Ddl Boschi, il Senato approva, sono 180 i sì. Renzi: “Il paese vi deve gratitudine”

Riforme

Il Senato approva il Ddl Boschi, ad aprile toccherà alla Camera per l’ultima lettura e poi in autunno il referendum confermativo

Con 180 sì, 112 no e un astenuto il Ddl Boschi viene approvato per l’ultima vola al Senato. Ieri a Palazzo Madama la discussione è andata avanti per tutta la notte in una maratona di interventi da parte delle opposizioni che hanno tentato un ultimo gesto ostruzionistico.

Il testo, dopo il voto del Senato, tornerà ad aprile alla Camera per l’ultimo passaggio parlamentare. Spetterà poi ai cittadini confermare o meno la riforma costituzionale che pone fine al bicameralismo paritario attraverso il referendum previsto dall’articolo 138 della Costituzione che si svolgerà a ottobre e che rappresenta un appuntamento importante per il governo che ha puntato tutto su questo appuntamento autunnale.

Ha parlato di “giornata storica” il presidente del Consiglio, intervenuto nell’aula del Senato e più volte interrotto dalle grida che provenivano dalle opposizioni, dove tra poco inizieranno le dichiarazioni di voto sul ddl Boschi. “La storia politica italiana si occuperà di questa giornata. Voi senatori avete deciso di scrivere la storia”.

“Qui esordii con una provocazione che qualcuno non mi ha perdonato – ha detto ancora Renzi -. Dissi che volevo essere l’ultimo premier che chiede la fiducia a questa Aula. Se questa aula confermerà il voto espresso, quella previsione ardita diventerà realtà”.

“Si può essere d’accordo o meno con la riforma – ha aggiunto il presidente del Consiglio – ma il Paese vi deve una gratitudine istituzionale a cui devo aggiungere la mia. Due anni fa presi la parola qui per presentare un governo molto snello, il secondo più snello nella storia repubblicana, con la maggiore presenza di donne e l’età più bassa: io stesso non avevo l’età per sedere in Senato”.

Il premier ha anche ringraziato il presidente emerito Giorgio Napolitano: “Se non ci fosse stato il suo discorso nell’aprile 2013 non ci sarebbe questa riforma e non sarebbe in piedi questa legislatura”, ha detto Renzi.

Il premier, parlando del referendum, ha poi ribadito in aula il suo impegno: “In caso di sconfitta trarremo le conseguenze. Ma dico anche che proprio per questo sarà affascinante vedere le stesse facce gaudenti di adesso, quando, il giorno dopo il referendum sulla riforma, avremo dimostrato da che parte sta l’Italia: questa è l’Italia che sta ripartendo – ha detto Renzi rivolto alle opposizioni – Andare al referendum sulla madre di tutte le riforme e non trarne le eventuali conseguenze come può essere possibile?”, ha ribadito. “Bisogna prendere atto che è terminata la stagione dell’impegno politico fatto a prescindere dal consenso dei cittadini e immaginare che in un momento come quello che viviamo non possiamo non provare a rendere palese la grandezza della sfida”.

“In questi anni, cari senatori che avete votato questa riforma, vi hanno urlato dietro: fate le riforme al chiuso delle stanze ma il popolo non è con voi. Bene, andiamo a vedere da che parte sta il popolo su questa riforma. Vediamo se i cittadini la pensano come coloro i quali scommettono sul fallimento o su chi scommette sul futuro dell’Italia”, ha detto.

Oltre all’ostruzionismo, oggi si sono tenute le conferenze stampa dei diversi comitati del no al referendum confermativo del ddl Boschi: quella dei centristi rappresentati da Mario Mauro (Gal) e Carlo Giovanardi (Idea), quella di Sel e quella del centrodestra con Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. L’ex Ncd Gaetano Quagliariello, ora a capo di Idea, è intervenuto ieri per spiegare la sua decisione dare voto contrario al disegno di legge, una “scelta sofferta” dovuta, ha dichiarato, a “un problema di equilibrio costituzionale”.

Vedi anche

Altri articoli