Dal divorzio all’aborto: tutti i fallimenti dei no ai diritti civili

Unioni civili
Da sinistra i parlamentari Massimiliano Fedriga (Lega), Nicola Molteni (Lega), Alessandro Pagano (Ap), Maurizio Sacconi (Ap), Lucio Malan (Fi), Gaetano Quagliariello (Idea), Eugenia Roccella (Idea), Maurizio Gasparri (Fi) e Carlo Giovanardi (Idea) durante la presentazione del comitato del 'No' alla legge sulle unioni civili approvata ieri dal governo con il voto di fiducia, nella sala stampa di Montecitorio a Roma, 12 maggio 2016.
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Tra pochi giorni nascerà il comitato per il referendum abrogativo, ma il finale è già scritto

A 35 anni dal referendum sull’aborto e a 42 da quello sul divorzio, si torna a parlare nuovamente di referendum abrogativo di una legge per il riconoscimento di diritti: quella che regola le unioni civili.

Anche in questo caso è una parte di cattolici a portare avanti la battaglia per l’abrogazione della legge approvata solo pochi giorni fa. Una legge che solo ieri il presidente dei vescovi Angelo Bagnasco ha definito ideologica e che ha dato il via all’iniziativa portata avanti da alcuni esponenti di vari gruppi parlamentari, tra cui Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi.

Chissà se la destra cattolica ricorda quanto è costata, ad esempio, alla Dc e in particolare a Fanfani, quella battaglia contro il divorzio. Il segretario della Dc quella volta commise due errori: il primo fu quello di credere in una vittoria del sì all’abrogazione della legge, il secondo fu quello di politicizzare il referendum, trasformandolo in una strategia per frenare il Pci di Berlinguer.

Il referendum fu un successo dal punto di vista della partecipazione con un’affluenza che superò l’87% e con il quasi il 60% di voti per il No e poco più del 40% a favore del Sì. Ancora più partecipato fu il referendum sull’interruzione di gravidanza che si concluse con un’amara sconfitta del Movimento per la vita promotore del Sì, a favore dell’abrogazione della legge sull’aborto.

Anche per la destra cattolica, ora, si preannuncia una sconfitta simile che potrebbe portare al fallimento politico di coloro che ora sognano di formare movimenti o partiti attorno alle questioni etico-religiose. Una scelta che, anzi, aprirà ancora più la strada ai diritti civili di tutti.

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