sindaci e i governatori delle Regioni a coordinare il tutto. Abbiamo visto i sindaci di Amatrice, di Accumoli: semplicemente eroi. E i governatori interessati stanno ribaltando l’immagine pessima di precedenti gestioni.

6) Stavolta niente risate al telefono, niente cricche, niente buffonate. L’Italia non lo perdonerebbe. E bisogna fare chiarezza su quegli edifici pubblici di vent’anni fa crollati più miseramente di case quattrocentesche. Vada avanti, la magistratura, su eventuali sperperi.

7) Su queste tragedie non ci possono essere fondamentali divisioni politiche. Sentite come si sta bene in questi giorni senza il solito teatrino, le consuete contumelie, i triti battibecchi fra i partiti? La politica è, e sarà sempre, discussione e lotta. Ma qui c’è poco da lottare. Soprattutto, è vietato speculare. Vale per tutti.

8) Speriamo che pur nella normale dialettica questa occasione elevi il tono generale del dibattito politico. A parte qualche sciacalletto di serie B e il pessimo Di Maio finora il clima è positivo. Quando avvengono drammi così grandi ti rendi conto che certe schermaglie fanno davvero pena. Più serietà, ora.

9) Abbiamo strutture eccezionali, dalla Protezione civile ai pompieri, dalle forze dell’ordine alla Croce Rossa. Una parola in più sulla Protezione civile. In pochi anni è stato creato un gioiello: rafforziamola in ogni modo, a partire da specifici corsi nelle scuole per diffondere una cultura della protezione civile. Un grazie a Fabrizio Curcio. E a Titti Postiglione, il cui viso dolente e indomito sta segnando le nostre giornate.

10) L’informazione ha fatto molto. Tv, radio, siti, giornali. Il servizio pubblico ha fatto il servizio pubblico, e lo ha fatto bene. Ma tutti sono stati bravi, giovani cronisti alla prima esperienza e famosi commentatori. Il rischio di spettacolarizzare il dramma in questi casi c’è sempre. È stato abbastanza evitato. Ora non bisognerà spegnere i riflettori, ed è la cosa più difficile.

P.S. Non ho capito una cosa fondamentale. D’accordo che adesso non è possibile fare previsioni sui tempi della ricostruzione, ma a maggior ragione chiedo: dopo il periodo da trascorrere nelle tende (si spera molto breve) e prima di andare nelle nuove case, gli sfollati dove si pensa che dovranno andare?

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