Dal governo egiziano un piano per censurare il caso Regeni

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Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il ministero dell’Interno ha diffuso per errore delle indicazioni interne su come affrontare a livello mediatico il caso di due giornalisti arrestati e per emettere un ordine di riservatezza sull’omicidio del ricercatore italiano

Una pioggia di critiche sul ministero dell’Interno egiziano, costretto ad affrontare l’ennesimo imbarazzo per una serie di vicende gestite in modo quantomeno dilettantesco. L’ultima questione è quella legata a una mail inviata per “errore tecnico” dal dicastero ai media egiziani. Il messaggio, che in realtà era destinato al ministro, il generale Magdy Abdel Ghaffar, conterrebbe delle indicazioni per affrontare a livello mediatico le ripercussioni del caso di Amr Badr e Mahmoud el Sakka, due giornalisti arrestati domenica nella sede del sindacato della stampa con l’accusa di diffusione di notizie false e tentativo di rovesciare le istituzioni.

Nella mail si esprimono valutazioni sulla “escalation” del sindacato finalizzata a “ottenere vantaggi elettorali” e si esorta tutto il ministero, probabile oggetto di una “campagna feroce”, a tenere “una posizione fissa, immutabile”, minacciando di “punire” chi dovesse discostarsene. Un lungo documento quello inviato ai media egiziani nel quale si prevede anche che “l’intervento diretto del ministro dell’Interno sarà accolto da dubbi da parte dei media” e nel quale si consiglia di ricorrere a “esperti della sicurezza o a generali in pensione”, impostando un “coordinamento con alcuni programmi televisivi, per invitarli a parlare e ad esporre il punto di vista del ministero”.

Ma non finisce qui: dal documento emerge, inoltre, che il dicastero avrebbe chiesto alla procura generale egiziana di emettere un “ordine di riservatezza” sull’omicidio di Giulio Regeni. “Per quanto riguarda la gestione mediatica dell’omicidio di Regeni e il ritrovamento dei suoi effetti personali nell’abitazione di uno dei componenti della banda ucciso il 24 marzo scorso a Heliopolis – si legge in un memo della mail – e dopo gli sviluppi medicatici successivi e l’intenzione di alcuni organi di stampa di accusare il ministero dell’Interno in questo caso, chiediamo a sua Eccellenza di coordinarsi con il signor procuratore generale per emettere un ordine di riservatezza sul caso sino alla fine dell’inchiesta”.

Aumentano così le pressioni sul ministero e oggi anche il quotidiano filogovernativo Al Ahram in un editoriale critica duramente il comportamento del ministero dell’Interno che, si legge, “ha commesso molti errori nell’ultimo periodo e il più recente è il comportamento deplorevole nei confronti dei giornalisti”.

Citando “fonti del ministero”, il sito scrive che l’episodio riflette un presunto “stato confusionario in cui versa il ministero”. Il piano doveva essere sottoposto all’attenzione del ministro, il, e ora sono in corso “indagini allargate” nei confronti di “alcuni dipendenti del dipartimento informazione del ministero”.

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