G20, alla ricerca di una strategia comune contro i tagliagole

Terrorismo
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Nel documento comune provvedimenti per rafforzare le misure di sicurezza e strumenti per combattere il terrorismo. Costruttivo il colloquio tra Putin e Obama

Si è aperta stamane ad Antalya, in Turchia, la seconda e ultima giornata del G20. Il summit dei potenti della terra prosegue i lavori tra l’angoscia e la rabbia per quanto è accaduto nel cuore dell’Europa, ma anche per gli attacchi terroristici di Beirut e Ankara.

“Siamo uniti nella lotta al terrorismo” si legge nella bozza finale della due giorni in cui arriva un forte atto di condanna per i fatti di Parigi. Per i leader del G20 si tratta ormai della principale “priorità per tutti i paesi” da affrontare “insieme, con un lavoro comune” in stretto accordo con il ruolo centrale delle Nazioni Unite e le sue leggi su diritti umani e rifugiati.

“È il momento di agire”, aveva detto ieri il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dando il via ai lavori. E qualcosa di concreto, in effetti, stavolta c’è. La novità sta nel recepimento di alcuni interventi concreti richiesti dall’Unione europea e dalla Commissione di Bruxelles. Si tratta di tre misure inserite nella bozza delle conclusioni:

  • Intensificare e rafforzare i controlli alle frontiere;
  • Implementare ulteriormente la sicurezza aerea nell’aviazione civile;
  • Il blocco degli asset finanziari che, attraverso la tracciabilità, vengono ricondotti al finanziamento di organizzazioni terroristiche.

Non solo, l’altra novità è il massiccio scambio di dati e di informazioni che verrà richiesto a tutti i partecipanti per tentare di combattere i cosiddetti “foreign terrorist fighters”. I leader riuniti si sono detti infatti “preoccupati” per il notevole e crescente flusso dei combattenti stranieri, per la minaccia che rappresentano per tutti gli Stati.

Significativo è stato anche l’incontro di ieri tra Obama e Putinauspicato ma non scontato. I due leader si sono incontrati con i rispettivi responsabili della sicurezza nazionale per una quarantina di minuti raggiungendo una condivisione di intenti: Russia e Stati Uniti sembrano più che mai convinti che bisogna trovare una soluzione in Siria il più presto possibile e anche le posizioni sul futuro di Assad sembrano avvicinarsi.

Quanto agli incontri di oggi, già di prima mattina, prima dell’inizio della nuova sessione del vertice, Matteo Renzi ha incontrato prima il premier canadese Justin Trudeau e poi il presidente russo Vladimir Putin in un bilaterale ufficiale nel quale ha ribadito la necessità di un impegno comune per vincere la sfida del terrrorismo.

Nel pomeriggio, invece, ci sarà un altro momento significativo del vertice. È in programma infatti una riunione tra il presidente Usa Barack Obama, il premier Matteo Renzi, la cancelliera Angela Merkel, il premier britannico David Cameron, il ministro degli esteri francese Laurent Fabius. Al centro sempre la questione della Siria, del terrorismo e degli esodi migratori.

Quanto alla questione migranti sono stati fatti ulteriori passi in avanti. Tutti gli Stati – si legge nella bozza del comunicato finale – contribuiscano alla soluzione della crisi dei rifugiati e condividano l’onere e ciò che ne consegue, incluso il ricollocamento. Il G20 chiede inoltre che tutti i paesi si impegnino in “altre forme di intervento umanitario, compresi sforzi perché i rifugiati abbiano accesso a istruzione, servizi e opportunità di benessere”.

Infine i temi economici. In questo caso la discussione ha portato all’impegno comune di ridurre la disoccupazione giovanile del 15 per cento entro il 2025.

Il piano di Ankara. Sullo sfondo resta anche il piano annunciato qualche giorno fa da Ankara, che si prepara a una azione militare di terra in Siria con oltre 10mila uomini. L’obiettivo, oltre a colpire l’Isis, sarebbe anche garantire la sicurezza di un’area nella quale far stare – per dieci anni – fino a cinque milioni di profughi siriani. Si ipotizzano sei campi principali, undici basi logistiche e diciassette punti di sicurezza. Aree che rischiano però di diventare enormi campi di contenimento a controllo militare che potrebbero trasformarsi in futuro in un nuovo vivavio per il proselitismo a disposizione dei terroristi.

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