Di necessità virtù: la Serie A piace giovane

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Gianluigi Donnarumma durante l'amichevole Italia-Francia allo stadio San Nicola di Bari, 1° settembre 2016. ANSA / TONY VECE

Da qualche anno le nostre società di calcio non sono più competitive sul mercato internazionale e quindi la scelta obbligata di puntare sui giovani sta portando a risultati soddisfacenti

C’era una volta il calcio italiano, quello miliardario, vincente, ammirato e invidiato in tutto il mondo. Oggi non è più così, da qualche anno ormai la Serie A è stata scavalcata da campionati più ricchi e spettacolari, Liga, Premier, ma anche Bundesliga. I fenomeni del calcio mondiale scelgono sempre meno il Belpaese come meta finale della loro carriera, ma preferiscono altri lidi più ricchi e competitivi. Non siamo qui ad analizzare il perché si sia arrivati a questo punto, i motivi sono molti e diversi, ma per analizzare il modo in cui si sta cercando di uscire da questa crisi di risultati.

In Italia oggi l’unica squadra che può spendere somme ingenti per rafforzare la sua rosa è la Juventus, che grazie ad una programmazione seria, lo stadio di proprietà e i risultati sportivi è l’unica società che riesce ad acquistare calciatori di livello. Inter, Napoli e Roma sono le altre squadre che mettono in campo budget di tutto rispetto, anche se non sufficienti per primeggiare, per rinforzare la rosa.

Quindi dopo anni di smarrimento molte società, in primis Milan e Sassuolo, hanno deciso di puntare sui giovani e sui vivai. I rossoneri da tempo non iniziavano una stagione così bene con 13 punti in 7 partite. Nonostante il mercato sia stato avaro (complice la lunga e complicata trattativa con gli acquirenti cinesi) la squadra ha iniziato la stagione al meglio e i risultati iniziano a vedersi. Una squadra giovane, con ben nove under 25, di cui sei italiani, tra coloro che abitualmente scendono in campo. Gli uomini, meglio i ragazzi, in copertina sono il ’99 Gianluigi Donnarumma e il ’98 Manuel Locatelli, con il primo che ormai è un punto fermo ed ha già raggiunto la Nazionale maggiore e il secondo che dopo il gol al Sassuolo molti vorrebbero vederlo titolare.

Altra squadra che punta molto sui giovani è proprio il Sassuolo: nella squadra emiliana sono addirittura 10 gli under 25, sette italiani, che fanno parte in pianta stabile della rosa dei titolari. Berardi classe 1994 è ormai il talento affermato, ma il ’96 Lorenzo Pellegrini e il ’93 Matteo Politano stanno dimostrando di essere dei potenziali futuri campioni, senza dimenticare il ’97 scuola Juve Pol Lirola.

Dietro la partenza sprint del Bologna, 10 punti in sette giornate, c’è molto del talento dei due ’92 Ladislav Krejčí e Simone Verdi, senza dimenticare il ’91 Mattia Destro e il ’95 Ádám Nagy. Anche il Torino è partito alla grande e anche i granata devono la loro partenza sprint soprattutto alle giocate degli under 25, Andrea Belotti (classe ’93) e Marco Benassi (’94) ormai sono una garanzia, ma grande impatto hanno avuto anche Antonio Barreca (’95) e l’argentino Lucas Boyé (’96).

Genova sponda rossoblu è in delirio per il classe ’95 e figlio d’arte Giovanni Simeone, mentre i tifosi doriani, nonostante una partenza non proprio esaltante si godono Bruno Fernandes (94) che nell’ultima partita con una magia ha scongiurato la quinta sconfitta consecutiva della squadra.

Questi solo alcuni esempi, ma gli under 25 nelle formazioni di serie A sono aumentati in maniera esponenziale, un fatto nuovo in un campionato come quello di Serie A che faticava a far giocare i giovani. Si è fatta di necessità virtù, ma questa soluzione piace molto e dopo le prime giornate sembra che il nostro campionato sia diventato più spettacolare. Potrebbe essere un primo passo verso la ricostruzione del calcio italiano e anche fornire nuova linfa alla Nazionale che negli ultimi anni ha faticato non poco a trovare i ricambi necessari.

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