Da oggi debutta la ricetta online: ecco cosa cambia

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La legge che prevede la dematerializzazione della ricetta risale al dicembre del 2015 e recepisce un decreto del novembre del 2011

Addio alla ricetta medica di carta. Da oggi entra in vigore quella elettronica.

Una piccola rivoluzione che semplificherà la vita soprattutto dei cittadini e consentirà di prevenire abusi o illeciti, oltre ad annullare le spese per la stampa e la distribuzione della ricetta cartacea. Con la ricetta dematerializzata sarà possibile ritirare i farmaci in qualsiasi farmacia. Il medico prescriverà i farmaci attraverso un sistema informatico visibile anche a tutte le farmacie italiane. Il cittadino potrà, quindi, ritirarli in qualsiasi farmacia dislocata sul territorio nazionale.

È questo uno dei vantaggi maggiori. Se fino a ieri era quasi impossibile per il cittadino ritirare dei farmici fuori dalla propria regione di residenza, se non a pagamento, da oggi questo problema è superato poiché con la tessera sanitaria le farmacie potranno applicare il ticket della regione di residenza dell’assistito. Sarà poi compito delle regioni scambiarsi le informazioni sui medicinali prescritti e procedere ai relativi rimborsi compensativi.

La farmacia sarà in grado di calcolare il ticket ed il regime di esenzione vigente nella Regione di provenienza del paziente. Mentre la digitalizzazione consentirà un controllo più efficace delle prescrizioni fatte. Ci vorrà però un po’ di tempo prima che la carta scompaia definitivamente. Per il momento, infatti, verrà rilasciato al cittadino un promemoria da consegnare al farmacista. Si tratta di una precauzione al fine di rimediare a casi di malfunzionamento del sistema o di mancanza di linea internet. Quando il sistema entrerà a pieno regime scomparirà anche il promemoria e tutta la procedura sarà completamente paperless.

La legge che prevede la dematerializzazione della ricetta risale al dicembre del 2015 e recepisce un decreto del novembre del 2011. Dopo circa quattro anni trascorsi tra lentezze normative, difficoltà burocratiche e problemi tecnici la ricetta elettronica diventa realtà.

Ma come funziona nello specifico? Lo spiega una nota della Federazione italiana medici di famiglia.

I dottori, per effettuare una prescrizione, si connettono dal proprio pc a un apposito portale: compilando la ricetta sullo schermo, identica a quella cartacea, un Nre (numero ricetta elettronica) sarà associato al nostro codice fiscale, aggiungendo in automatico anche eventuali esenzioni. Il sistema stampa quindi il promemoria, con il quale possiamo andare in farmacia: con i dati presenti, attraverso i codici a barre stampati sul piccolo foglio A5, il farmacista recupera la prescrizione direttamente on-line e ci consegna la medicina di cui abbiamo bisogno. Ci vorrà ancora tempo perché sparisca anche la vecchia “fustella” da attaccare nei riquadri rossi, poiché anche se i codici della confezione sono inseriti direttamente sul computer ancora non è stato possibile determinare un meccanismo che annulli il valore della fustella rispetto alla necessità di identificare e distinguere i farmaci erogati a carico del SSN da quelli che anche se erogabili vengono invece pagati direttamente dal cittadino. Il procedimento nei prossimi mesi si diffonderà anche per la prescrizioni di esami e visite specialistiche, visto che la ricetta elettronica sarà accettata anche  da cliniche, ambulatori e ospedali.

In questa prima fase non tutti i farmaci potranno essere prescritti con la ricetta elettronica. Fino al 2017, infatti, la prescrizione tradizionale rimane per gli stupefacenti, l’ossigeno, le prescrizioni per erogazione diretta in continuità assistenziale, i farmaci con piano terapeutico Aifa.

Una procedura che se da un lato introduce indubbi vantaggi dall’altro viene criticata proprio dai medici di base. “Qualcuno ha confuso gli studi medici con quelli dei Caf – dichiara il segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo – vista la mole di dati anagrafici, codici di esenzione dai ticket, adesso anche quelli di erogabilità e appropriatezza e quant’altro dovremo verificare”. “E in più – spiega – il medico non potrà più contare sul supporto dell’assistente di studio nella velocizzazione delle procedure di ricettazione, e ci saranno complicazioni anche nelle procedure di coinvolgimento del sostituto medico che per il momento salvo eccezioni (Campania) dovrà continuare ad utilizzare la ricetta rossa. In conseguenza di ciò il rischio è che tutti gli oneri ricadranno sul titolare, con un aggravio di lavoro che significa tempo tolto alle visite e attese più lunghe per gli assistiti”, rimarca Milillo,  che chiede “ una semplificazione delle procedure, ancora possibile”. Aspetti su cui sarà necessario intervenire per rendere il sistema ancora più efficiente.

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