Di Caprio: “Non è per gli Oscar che faccio film”

Cinema
Actor Leonardo DiCaprio and Mexican director Alejandro G. Inarritu while they pose for the photographers as they arrives for the screening of the movie 'The Revenant' in Rome, Friday, Jan. 15, 2016. ANSA/ GIORGIO ONORATI

Leonardo DiCaprio presenta, con il regista Iñàrritu, “Revenant” film plurinominato dall’Academy

Dopo il bagno di folla, con migliaia di fan che venerdì sera lo hanno atteso per ore alla casa del Cinema, ieri Leonardo DiCaprio con il regista Alejandro Iñárritu, ha incontrato (brevemente) a Roma la stampa e ineludibile è risuonata la domanda sull’Oscar, dorata statuetta che l’attore ha sempre sfiorato e mai afferrato. Con Revenant- Redivivo, il film che Iñárritu ha scritto e prodotto oltre che diretto, per DiCaprio è arrivata la sesta nomination (la quinta come migliore attore) dopo il trionfo ai Golden Globe, che hanno premiato il film e il suo protagonista. Revenant si è guadagnato dodici candidature, ed è considerato il superfavorito, ma DiCaprio ostenta distacco: «Ci ha entusiasmato la grande attenzione data al film dall’Academy – ha detto l’attore – È bello essere apprezzato dai colleghi, ma non sono gli Oscar a motivarmi. Quando sei su un set non pensi a vincerne uno ma speri di fare un’opera d’arte che resti nel tempo». Ora poi «che il mio lavoro è fatto – ha aggiunto DiCaprio che interpreta un personaggio reale, Hugh Glass, cacciatore ed esploratore nell’America della Grande frontiera – è tutto nelle mani di altri. Mi auguro i premi portino più gente a vedere il film e gli studios a rischiare di più su progetti coraggiosi come questo».

Il film è uscito ieri nelle sale italiane, un lancio in grande con 500 copie distribuite: la critica si è già schierata con commenti più che lusinghieri, si parla di capolavoro, si esalta la prova dell’attore. Ora si aspetta il pubblico. Secondo il regista «lo spettatore dovrebbe entrare in una sorta di soggettività». Questa almeno l’idea iniziale di Iñárritu, già premio Oscar con Birdman, «unire il film e il documentario con le sue emozioni, come se animali e paesaggi fossero ripresi in tempo reale. Volevo che il pubblico entrasse nella storia, ne percepisse la fisicità», dice. Poi sorride, raccontando del titolo di un giornale che, a riguardo, parlava di “National Leografic”. Sete di vendetta, lotta per la sopravvivenza, sofferenza, forza e un grandissimo DiCaprio. Ma il film non è solo questo. Ci sono gli spazi immensi della Columbia Britannica, in Canada, e del polo Sud in luogo di un South Dakota di inizio Ottocento dove Hugh Glass visse la sua epopea: «Realizzando Revenant ho potuto toccare con mano i cambiamenti climatici. Siamo stati in luoghi dove anche un solo grado di differenza cambia completamente l’ambiente che ti circonda», afferma DiCaprio nel tentativo di indirizzare l’attenzione verso la causa ambientalista che, come è noto, gli sta particolarmente a cuore e lo vede impegnato anche attraverso la sua fondazione. «Il 2015 è stato l’anno più caldo in assoluto ma anche quello dove per la prima volta, con il Cop21 di Parigi, gli esseri umani si sono finalmente messi insieme per combattere in maniera proattiva il problema del cambiamento climatico e credo questo sia qualcosa da rimarcare», argomenta.

Otto mesi di lavoro per DiCaprio, riprese in condizioni climatiche spesso estreme e senza controfigura: anche il pesce e il fegato mangiati da Hugh-Leonardo erano realmente crudi: «Iñárritu e il direttore della fotografia Emmanuel “Chivo” Lubezki volevano creare un’esperienza il più possibile interattiva con il pubblico, far percepire quello che a livello viscerale vivono i personaggi, non ho visto altri film in grado di sviluppare un legame così profondo tra incredibile epicità dei paesaggi e sentimenti intimi dei protagonisti», spiega DiCaprio. Per tenere viva l’attenzione del pubblico, poi «da parte mia – dice – c’è una recitazione molto fisica, visto che sapevo dall’inizio che sarebbe stata una performance in gran parte muta». Attaccato da un Grizzly durante una spedizione e sopravvissuto per miracolo, Glass riporta infatti gravissime ferite alla gola. «Nella mia interpretazione del personaggio c’è senza dubbio poca ricerca e molto istinto – continua il divo americano – La storia è di quelle che si raccontano attorno al fuoco, quella di un uomo che lotta per cercare di dominare la natura e che persevera contro tutte le avversità per sopravvivere. Ma mostra anche come continuiamo a non saper imparare dal passato. Noi raccontiamo la prima ondata verso Ovest, poi c’è stata la corsa all’oro e al petrolio: i diritti degli indigeni sono stati violati, le risorse sfruttate, i paesaggi danneggiati». Revenant è un gran film. «Un viaggio epico, fisico e sprituale», per il regista Alejandro Iñárritu che ha lavorato al progetto per cinque anni. «Ho voluto raccontare dell’interazione e del conflitto dei cacciatori di pelli, con la natura e con i nativi americani. Un contesto – conclude – che riflette anche quello che stiamo vivendo oggi».

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