Dalle periferie milanesi la sfida di domenica

Milano
Controlli, perquisizioni e sgomberi delle Forze dell'Ordine in Via Odazion zona Giambellino in vista del corteo contro l'Expo, Milano, 29 aprile 2015.  ANSA/STEFANO PORTA

Il voto di Milano è sempre stato sondato tenendo il polso dei quartieri popolari

A Milano c’è un detto: i salotti candidano, le periferie eleggono.

In città chi capisce di politica ha sempre sondato la misura del voto tenendo il polso dei quartieri popolari: lo sapevano bene i socialisti al governo di Milano quando, prima ancora che fosse legge dello stato, Tognoli bonificò dall’amianto decine e decine di scuole di periferia; lo sapeva bene il sindaco Pillitteri quando nel 1991 strigliò l’ormai famoso tranviere per i volantini razzisti distribuiti nel deposito ATM di via Palmanova, capendo prima di tutti quali rischi alla coesione sociale Milano avrebbe presto vissuto; lo sapeva bene un riformista del Pci come Luigi Corbani che al primo test amministrativo della Lega di Bossi mise in guardia dal sottovalutare la percentuale di poco superiore al 3% che gli abitanti del Gratosoglio avevano assegnato ai Lumbard. Poco tempo dopo Formentini primo leghista, e sino ad oggi anche l’unico, venne eletto sindaco di Milano.

Tempo dopo ebbi io stessa l’opportunità di verificare la veridicità di quel detto milanese quando, manco a farlo apposta, da responsabile del Sunia per i quartieri popolari, conobbi nelle case di via Rizzoli lo stesso tranviere di Pillitteri che militava con l’estrema destra nelle fila dell’allora Pdl: in quel quartiere gli sottrassi interamente il comitato inquilini spostandolo da destra a sinistra. Fu per me il primo segnale del progressivo indebolimento del centrodestra a Milano che portò, cinque anni dopo, alla sconfitta della Moratti e all’inizio dello sfaldamento del centro destra su tutto il territorio nazionale.

Pisapia, candidato dei salotti, venne eletto dalle periferie. Milano ancora una volta e come da tradizione, anticipò sul piano politico quello che presto sarebbe accaduto a Roma.

Alla vigilia delle amministrative del 5 giugno, non possiamo non ricordare come, sulla stessa scelta finale di Renzi di candidare Beppe Sala a sindaco di Milano, abbia pesato il successo preannunciato dai sondaggi dell’ex ad di Expo in due zone popolari come il Giambellino e il Lorenteggio. Guarda caso due quartieri di proprietà Aler, l’azienda lombarda di edilizia residenziale pubblica giunta all’attenzione delle cronache nazionali per essere fallita.  In effetti a Milano oggi, nelle periferie, c’è un macro problema rappresentato dai quartieri di proprietà dell’Aler (Azienda regionale lombarda): le giunte di centrodestra in Regione Lombardia si portano dietro da 25 anni le responsabilità dirette dello stato di abbandono di quartieri come San Siro, Corvetto, Lorenteggio o via Bolla dove proprio stamane Emanuele Fiano, responsabile sicurezza della segreteria nazionale Pd, e l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Milano Carmela Rozza, hanno tenuto una conferenza stampa denunciando lo stato del quartiere e indicando con chiarezza le responsabilità di Regione Lombardia.

“L’azienda regionale lombarda è fallita. Se Regione Lombardia non si accolla il debito e non fa un profondo rinnovamento del management, non ci sarà futuro per i quartieri popolari di proprietà della Regione Lombardia. Fino ad oggi Parisi ha fatto solo filosofia sulla sicurezza, mentre la compagine che lo sostiene ha dimostrato ampiamente il proprio nulla per le periferie”, dichiara l’assessore Carmela Rozza.

Rincara la dose Fiano: “Parisi, Lega e Forza Italia in questi giorni vanno blaterando in tv di sicurezza e periferie, assegnando agli immigrati e alla Giunta Pisapia la responsabilità dell’insicurezza dei cittadini, dimenticandosi il nulla che hanno fatto da quando governano e le loro dirette responsabilità. Con Beppe Sala noi abbiamo le idee chiare: risolvere il fallimento di Aler e investire costantemente sulla qualità della gestione del patrimonio regionale garantendo legalità e sicurezza. Noi lo abbiamo fatto assegnando le case comunali a Metropolitana Milanese e i risultati si vedono: zero nuove occupazioni abusive e 400 sgomberi di delinquenti effettuati”.

E mentre a Quarto Oggiaro e alla Barona si attendono il ministro Martina e il premier Renzi, ieri ancora una volta come in tutta questa campagna elettorale, Matteo Salvini si è guardato bene di mettere piede in qualsivoglia quartiere popolare. Evidentemente anche il leader leghista conosce il famoso detto milanese. Chissà mai che questa volta dalle prossime amministrative e dalle periferie milanesi si possa lanciare il cambiamento anche in Lombardia.

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