Dall’Europa presto norme anti-terrorismo uguali per tutti

Terrorismo
epa05225330 A member of the Counter Terrorism Centre (TEK) patrols the area in front of the Parliament in downtown Budapest, Hungary, 22 March 2016. Hungary raised its terrorism awareness level to grade 2  following the explosions in the departure hall of Zaventem Airport and on the metro system in Brussels, where dozens of people have died or been injured.  EPA/ZOLTAN BALOGH HUNGARY OUT

Il Consiglio europeo straordinario ha imposto un’accelerazione al percorso di una direttiva per facilitare il coordinamento tra gli Stati membri

Una direttiva antiterrorismo che renda “più omogenee” le norme dei singoli Paesi, che attualmente sono distanti e perfino contraddittorie tra loro. È questo l’obiettivo al quale hanno lavorato oggi i ministri dell’Interno e della Giustizia degli Stati membri dell’Unione europea, in un Consiglio straordinario convocato dopo gli attentati di Bruxelles.

Il risultato sarebbe “a portata di mano”, stando a quanto riferisce il Guardasigilli Andrea Orlando, dato che “l’impianto è già in fase avanzata” e potrebbe “avere un’accelerazione” nelle prossime ore. “Non ci saranno rallentamenti e battute d’arresto”, ha detto fiducioso anche Angelino Alfano.

“Noi per quanto ci riguarda – ha aggiunto Orlando – abbiamo accelerato su tutti gli strumenti di cooperazione bilaterale: abbiamo rivisto, e il parlamento sta per licenziarla in via definitiva, la parte che regola le rogatorie, le estradizioni, le forme di cooperazione giudiziaria del nostro codice di procedura penale e abbiamo dato attuazione a tutte le direttive che dal 2000 in poi disciplinavano questa materia, con i decreti attuativi”. L’augurio del ministro è che gli altri Stati membri, in attesa della direttiva vincolante, si adoperino autonomamente per rafforzare la cooperazione. “È sbagliata l’idea che ognuno per sé possa far meglio”, ha spiegato Orlando.

Intanto l’allarme crescente per il pericolo di attacchi terroristici riapre anche il discorso sulla flessibilità nei conti pubblici. Il governo italiano – sostenuto in buona parte dal Pse – spinge perché le clausole previste dai trattati europei possano essere utilizzate nella maniera meno rigida possibile.

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