Diario di un terrorista: il suo idolo era Bin Laden e voleva il martiro

Terrorismo
epa05549094 A handout booking image released 20 September, 2016 by the Union County, New Jersey Prosecutor's office showing naturalized US citizen, 28-year-old New Jersey resident Ahmad Khan Rahami after his arrest on five counts of attempted murder of a law enforcement officer stemming from a shootout when he was arrested. Numerous Federal and State authorities say Rahami was wanted in connection with the recent Chelsea bombing in New York City as well as others. Over 20 people were injured in blast 17 September.  EPA/UNION COUNTY PROSECUTOR'S OFFICE / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

E’ quanto emerge da alcuni stralci del suo diario scritto a mano allegati ai primi documenti dell’inchiesta

Ammirava Osama Bin Laden e voleva il martirio Ahmad Khan Rahami, il giovane americano di origini afghane ora formalmente incriminato per le bombe di New York e in New Jersey con l’accusa di aver usato armi di distruzioni di massa.

E’ quanto emerge da alcuni stralci del suo diario scritto a mano allegati ai primi documenti dell’inchiesta, mentre affiorano le prime perplessità sui controlli dell’Fbi. Appunti che confermano i timori di una sua radicalizzazione e del suo anti americanismo.

Ma anche l’ingenua convinzione di non essere scoperto, come dimostrano l’acquisto su eBay di alcuni componenti degli ordigni e il video delle sue ciniche prove d’attentato, con tanto di risate. Dal diario vien fuori che Rahami preferiva morire come martire piuttosto di essere catturato e sperava che il rumore delle bombe si sentisse forte per un miglio.

“Il rumore delle bombe sarà sentito nelle strade. Colpi per la vostra polizia. Morte per la vostra oppressione”, si legge in un passaggio del diario, dove ci sono riferimenti sia ai tubi bomba sia alle pentole a pressione bomba.

“Tu (Usa) continui il massacro contro i mujaheddin, o guerrieri santi”, scrive in un’altra pagina, prima di esprimere apprezzamento anche per Osama bin Laden, oltre che per l’imam americano-yemenita Anwar al-Awlaki, ucciso da un drone Usa in Yemen nel 2011, e Nidal Hasan, il medico militare americano autore della strage di Fort Hood, la base militare del Texas in cui nel 2009 furono uccise 13 persone.

Nel suo diario Rahami non dimentica neppure i fratelli ceceni autori dell’attentato alla maratona di Boston, con le stesse pentole a pressione che lui ha piazzato a Ny. Per fabbricare le sue bombe aveva ordinato su eBay acido citrico, cuscinetti a sfere e accenditori elettronici, facendoli recapitare al fast food di famiglia. E in un video registrato due giorni prima che entrasse in azione, recuperato dal cellulare di un membro della sua famiglia, lo si vede mentre da’ fuoco a “materiale infiammabile in un contenitore cilindrico”.

Il video mostra l’accensione di una miccia, un rumore forte e fiamme, seguite da una nuvola di fumi e da risate. Forse quando il padre lo denuncio’ come terrorista, prima di ritrattare, aveva già qualche timore o presagio. Nel frattempo si è venuto a sapere anche che Rahami aveva lavorato come guardia non armata per alcune compagnia di sicurezza privata, inclusa la Summit security, che forniva servizi alla Ap: per due mesi nel 2011 fece la guardia notturna negli uffici amministrativi dell’agenzia a Cranbury, New Jersey.

Il capo della sicurezza della Ap, Danny Spriggs, ha riferito che Rahami ingaggiava spesso con i colleghi lunghe discussioni politiche, esprimendo simpatia per i talebani e disprezzo per l’azione militare in Afghanistan. Circostanze che, secondo un portavoce dell’agenzia, Paul Colford, furono riportate alle forze dell’ordine. Ma anche queste sembrano non aver consentito all’intelligence di alzare la guardia, come la denuncia del padre, i viaggi sospetti in Pakistan e la “metamorfosi” di Rahami al suo ritorno

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