L’ora di Dibba?

M5S
Il deputato M5s Alessandro Di Battista, prima della partenza per il suo tour di 4000 km in scooter per l'Italia #iodicono, per dire no al referendum Costituzionale, in Piazza Montecitorio a Roma, 7 agosto 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

L’estremista che è diventato felpato. E Grillo non direbbe di no

Solo il tempo potrà dire quanto sarà stata pesante la botta presa da Luigi Di Maio. Nessuno sa se è un incassatore: data la giovane età, il ragazzo potrebbe smarrirsi, deprimersi. Perché la botta è forte. E siccome un partito non può restare senza leadership, potrebbe scoccare presto l’ora di Alessandro Di Battista.

Il suicidio romano del M5S è deflagrato sulla testa dell’ (ex) capo del M5S – messo sul banco degli imputati dai suoi colleghi, in fuga dalle tv – come era impossibile da prevedere fino a pochi giorni fa. Di Maio è alle corde, se non al tappeto. Lo inchiodano le mail. “Non poteva non sapere”, ha detto stamane a Omnibus con gelida formula il “reprobo” Pizzarotti, quello che sta “sulla riva del fiume” e addirittura prende in considerazione l’ipotesi di guidare il (nuovo) M5S. Ma non pare uno scenario realistico.

Improvvisamente si scopre che non c’è nessuno pronto a prendere le parti dell’ (ex) candidato a palazzo Chigi. Come sempre in questi casi si squagliano un po’ tutti. Le “truppe dimaiane” si assottigliano.

Gli occhi si spostano dunque su Dibba. Che non a caso in questa vicenda appare più defilato, preferendo andare in giro con il suo moto-tour per il No al referendum e si dice che sia molto eccitato per le sue performance, che in effetti hanno raccolto pubblico ad ogni tappa. D’altronde ha giocato la carta anti-referendaria per intestarsi una eventuale vittoria del No, mentre Di Maio su questo è sempre stato più incerto.

Eppure fra Di Battista e Di Maio i rapporti non sono  mai stati cattivi. Addirittura si favoleggiò su un patto fra i due che prevedeva palazzo Chigi al napoletano e la Farnesina al romano. I due cavalli di razza hanno finora marciato assieme. Ma adesso la situazione è cambiata. Il primo cavallo è azzoppato, resta il secondo.

Dietro il violento scontro di queste ore fra la Raggi e il Direttorio si può scorgere in filigrana anche lui, Di Battista, da sempre sostenitore della sindaca. Ma nemmeno su questo lui si sta esponendo troppo. “Vado a Roma dove ci sono un po’ di problemi”, ha detto ieri con tono da Wolf di Pulp fiction. Più che risolvere, pare che Dibba si limiti ad assistere all’agonia di un certo modo di guidare il Movimento. 

Ecco, Alessandro Di Battista potrebbe “parlare” ai “movimentisti della prima ora” in contrapposizione al politicismo di Di Maio. E di certo Beppe Grillo non direbbe di no a una svolta del genere, anzi.

Attenzione dunque alle prossime mosse di Dibba, l’estremista costretto a diventare felpato. Se vuole fare il numero uno.

 

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