Dieci anni senza Best, l’artista del dribbling diventato mito

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Mai nessuno come lui è stato genio e sregolatezza, a 10 anni dalla sua morte il suo mito rimane intatto

Quando si parla di George Best, non si parla di un semplice calciatore, ma di una vera icona che ha attraversato gli anni ’60 e ’70. Il suo mito è arrivato fino a noi e la sua prematura scomparsa lo ha addirittura accresciuto. La sua figura è circondata da un’aura particolare, e per capirla non basta guardare le sue incredibili giocate sul campo da gioco, i suoi dribbling funambolici, i suoi colpi di genio, le tante e storiche vittorie. Per comprendere la sua fama si deve comprendere il personaggio Best, l’unico calciatore a cui è stato intitolato un aeroporto, quello della sua città natale Belfast. La capitale nordirlandese custodisce gelosamente le memorie del suo figlio più amato. In molti angoli della città si possono ammirare splendidi murales in onore del campione.

aeroporto       murales     banconota

(Nel video i 10 gol più belli della carriera di Best)

La sua frase più celebre è sicuramente: “Ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine veloci. Il resto l’ho sperperato“. Un’affermazione che sintetizza in poche parole cosa sia il personaggio Best, assiduo frequentatore dei locali notturni di Belfast e di Manchester. Oggi un atleta del genere non potrebbe esistere, nell’iperprofessionismo dei nostri giorni una vita sana è la condizione fondamentale per emergere. Il suo essere una persona comune, un amante della vita, una persona raggiungibile e vicina ai suoi tifosi lo ha elevato a mito.

La sua carriera è legata a doppio filo alla maglia rossa del Manchester United con il quale ha vinto 2 campionati inglesi, 2 Charity Shield, 1 coppa d’Inghilterra, ma soprattutto la Coppa Campioni 1967-68, vittoria che gli ha fatto vincere anche il Pallone d’Oro. Best trascinò la squadra alla conquista della coppa, che fu la prima di una squadra inglese, e che anticipò di quasi 10 anni il dominio delle squadre d’oltremanica sulla coppa dalla grandi orecchie.

La sua morte ha lasciati sgomenti, ma non ha sorpreso i più. Il campione nordirlandese, infatti, da tempo soffriva di problemi di salute dovuti soprattutto alla sua dipendenza dall’alcol. Il 20 novembre 2005, 5 giorni prima della sua morte, il tabloid inglese News of the World pubblicò, su sua esplicita richiesta, una foto che ritraeva Best nel suo letto di ospedale, con le sue ultime parole pubbliche: «Don’t die like me» (Non morite come me).

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