L’uomo che voleva rivoltare l’Italia come un calzino colpisce ancora

Politica e Giustizia
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Valanga di rezioni critiche contro il neopresidente dell’Anm

Era il 27 settembre del 1994, Silvio Berlusconi aveva da poco vinto le elezioni e il suo ministro Giuliano Ferrara si era espresso molto criticamente contro la magistratura. Fu quel giorno che uno degli “eroi” di Mani Pulite, Piercamillo Davigo, il più fine del pool – il “dottor Sottile”, abile navigatore fra norme e codicilli – sbottò davanti alla platea amica di Micromega: “Rivoltiamo questo Paese come un calzino!”.

Tutto si può dire di Davigo tranne che sia un uomo incoerente. Nella sua testa non ha mai smesso di considerare non tanto se stesso quanto l’ordine della magistratura nel suo complesso una sorta di angelo vendicatore delle ingiustizie di questo mondo: “I magistrati sono la parte migliore dello Stato, sono gli unici a fare pulizia al loro interno”, disse il 19 aprile 1997, quando Tangentopoli era già sui libri di storia e Berlusconi caduto una prima volta.

L’oratoria secca e immaginifica ha aiutato l’esternazione del suo pensiero: “Se invito il mio vicino a cena e lo vedo uscire da casa mia con la mia argenteria in tasca, non è che per non invitarlo più devo aspettare la sentenza della Corte Suprema di Cassazione. Smetto subito di invitarlo a cena. Ecco, vorrei che la politica agisse così. Che è poi quello che avviene altrove”. L’argenteria. Il furto, I furfanti. E le connivenze della politica col malaffare. E infine la Giustizia che con la sua spada tutto taglia, malefatte e teste.

Nel mito di Mani Pulite, Davigo è quello di destra (Colombo il più di sinistra, Di Pietro il centrista estremista): non si sa se sia davvero così. Certo è che una volta disse: “Mi definirei essenzialmente un uomo d’ordine. È difficile che si possa fare il magistrato, così com’è difficile che si possa fare il poliziotto se non si crede nel binomio che in tutto il mondo occidentale è lo slogan della destra: legge e ordine. Solo in Italia questi valori sono un po’ rovesciati”.

Oggi sul Corriere della Sera l’ultima clamorosa super-esternazione, ora che è capo del sindacato dei magistrati (Anm) il silenzio è solo un ricordo e il “dottor Sottile” può finalmentetogliere il piede dal freno. E quindi ecco l’invettiva sui “politici che rubano più di prima ma non si vergognano più” . Tutti uguali. Il governo Renzi che “fa le stesse cose” dei governi di centrodestra, ma “in modo mirato”, riuscendo comunque a “genuflettere” i magistrati. E poi l’evidente attacco a Cantone, considerato alla stregua di un politicante: anche se certo non usa queste parole, Davigo con quel “non aggiungo altro” è come se avesse aggiunto un sacco di cose. Felpato, ma duro: è il suo stile.

Anm contro il governo, il Pd, in fondo la politica. E’ scoppiato il caso istituzionale, ormai.

Dal Pd le reazioni sono dure e sotto pelle persino scorre una traccia di stupore: “Le parole di Davigo fanno paura ai magistrati. Cerca la rissa ma non la troverà”, dice David Ermini, responsabile giustizia del partito. “I giudici parlino con sentenze noi rispettiamo il loro lavoro”.

Anna Ascani, giovane deputata, cita una canzone di De Gregori, “La storia”:

 

    Durissimo Andrea Romano: “Sembrerebbe che a Davigo sia scappata la frizione. La sua intervista è un po’ nostalgica, come se lui volesse tornare ad essere quello che è stato nel ’92, quando ha svolto una funzione diversa da quella che svolge ora. L’Italia è cambiata nel frattempo e trovo molto grossolana l’idea che i politici rubino tutti alla stessa maniera: mi auguro che la prossima intervista di sia più equilibrata perchè oggi Davigo svolge un ruolo delicato e importante come presidente dell’Anm”.

Anche un uomo solitamente prudente come Pierluigi Castagnetti, parla di una “aggressione populistica e gratuita a tutti i politici”.  


“Grave dipingere la magistratura come genuflessa: non è esattamente il migliore dei modi per difendere indipendenza e autonomia della magistratura”, dice la deputata dem Anna Rossomando, che ricorda le norme approvate su falso in bilancio, autoriciclaggio, reati ambientali.

Francesco Russo posta su Facebook un commento amaro: “Ho profondo rispetto della magistratura e del suo lavoro ma anche in politica siamo in molti a cercare di combattere la corruzione e il malaffare”.

“Davigo? Un Di Pietro che sa usare i congiuntivi”, ironizza Marco Follini, anch’egli molto critico.

Durissima la reazione di Ncd. Fabrizio Cicchitto spara: “Per Davigo i politici sono corrotti per definizione e bisognerebbe smascherarli con poliziotti in incognito con ruolo di agenti provocatori. E’ evidente che egli fa il presidente dell’Anm per essere il Savonarola che deve rivoltare l’Italia come un calzino”.

E siamo tornati a bomba. Al calzino da rivoltare. Ventidue anni dopo.

 

 

 

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