Dai Pasdaran agli affari, Ali Erami il volto nuovo di Teheran

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Under the huge painting of Iranian late supreme leader Ayatollah Ruhollah Khomeini (Top-R) and Iranian supreme leader Ayatollah Ali Khamenei (Top-L), Iranians walk in a street of the capital of Tehran, Iran, 16 January 2016. Iranians wait for the announcement from International Atomic Energy Agency (IAEA) to declare end of Iran's nuclear issue and sanctions lifted. Media reported that International sanctions on Iran will be lifted on 16 January 2016, as International Atomic Energy Agency (IAEA) declares Tehran has complied with an agreement to scale back its nuclear program.  ANSA/ABEDIN TAHERKENAREH

In un mondo sempre più globalizzato l’Iran rappresenta una cerniera fondamentale tra Oriente e Occidente

Lui è il volto del nuovo Iran. Di chi è passato dall’incubo della guerra, che lo ha rapito negli anni giovanili, all’impegno odierno nei rapporti internazionali con gli investitori esteri pronti a tornare ad investire nel Paese ormai pronto a riaprirsi, dopo la firma degli accordi sul nucleare. Incontriamo Ali Erami all’arrivo a Roma. È qui insieme alla delegazione di rappresentanti istituzionali ed economici che, per alcuni giorni, ha incontrato tra Roma e Milano, le realtà economiche e finanziarie italiane per approfondire i rapporti tra i due Paesi e creare le condizioni per il ritorno di investimenti tricolori in Iran. Raccontare la storia della sua vita è un po’ come ripercorrere gli snodi principali della storia dell’Iran degli ultimi quaranta anni.

Per Ali Erami tutto ha inizio con la scomparsa del padre, vittima degli scontri che hanno insanguinato le vie di Teheran durante lo scoppio della Rivoluzione islamica del 1979. Insurrezione che pose fine al regno dello Scià e portò al governo le autorità religiose con a capo la Guida suprema, l’ayathollah Khomeini. Ali Erami perde, così, giovanissimo il padre e da allora, per lui, tutto cambia. Decide di aderire alle milizie volontarie delle Guardie della Rivoluzione, i Pasdaran. E quando scoppia la guerra col vicino Iraq lui si arruola. Lascia Teheran e si dirige verso sud, al confine. Da qui gli anni della guerra: il fronte, la perdita dei suoi amici, dei compagni di scuola spediti dall’esercito in trincea o finiti lì per convinzione. «Ho visto morire i miei amici nei campi minati», racconta. «Saltati per aria per creare un passaggio sicuro per il resto della compagnia». Esperienze tragiche che segnano la vita e il cui ricordo commuove fino alle lacrime Ali Erami. «Quando iniziarono i bombardamenti dall’esercito di Saddam con le armi chimiche sui campi di battaglia della provincia di Khorasan (a sud del Paese al confine con l’Iraq), non tutti avevamo le maschere antigas per proteggerci. Con i soldati le passavamo da uno all’altro». Drammi che continuano adesso con amici che hanno ancora problemi respiratori a causa di quelle nubi chimiche.

La fine della guerra non ha portato alla fine dei sacrifici e delle difficoltà, continuate con i duri anni delle sanzioni e della chiusura dell’economia verso l’Occidente. Adesso, con gli accordi di Vienna, la fine delle sanzioni è alle porte: il Paese finalmente si riapre al mondo dopo oltre 30 anni di chiusura. Ali Erami dopo la guerra ha iniziato a lavorare come giornalista in diversi giornali iraniani tra cui il Resalat Newspaper. Dopo 26 anni da giornalista, da 8 anni è diventato direttore di un magazine che si occupa di petrolio e che è distribuito non solo in Iran ma anche in Nigeria e Kenia.

Lui è convinto che, finalmente, adesso l’Occidente potrà scoprire il vero volto del suo Paese e degli iraniani. E l’errore commesso, a suo avviso, in tutti questi anni con le sanzioni. «I fatti ci hanno dato ragione», riflette Ali Erami. «Adesso è chiaro a molti che l’Iran non è quello che è stato raccontato in questi anni. È’ un grande Paese pacifico con 75 milioni di abitanti e con molte risorse naturali. Un elemento di stabilizzazione nella regione, impegnato in prima fila nella lotta al Daesh e agli estremisti», continua. «Adesso sono i Paesi occidentali che devono abbattere i loro muri e i pregiudizi verso di noi. L’Iran non vuole costruire nessuna bomba nucleare. Vogliamo solo poter sviluppare il nostro Paese, farlo crescere economicamente e modernizzarlo, rispettando la nostra tradizione e gli insegnamenti religiosi. Questo è quello che stiamo spiegando alle delegazioni di molti Paesi che stanno arrivando in Iran per iniziare a collaborare con noi».

Ali Erami è ottimista: «Abbiamo bisogno di voi, delle vostre tecnologie e della vostra esperienza. È necessario costruire ancora molte strade, palazzi e ospedali. Così come voi avete bisogno di noi. In un mondo sempre più globalizzato l’Iran rappresenta una cerniera fondamentale tra Oriente e Occidente. Soprattutto in un momento di tensioni geo-strategiche come questo. Avere un Iran stabile e sviluppato è interesse di tutta la comunità internazionale».

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