D’Alema e Cuperlo, stoccate su partito, Imu e riforme

Pd
Massimo D'Alema, Bianca Berlinguer e Gianni Cuperlo durante la festa dell'unità a Firenze, 12 Settembre 2015. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INOCENTI

Dibattito alla Festa dell’Unità di Firenze. L’ex premier: “Il Pd è abbandonato, sta deperendo”. L’ex presidente Dem: “Restare? Non un destino ma una scelta quotidiana”

Massimo D’Alema e Gianni Cuperlo sono appena saliti sul palco della Festa dell’Unità di Firenze che Bianca Berlinguer rompe il ghiaccio: «Staino mi ha mandato un sms dicendomi che per moderare questo dibattito devo avere alle spalle studi di psicanalisi sui rapporti padre figlio. Ho risposto: sono la persona più adatta». Ma loro due hanno un rapporto padre figlio, chiede la direttrice del Tg3? Non per Cuperlo (ribattezzato «Gary Cooperlo» da un fan): «C’è un rapporto di stima e, se non si offende, amicizia. Ma opinioni a volte diverse. Con Staino c’è stato un confronto aspro, ma va bene. Caricaturale l’idea di una sinistra interna che sabota. L’importante è come ci si rispetta in un partito». Massimo D’Alema aggiunge: «C’era un errore, l’immagine di Cuperlo eterodiretto che prima di decidere telefona a me o Bersani è offensiva e sbagliata. Lo conosco, è spigoloso, fa di testa sua. Io gli consiglio più tolleranza…». Poi l’affondo: «Ci stiamo dimenticando molti valori della sinistra, ma torneremo al compagno Pjatakov che se il partito dice che il bianco è nero lui concorda. Prima avevamo lui, ora abbiamo Lotti». Anche sulle riforme, piena sinergia. «Nessuno vuole azzerare il percorso – osserva Cuperlo – vogliamo tagliare il traguardo e farlo bene». Ricucire, però, per D’Alema spetta a Renzi: «Tocca lui trovare una soluzione nel partito attraverso una discussione vera». Invece il Pd «con premier e segretario stessa persona è abbandonato a se stesso e sta deperendo». Molti applausi dall’affollata platea, ma una voce dal fondo: «40%» (cifra che ricorda a distanza anche Dario Parrini, dicendo «non sta affatto deperendo, sta cambiando l’Italia»). L’ex premier puntualizza: «Io non sono maggioranza né minoranza, sono un cittadino. Ma sulle tasse c’è stato un annuncio del premier, nemmeno di Padoan, scopriamo le cose dai giornali e poi ci si dice che è una decisione della maggioranza? Non possiamo far finta di avere un partito con maggioranza e minoranza, perché non-c’è-più», scandisce. E Cuperlo: «La disciplina di partito passa attraverso la costruzione del consenso. L’obbedienza si impone». L’ex presidente Dem rievoca la riunione in cui, quando era in carica, criticò l’Italicum: «Un minuto dopo sono state chieste le mie dimissioni via agenzia. Renzi al microfono mi diede del nominato. Il giorno dopo mi sono dimesso. Non era polemica, ma rivendicare rispetto». Berlinguer scherza sul feeling: «Devo fare io la controparte».

L’opinione di Cuperlo è netta anche sul passato, sull’antiberlusconismo che il premier al Meeting di Rimini ha paragonato al berlusconismo: «Non sono nostalgico, rispetto il passato. Non si può azzerare il cronometro». Prima di Renzi nel Pd non si discuteva? «Si capiva che non dirigi il partito con la bacchetta magica ma con l’ascolto delle sue componenti». Se la parola chiave della serata è «rispetto», il tema sono le tasse. Su cui l’opposizione alla linea renziana di abolizione dell’Imu è totale in nome del principio di progressività, dell’equità e della priorità a impresa e lavoro. D’Alema: «Non si può risolvere un problema dopo 7 anni dicendo: ha ragione Berlusconi. Non è giusto. Io pago una tassa significativa sulla casa e, con 9 milioni di poveri la priorità non può essere toglierla a me». Boato del pubblico. Ma l’ex ministro degli Esteri non ha finito: «Nessun ragazzo di buon senso dovrebbe permettersi di polemizzare con Padoa Schioppa (il ministro, oggi scomparso, disse che «pagare le tasse è bello», ndr) perché è stato un grande italiano e pagando le imposte si fa il proprio dovere». Cuperlo dice se voterà l’addio all’Imu nella Legge di Stabilità ma avvisa: «Non perdiamo un pezzo di identità per conquistare il consenso di qualcun altro, dirò la mia e voterò secondo coscienza». Altra stoccata: «Il premier di evasione non ha parlato, lo considero un lapsus, ma discutiamo». Del Pd attuale, insomma, si salva poco. Su Enrico Rossi, potenziale sfidante di Renzi al futuro congresso, D’Alema non si pronuncia «per non danneggiarlo», ma annota malizioso: «Ai tempi della vituperata ditta come governatore prese un milione di voti, adesso 600mila… C’è un crollo della partecipazione nelle regioni rosse. Non è che il Pd si sta affrancando dai postcomunisti, sono loro che si affrancano dal Pd. Le aspettative suscitate da Renzi in parte sono andate deluse». Il resto dell’analisi è altrettanto impietoso: «Illusorio sfondare al centro, imbarchiamo ceto politico e i voti vanno alla Lega, se arriva Verdini e vanno via gli elettori…». Ce n’è persino per Tony Blair, che Renzi apprezza: «Ho capito che Corbyn avrebbe vinto quando ho sentito il discorso di Blair. In Gran Bretagna gli elettori provano avversione per lui, noi lo abbiamo scelto come modello…».

Sulle riforme, D’Alema spara a zero: «In pratica agli elettori diciamo: state a casa, non venite a votare. Con la grande riforma chi vince per un pugno di voti, anche Grillo, prende tutto. Nessuna democrazia al mondo funziona così». Cuperlo condivide i timori di D’Alema, dice che «restare in questo partito non è un destino, è una scelta che devo rinnovare ogni giorno», e avverte: «Bisogna garantire un equilibrio complessivo dei poteri o la democrazia viene meno. Un grande partito non si impicca all’art. 2, deve avere una visione d’insieme». E strappa l’ovazione del pubblico con: «Se si fa a meno di un pezzo di Pd per altri voti, saremmo di fronte al venir meno delle ragioni fondative di questo progetto. Se il Pd cambiasse radicalmente natura, profilo, offerta di sinistra, potrebbe non essere più la casa per me e tanti di noi. Quando vedo uscire Cofferati e altri, una domanda me la pongo». E D’Alema: «Non vivo nella condizione umanamente difficile in cui vivono Cuperlo e Speranza. Non ho né l’età né desiderio di fondare partiti. Ma sia che decidano di dare battaglia nel Pd sia che in un momento che nessuno si augura possano pensare di ricostruire altrove una sinistra italiana io darò una mano».

 

(Foto Ansa)

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