Il ddl Boschi torna al Senato. E’ partita la battaglia referendaria

Riforme
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi durante la puntata "Otto e mezzo" su La7. Roma, 11 gennaio 2016. ANSA/CLAUDIO PERI

Prima del referendum ad ottobre ci saranno altri due passaggi parlamentari: subito a Palazzo Madama e poi di nuovo a Montecitorio, ad aprile

Stop al bicameralismo perfetto, un senato con meno poteri legislativi e composto da 95 senatori eletti dai Consigli regionali ma con legittimazione popolare e nuovo federalismo, con abolizione delle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni e alcune competenze strategiche riportate in capo allo Stato. Sono questi i pilastri della riforma costituzionale che oggi tornerà al senato per la terza lettura.

Ieri, dopo l’approvazione in terza lettura avvenuta in Senato a ottobre, la riforma costituzionale ha incassato il si’ della Camera, con 367 si’, 194 no e cinque astenuti e chiuso la prima lettura.Ora rimane l’ultima incognita: il referendum di ottobre, con il quale i cittadini saranno chiamati a confermare o cassare la riforma. Perciò nel giorno del voto a Montecitorio, parte ufficialmente la campagna referendaria. Un passaggio da cui secondo Matteo Renzi dipenderà la vita del governo. Ed è perciò contro la riforma ma anche contro Renzi che i partiti del NO, da FI al M5S, da SI a Fdi e Lega, lanciano la battaglia: “Abbiamo già le firme necessarie”, annuncia il Comitato per il NO, “l’esito del voto non è affatto scontato”.

Ma intanto Renzi può festeggiare un ulteriore passo avanti in quella che ha definito “la madre di tutte le battaglie”. “Oggi maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno. Stiamo dimostrando – scrive il premier su Facebook – che per l’Italia niente è impossibile. Con fiducia e coraggio, avanti tutta”.

Il testo torna al Senato dove oggi pomeriggio Anna Finocchiaro ha già convocato l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali e dove il Pd spingerà perchè la seconda lettura sia il più veloce possibile (entro fine mese, se possibile prima delle Unioni civili). Poi a ottobre il referendum: “Sono molto ottimista. Ma tutto il governo, e quindi anche io – assicura il ministro Boschi – se gli italiani diranno no, dovrà sottoporsi necessariamente alla scelta dei cittadini. Non è una personalizzazione ma un atto di correttezza e serietà”. A quell’appuntamento, scommette il capogruppo Ettore Rosato, il Pd sara’ “compatto” a sostenere “con orgoglio” una riforma che Matteo Orfini in Aula definisce “storica”, “attesa da decenni e che chiude la II Repubblica”.

Ma la sinistra Pd continua a chiedere anche di correggere la legge elettorale. Il voto della Camera fotografa intanto due schieramenti compatti. Per il si’ la maggioranza più i verdiniani di Ala. Per il no M5s, Fi, Si, Lega, Fdi. “Vendola, Grillo e Brunetta formano il grande fronte della conservazione”, attacca il Pd. Ma la minoranza Dem resta critica. Sia perchè, osserva Gianni Cuperlo, e’ stato “un errore” non votare il testo con una maggioranza più ampia. Sia perche’ “sarebbe uno strappo gravissimo rendere il referendum un plebiscito personale o comunque un voto estraneo al merito”, dice ancora Cuperlo, che definisce percio’ “non scontato” il suo voto a favore.

Quanto al fronte del NO, il tentativo in atto è battere il premier sul tempo e prendere l’iniziativa della proposta di referendum: M5s, Si e civatiani già assicurano le 126 firme necessarie. Perciò un gruppo di costituzionalisti guidato da Alessandro Pace lancia alla Camera la sua campagna: oltre alla consultazione per cancellare la riforma verranno presentati due quesiti contro l’Italicum. Si deve evitare che “il 2016 consacri la fine della Repubblica”, dice Domenico Gallo, che parla prima di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Giovanni Maria Flick. C’e’ anche Maurizio Landini: “Aumentano gli spazi autoritari”. “Non aderiamo al comitato per il NO perche’ non vogliamo sia una battaglia di parte e vogliamo che anche il centrodestra possa aderire. Ma faremo di tutto – banchetti in piazza, eventi – per affossare questa riforma e Renzi”, annuncia il Cinquestelle Danilo Toninelli. E M5s in Aula “manifesta” esponendo bandiere tricolore. FI annuncia che farà comitati per il NO con Lega e Fdi: “Renzi andrà a casa”, proclama Renato Brunetta. “Sarà divertente – ironizza Boschi – vedere Brunetta e Vendola, Grillo e Zagrebelsky insieme per il NO”.

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