Def, un giorno in più per far tornare i conti

Governo
Il presidente del consiglio Matteo Renzi e il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan (d), durante la conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del consiglio dei ministri, Roma, 18 maggio 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Il governo cerca risorse per pensioni, statali, industria, ecobonus

Si alzerà domani il velo sui numeri chiave dei conti pubblici italiani, quando il governo presenterà la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il cosiddetto Def, inizialmente previsto per oggi. Il nuovo quadro macroeconomico sarà il punto di partenza per la manovra 2017 da varare entro metà ottobre  – da quest’anno si chiamerà legge di Bilancio – e chiarirà le previsioni di crescita dell’Italia, indicando di fatto i margini di bilancio dell’esecutivo.

Palazzo Chigi si appresta a rivedere le stime registrando una crescita meno veloce di quanto ipotizzato in un primo momento. Una crescita che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spera di spingere fino all’1% per l’anno prossimo. Anche per questo il governo si è preso un’ulteriore giornata di tempo: si tratta di capire se davvero la crescita del Pil, con la spinta delle riforme e delle misure che si metteranno in campo, avrà davvero la possibilità di superare qull’1% rendendo meno pesante la coperta delle risorse.

Certo è che la minor crescita, rispetto alle previsioni del Def di aprile, avrà impatto sul livello di deficit programmato dal governo e quindi anche sulle risorse su cui si potrà contare per la prossima manovra.

La decisione di Renzi di fissare il rapporto deficit-Pil del prossimo anno al 2,3% – o al 2,4 se arriverà l’ok da Bruxelles – mette a disposizione risorse fondamentali per scongiurare l’aumento dell’Iva (parliamo delle clausole di salvaguardia). L’aumento rispetto all’1,8% della previsione di aprile libererebbe risorse per circa 9-10 miliardi. Dall’altra parte, però, bisognerà compensare la minore crescita del Pil, visto che sia l’1,2% per quest’anno che l’1,4% per il prossimo saranno rivisti significativamente al ribasso.

Restano perciò da trovare nuove risorse per finanziare le misure sulle pensioni (si parla di circa 2 miliardi), i contratti degli statali (500-700 milioni), povertà, Industria 4.0 (superammortamento, imposta unica per le società di persone, salario di produttività), ecobonus e, soprattutto, investimenti per ridare slancio alla crescita.

Per questo il governo punta nuovamente a ottenere da Bruxelles flessibilità sui conti e soprattutto a tenere fuori dal Patto di Stabilità le spese che  dovranno essere sostenute sia per l’emergenza migranti (già riconosciuta nel 2015-2016) sia per le nuove spese di ricostruzione post terremoto. Il punto, ribadito ieri a Skytg24 dal ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, è che se un paese fa le riforme e ottiene la relativa flessibilità la deve mantenere per tutto il dispiegarsi dell’effetto della riforma, non per un solo anno come sostenuto dall’Ecofin.

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