Da leggere oggi su l’Unità in edicola

Dal giornale
Immigrati ospiti di un centro accoglienza che fa capo alla parrocchia di Tavarnuzze, Firenze, 7 settembre 2015. La diocesi di Firenze si è già messa da tempo a disposizione per l'accoglienza dei profughi e ha fatto offerte di immobili di proprietà dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero. E anche le parrocchie si sono già mosse segnalando alcuni locali idonei all'accoglienza (alcuni di questi sono già occupati). Complessivamente il volontariato cattolico (tramite la Caritas, le Misericordie ed altre associazioni e cooperative) si sta attualmente occupando, solo nel territorio della diocesi di Firenze, di quasi un migliaio di persone. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

La legge di stabilità e lo Ius soli al centro del giornale di oggi

L’Unità di oggi apre sull’abbassamento delle tasse che sarà varato oggi in Consiglio dei ministri con il via alla legge di stabilità. Meno tasse e più giustizia è l’apertura. Nelle pagine interne (6 e 7) si analizza la manovra con dei focus su pensioni e debito pubblico.

A pagina 4 e 5 si parla dello Ius soli, e del voto storico che permetterà a circa 800mila giovani di essere finalmente italiani. Il tema è affrontato con una scheda che spiega le nuove norme per acquisire la cittadinanza italiana. Bella anche l’intervista a Cecile Kyenge che sottolinea l’importanza della legge per tanti ragazzi che a scuola non saranno più stranieri, ma italiani. Sul tema anche il commento di Luigi Manconi e Valentina Brinis.

Naturalmente si parla ancora di Lombardia e del caso Mantovani. Ettore Rosato in un’intervista a pagina 3 spiega perché Maroni si dovrebbe dimettere. Secondo il capogruppo dem alla Camera, Maroni si dovrebbe dimettere “per le responsabilità che la politica si deve assumere”.

Lucida l’analisi di Alfredo Reichlin nel suo editoriale ‘Un nuovo patto tra gli italiani’ dove analizza la classe dirigente odierna e gli errori fatti in passato anche dalla sinistra. Per Reichlin l’Italia non produce più élite come faceva un tempo anche se resta un grande paese,

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