Dalla legge di stabilità notizie confortanti per il Welfare. Ecco tutte le misure sul sociale

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La nuova manovra appena varata pone molta attenzione e risorse sul welfare. Vediamo insieme tutte le misure

Da un’azione di contrasto alla povertà alle misure per i pensionati passando per un sostegno alla disabilità. E poi, ancora, il rinnovo degli ammortizzatori sociali per i contratti precari, il rilancio del servizio civile e il sostegno alla maternità. La legge di stabilità 2016 appena varata in via definitiva dal Parlamento pone molta attenzione e risorse al welfare: nel giro degli ultimi tre anni c’è stato un raddoppio dei fondi, da 1,7 a 3,4 miliardi.

Oltre a un incremento del Fondo per la non autosufficienza, arriva un Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico. Sebbene dunque il mantra della manovra sia soprattutto la riduzione delle tasse, c’è tutto un aspetto sociale su cui riteniamo sia giusto porre l’accento.

Un impegno confermato anche dal Forum del Terzo settore che tramite il suo portavoce sottolinea come gli investimenti sul Welfare segnino un “significativo cambio di direzione dopo tanti anni”.

Ma vediamo insieme tutte le misure sul sociale.

Leasing agevolato per l’acquisto della prima casa. Arriva  la  possibilità,  per  le  persone  fisiche,  di  ricorrere  al  leasing  finanziario  per acquistare  immobili destinati ad abitazione principale, con  sconti particolari  per i giovani  under  35  con  un  reddito  complessivo  non  superiore  a  55  mila  euro.  Con  il contratto di locazione finanziaria, la banca o l’intermediario si obbligano ad acquistare o far  costruire  l’immobile,  su  scelta  e  indicazione  del  soggetto  utilizzatore,  che  potrà abitarvi  per  un  dato  tempo  e  dietro  un  corrispettivo  che  tenga  conto  del  prezzo  di acquisto  o  di  costruzione  e  della  durata  del  contratto.  Alla  scadenza  di  quest’ultimo, l’utilizzatore ha la facoltà di acquistare la proprietà del bene ad un prezzo prestabilito.

Sono  peraltro  deducibili  ai  fini  Irpef,  nella  misura  del  19  per  cento,  i  costi  relativi  al  contratto di locazione finanziaria: si tratta dei canoni e dei relativi oneri accessori per un importo non superiore a  8 mila  euro, nonché del costo di acquisto dell’immobile per un importo  non  superiore  a  20  mila  euro,  nel  caso  in  cui  le  spese  siano  sostenute  da giovani di età inferiore a 35 anni, con un reddito complessivo non superiore a 55 mila euro  all’atto della stipula del contratto  e non titolari di diritti di proprietà su immobili a destinazione  abitativa.  Per  i  soggetti  di  età  pari  o  superiore  a  35  anni,  gli  importi massimi detraibili a fini Irpef sono dimezzati.

Piano nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Presso il Ministero del  Lavoro e delle politiche sociali viene istituito un  Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, con 600 milioni di euro in dotazione per il 2016  (cifra che sommata alle risorse già stanziate porta il totale degli interventi a 1,4 miliardi) e un miliardo a decorrere dal 2017.  Le risorse del Fondo costituiscono i limiti di spesa per garantire l’attuazione di un  Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, adottato con cadenza triennale.

Per  il  2016,  di  questi  600  milioni  di  euro,  380  milioni  saranno  utilizzati  per  l’avvio su  tutto  il  territorio  nazionale  di  una misura  di  contrasto  alla  povertà,  intesa  come estensione, rafforzamento e consolidamento della Carta acquisti sperimentale,  e 220 milioni  di  euro  serviranno  ad  incrementare  ulteriormente  l’autorizzazione  di  spesa relativa all’assegno di disoccupazione (Asdi).

Le  misure  prese  garantiranno  in  via  prioritaria  interventi  per  nuclei  familiari  in  modo  proporzionale  al  numero  di  figli  minori  o  disabili,  tenendo  conto  della  presenza,  all’interno del nucleo familiare, di donne in stato di gravidanza. Il miliardo di euro stanziato a regime, per gli  anni successivi al 2016, sarà finalizzato all’introduzione  di  un’unica  misura  di  contrasto  alla  povertà  –  correlata  alla differenza tra il reddito familiare del beneficiario e la soglia di povertà assoluta  – e alla razionalizzazione degli strumenti e dei trattamenti esistenti.

Sconti e riduzioni con la “Carta famiglia”. A decorrere dal 2016 è istituita una  “Carta famiglia”, destinata alle famiglie costituite da  cittadini  italiani  o  da  cittadini  stranieri  regolarmente  residenti  sul  territorio  italiano, con almeno tre figli minori a carico. La carta, che verrà rilasciata alle famiglie che ne facciano richiesta, previo pagamento dei  costi di emissione, con i criteri e le modalità stabilite sulla base dell’Isee, consentirà di avere  sconti sull’acquisto di beni o servizi e riduzioni  tariffarie  con  i  soggetti  pubblici  o  privati  che  intendano  contribuire all’iniziativa. La Carta famiglia nazionale è emessa dai singoli Comuni, che attestano lo stato  della  famiglia  al  momento  del  rilascio,  ed  ha  una  durata  biennale  dalla  data  di emissione.

Contrasto alla povertà educativa minorile. Istituito,  in  via  sperimentale,  un  Fondo  finalizzato  a  sostenere  l’azione  contro  la povertà  educativa  minorile,  alimentato  da  versamenti  effettuati  dalle  fondazioni bancarie  (che  beneficeranno  di  credito  d’imposta  pari  al  75  per  cento  di  quanto versato  per un massimo di  100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018)  su  un  apposito  conto  corrente  postale.  Quella  educativa  è  una  povertà  meno  visibile  di  quella  economica,  ma  che  può  bloccare  le  possibilità  dei  bambini  e  degli  adolescenti di sviluppare le proprie capacità.

Più semplice donare i prodotti alimentari. Incentivata  la  donazione  delle  eccedenze  alimentari  agli  indigenti,  con  un innalzamento a 15 mila euro (rispetto agli  attuali 5.164,57) della soglia per l’obbligo di comunicazione preventiva in caso di donazione. Tale comunicazione è resa facoltativa, senza limiti di valore, nel caso in cui si tratti di beni facilmente deperibili.Viene inoltre stabilizzato  il  Fondo indigenti per l’acquisto di derrate alimentari  con uno  stanziamento  di  2  milioni  di  euro  per  il  2016  e  5  milioni  di  euro  a  decorrere  dal 2017.

Sostegno per chi è più debole. Previsti  90  milioni  di  euro  per  sostenere  le  persone  con  disabilità  grave,  in particolare  stato  di  indigenza  e  prive  di  sostegno  familiare  in  quanto  mancanti  di entrambi i genitori (cosiddetto “dopo di noi”). Viene istituito presso il Ministero della salute il  Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico dotato di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2016. Al  fine  di  potenziare  i  progetti  riguardanti  misure  atte  a  rendere  effettivamente indipendente  la  vita  delle  persone  con  disabilità  grave,  come  previsto  dalle disposizioni di cui alla legge 21 maggio 1998, n. 162, è stanziata la somma di 5 milioni di euro per l’anno 2016 (“vita indipendente”).

Il  Fondo per le  non autosufficienze, anche ai fini del finanziamento degli interventi a sostegno  delle  persone  affette  da  sclerosi  laterale  amiotrofica  (Sla),  verrà incrementato di 150 milioni euro annui  a decorrere dal 2016, arrivando ad un totale di 400 milioni di euro.

Una quota del Fondo sanitario nazionale, 2 milioni di euro per il 2017 e 4 milioni  per il 2018, è vincolata per lo svolgimento di una o più sperimentazioni cliniche concernenti  l’impiego di medicinali per  terapie avanzate a base di cellule staminali  per la cura di malattie  rare.  La  selezione  delle  sperimentazioni  avviene  tramite  procedura  ad evidenza pubblica, coordinata dall’Agenzia italiana del farmaco e dall’Istituto superiore di sanità, che possono avvalersi di un comitato di esperti esterni ai fini della valutazione delle predette sperimentazioni.

Servizi a favore degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali. Vengono attribuite  alle Regioni, a decorrere dal 1° gennaio 2016, le funzioni relative all’assistenza  per  l’autonomia  e  la  comunicazione  personale  degli  alunni  con disabilità fisiche o sensoriali, nonché  ai servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione degli alunni medesimi. Sono fatte salve le norme regionali che prevedono al  1°  gennaio  2016  l’attribuzione  delle  predette  funzioni  alle  Province,  alle  Città metropolitane o ai Comuni, anche in  forma associata. Per l’esercizio di tale funzioni è attribuito un contributo di 70 milioni di euro per l’anno 2016.

Tutela del coniuge in stato di bisogno. Istituito  un  Fondo  di  solidarietà  a  tutela  del  coniuge  in  stato  di  bisogno,  con  una dotazione di 250 mila euro per il 2016 e di 500 mila  euro per il 2017.  Chi si trova  in stato  di  bisogno  e  non  ha  ricevuto  l’assegno  di  mantenimento  per  inadempienza  del coniuge  può  richiedere  al  Tribunale  di  residenza  l’anticipazione  di  una  somma  fino all’entità dell’assegno medesimo.

Intervento sulle case popolari. Per  sostenere  chi  ha  bisogno  e  vive  in  condizioni  di  disagio  abitativo,  vengono  resi subito disponibili 164 milioni di euro (84 milioni per il 2016 e 80 milioni per il 2017) per l’attuazione  del  Programma  di  recupero  e  razionalizzazione  degli  immobili  e  degli alloggi  di  edilizia  residenziale  pubblica,  e  per  la  realizzazione  di  altri  interventi  in materia di edilizia sociale. Le  agevolazioni  fiscali  previste  per  gli  Istituti  autonomi  case  popolari  (Iacp) vengono  estese agli enti  che hanno le loro  stesse finalità sociali, purché costituiti e operanti al 31 dicembre 2013 e istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione sociale in materia di in house providing.

Al fine di contrastare l’emergenza abitativa  il bonus del 65 per cento  si applica anche agli  interventi  di  riqualificazione  energetica,  effettuati  dal  1°  gennaio  al  31  dicembre 2016, su immobili adibiti ad edilizia residenziale pubblica.

Rifinanziati gli ammortizzatori sociali in deroga. Disposto il  rifinanziamento di  250 milioni di euro,  per il 2016, degli  ammortizzatori sociali in deroga (18 milioni destinati alla cassa integrazione guadagni in deroga per il settore della pesca).

Intervento per gli esodati. Grazie al recupero dei “risparmi” delle altre salvaguardie, previsto un nuovo intervento, il settimo della serie,  a favore degli  esodati, cioè di chi, non avendo ancora maturato i requisiti  richiesti  dalla  “legge  Fornero”,  rischia  di  restare  senza  pensione  e  senza stipendio. Garantito  l’accesso  al  trattamento  previdenziale  con  i  vecchi  requisiti  a  un massimo di  ulteriori 26.300 soggetti, sia individuando nuove categorie di beneficiari, sia  incrementando  i  contingenti  di  categorie  già  oggetto  di  precedenti  salvaguardie, attraverso il prolungamento del termine (da 36 a 60 mesi successivi all’entrata in vigore della riforma pensionistica) entro il quale i soggetti devono maturare i vecchi requisiti. Per effetto di tali disposizioni il limite massimo di soggetti salvaguardati viene stabilito a 172.466.

Pensioni: con il part-time un inizio di flessibilità. I lavoratori dipendenti del settore privato nei  tre anni antecedenti la maturazione dei requisiti  necessari  al  pensionamento  di  vecchiaia  potranno  concordare  con l’azienda un orario ridotto al 50  per cento, mantenendo uno stipendio pari a circa il 65 per cento rispetto a quello percepito fino a quel momento. La scelta del  part-time  non comporterà nessuna penalizzazione sulla pensione, perché lo Stato si farà carico dei contributi figurativi. Il datore di lavoro, dal suo canto, dovrà corrispondere in busta paga al lavoratore la quota dei contributi riferiti alle ore non prestate, che si trasformeranno quindi in salario netto.

Nessuna indicizzazione negativa delle pensioni. Viene  esclusa  l’applicazione  di  un’indicizzazione  negativa  delle  prestazioni previdenziali ed assistenziali: disposto, infatti, che la percentuale di adeguamento dei relativi importi, corrispondente alla variazione nei prezzi al consumo  accertata dall’Istat, non possa  essere inferiore a zero. Si è ritenuto socialmente insostenibile chiedere ai pensionati la restituzione, anche minima, di una quota della pensione.

Pensionati: più alta la “no tax area”. Con  un  emendamento  del  Pd,  già  dal  2016  la  soglia  di  reddito  entro  la  quale  i pensionati non versano l’Irpef, la cosiddetta  “no tax area”, passa, per chi ha più di 75 anni,  dagli attuali 7.750 euro a 8.000 euro. Per chi invece ha meno di questa età di passa  da 7.500 a 7.750 euro.  Si tratta di una misura che nel complesso coinvolge 6milioni di pensionati.

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