Dallo storytelling alla contronarrativa, Renzi impegnato su tre fronti

Governo
Il premier Matteo Renzi alla presentazione dell'ultimo libro di Bruno Vespa 'Donne d'Italia' a Roma, 1 dicembre 2015. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Tutto il Pd al lavoro sulla mobilitazione del prossimo weekend: già superato abbondantemente il numero di banchetti previsto

Ancora oggi, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, Matteo Renzi è tornato sulla necessità di rispondere al terrorismo anche con le armi della cultura. Una battaglia che vale non solo sul fronte esterno, quello rivolto a debellare l’Isis, ma anche su quello interno. La paura, le reazioni di chiusura rispetto al terrore incidono infatti anche sulla crescita economica, che rischia di essere migliore rispetto alle stime iniziali, ma non quanto il governo sperasse. Un’incertezza confermata anche dallo scambio a distanza Renzi-Padoan che è andato in scena proprio questo pomeriggio davanti al grande officiante Vespa. “La vera questione è la seguente – ha spiegato il premier – se l’Italia rimette in moto la fiducia e la consapevolezza dei propri mezzi, l’Italia riparte. Ciò che può fare il consumo interno anche rispetto alle previsioni di crescita è eccezionale”.

Si spiega così l’importanza che a palazzo Chigi viene attribuita a quella che lo stesso Renzi oggi ha definito la “contronarrativa” rispetto alla “molto persuasiva ed efficace campagna comunicativa globale che i terroristi stanno realizzando”. Combattere la paura per non sottomettersi alla logica dei terroristi, dare fiducia ai cittadini, placare la concorrenza politica di chi – da destra – prova a speculare per qualche voto in più.

Ma se l’impegno da premier di Renzi è rivolto essenzialmente in questa direzione, negli ultimi giorni è aumentato notevolmente anche il tempo e lo sforzo dedicato all’altro ruolo, quello di segretario del Pd. Anche in questo caso, infatti, c’è un messaggio che si sta diffondendo e che va contrastato: quello di un partito che arranca, al centro e in periferia, in vista delle amministrative del giugno prossimo. Da questo punto di vista, Renzi sta lavorando su due diversi livelli.

Il primo è quello strettamente relativo al partito. Tutta la macchina del Nazareno è impegnata ventre a terra sulla mobilitazione del prossimo weekend. Il numero dei banchetti già organizzati supera l’obiettivo iniziale delle mille postazioni e si avvia verso quota 1.300-1.500. Parlamentari e sindaci saranno presenti in piazza e lo stesso Renzi sta valutando come partecipare alla due-giorni di sabato e domenica. Alla piazza ‘reale’ si affiancherà quella virtuale e mediatica, con i social, il sito del partito e Unità.tv che seguiranno l’evento con iniziative specifiche. Mentre l’Unità cartacea sarà presente con le proprie copie su ogni banchetto.

Il Pd è l’unico partito presente in maniera capillare su tutto il territorio italiano e la dimostrazione che sarà fornita sabato e domenica – nell’idea del vertice dem – basterà a replicare a chi paventa un crollo degli iscritti, rafforzando quanto spiegato ieri da Lorenzo Guerini: “La militanza dentro una forza politica in questo momento si esprime in modi diversi, che non necessariamente comportano l’iscrizione”.

Il secondo livello riguarda il rinnovamento del Pd. Renzi vuole confermare di essere il primo a sapere che la rottamazione è ancora tutt’altro che compiuta. E quale luogo migliore della Leopolda per dare un segnale in tal senso? A maggior ragione se l’appuntamento arriva dopo un’iniziativa di tutto il partito – così che nessuno potrà accusarlo di prestare più attenzione alla ‘sua’ kermesse piuttosto che al Pd – e contemporaneamente al tentativo di rilancio della minoranza interna, con un’assemblea congiunta delle aree guidate da Speranza e Cuperlo.

Circolano ancora poche notizie ufficiali, ma – se confermato – l’abbandono della formula dei tavoli di lavoro, una delle caratteristiche più note e più ‘esportate’ dalla stazione fiorentina, è una novità che segna in qualche modo il passaggio dal ‘laboratorio di idee’ al rafforzamento di un progetto, che è diventato di governo. A livello centrale, certamente, ma soprattutto in periferia, perché lì adesso bisognerà agire con più convinzione. La formula “ieri-oggi-domani” preannunciata da Renzi servirà proprio a questo: spiegare che di lavoro ne è stato fatto, ma ne rimane ancora tanto per i leopoldini.

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