Dentro il voto: vince Sarkò, regge la gauche. Le Pen sconfitta ma è record FN

Francia
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La Le Pen esce sconfitta dalle regionali ma non ridimensionata, anzi. La corsa alle presidenziali del 2017 è già iniziata ed è tutta un’incognita

Il Front National di Marine Le Pen è stato sconfitto, vero. L’estrema destra non ha conquistato nessuna delle 13 regioni francesi, vero. L’asse repubblicano ha retto, sia Sarkozy che Hollande (Valls) non escono da questa tornata elettorale con le ossa rotte, vero. Ma la chiave di lettura delle elezioni regionali in Francia non è poi così chiara.

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Record di voti per il Fronte Benché sia stata battuta in tutte le regioni in cui era al ballottaggio (comprese quelle in cui c’erano le due Le Pen) la destra nazionalista ha raccolto, domenica 13 dicembre, il numero più alto di voti della sua storia politica: 6,82 milioni, migliorando il risultato del primo turno (6,01 milioni di voti) e battendo il record precedente del primo turno delle presidenziali del 2012 (6,42 milioni di voti).

Geografia politica rivoluzionata 7 regioni vanno ai Républicains di Sarkozy, 5 regioni ai socialisti e una, la Corsica, agli autonomisti. Come detto, i partiti tradizionali, hanno retto il colpo e anzi, si può dire che hanno vinto la sfida. Il dato più evidente è, però, quello che la stessa Marine Le Pen ha sottolineato appena chiuse le urne e compresa la sconfitta: destra e sinistra, per come le abbiamo conosciute finora, non esistono più. La Le Pen parla di “mondialisti” contro “nazionalisti”. Al di là della terminologia, è chiaro che la Francia si sta spaccando in due secondo categorie diverse rispetto al passato. La stessa cosa, per certi versi, sta accadendo anche in Italia e in altre grandi democrazie occidentali.

Il ritorno di Sarkò Sembrava già in pensione. Dopo la sconfitta alle scorse presidenziali era lentamente uscito dai radar della vita pubblica per tornare ad esercitare la sua vecchia professione di avvocato. Alla lunga, però, la passione politica ha avuto la meglio ed è tornato in campo. Numeri alla mano, se si può parlare di un vincitore di queste elezioni, il nome giusto non può che essere il suo: ha conquistato 7 regioni su 13 (prima di ieri la destra moderata ne governava solo una), ha battuto la destra più a destra di lui (paradossalmente spostandosi a sua volta più a destra) e costretto la sinistra a desistere in alcune regioni, senza doverlo fare a sua volta. Il voto certifica il suo ritorno in campo per le prossime presidenziali.

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Per socialisti nessun crollo Chi pensava ad una “caporetto socialista” è stato smentito dai fatti. Anzi, per una forza al governo (in un momento così difficile) aver conquistato 5 regioni su 13 è un risultato assolutamente dignitoso. Cinque anni fa, sotto la presidenza Sarkozy, il centrodestra perse ovunque, tranne che in Alsazia e in Corsica. In molti parlano di una vittoria del premier Manuel Valls che, in effetti, si era esposto in prima persona (parlando addirittura di possibilità di “guerra civile” in caso di vittoria del Fronte) ben più dello stesso presidente Hollande. La scelta di desistenza fatta nelle regioni in cui i socialisti non avevano possibilità di vittoria si è rivelata funzionale alla sconfitta della Le Pen ma non può non aprire una serie di riflessioni.

Presidenziali 2017, la grande incognita Se è vero che destra e sinistra, per come le abbiamo conosciute fino ad oggi, non esistono più, questo dato non può essere ignorato se pensiamo alle presidenziali che ci saranno in Francia tra un anno e mezzo. Nel sistema a doppio turno, le dinamiche tra prima e seconda tornata  sono molto differenti tra loro. Numeri alla mano è molto difficile (se non impossibile) pensare ad un ballottaggio nel 2017 a cui non prenda parte il Front National. A questo punto, però, se vuole governare, la Le Pen dovrà rivedere la sua strategia, per non fare la fine del padre Jean-Marie nel 2002 e per avere un epilogo diverso rispetto a quello di queste regionali.

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