Da Ian Curtis a Ricky Tognazzi, la lunga parabola dei New Order

Musica
Schermata 01-2457413 alle 13.33.17

Nel nuovo video della band di Manchester il protagonista è Ricky Tognazzi nei panni di un tormentato presentatore televisivo; ne approfittiamo per raccontarvi i New Order attraverso cinque dei loro brani più famosi

Un attempato presentatore televisivo interpretato da Ricky Tognazzi, il suo sguardo irrimediabilmente malinconico e le luci intermittenti che squarciano l’atmosfera tetra degli studi televisivi: non si tratta di un nuovo film di Paolo Sorrentino, ma del video Tutti Frutti dei New Order. Prima però di approfondire questa bizzarra collaborazione artistica, facciamo un passo indietro nel tempo.

I New Order, nati sulle ceneri dei Joy Division dopo il suicido di Ian Curtis, hanno 35anni di carriera alle spalle. Un percorso fatto di dischi che spesso tracciano le coordinate sonore di un intero periodo storico, con brani che rappresentano dei veri e propri “turning point” musicali; come nel caso di Blue Monday, il loro pezzo più rappresentativo. Con questo brano la band di Manchester riesce a trasportare le proprie caratteristiche sonorità cupe nel campo della musica ballabile, filtrandole attraverso l’elettronica dei Kraftwerk, ma senza l’intento disumanizzante che caratterizza la musica del gruppo tedesco. Il risultato è qualcosa di rivoluzionario: sette minuti e mezzo che indicano come mischiare pop, dark, dance ed elettronica in un formato dal quale attingeranno a piene mani, fino ad oggi, esponenti di varie correnti musicali, dal synth pop anni ottanta ai Nine Inch Nails.

 

Uno degli elementi che ha permesso ai New Order di andare avanti nei decenni è sicuramente la spiccata capacità di declinare il proprio suono in forme che spesso abbracciano il pop più limpido e cristallino. Questa True Faith, ad esempio, uscita come singolo nel 1987, con la sua melodia appiccicosa e il suo mood malinconicamente sentimentale è una delle canzoni che maggiormente ha caratterizzato l’immaginario della seconda metà degli anni ottanta; celeberrimo il video che l’accompagna, in cui pupazzi di gomma umanoidi si prendono sonoramente a schiaffi.

 

La vena melodica alla quale abbiamo fatto riferimento consente alla band di lasciare il segno anche in un decennio, quello dei ’90, in cui la loro produzione discografica non brilla particolarmente. Questa Regret, contenuta nel prescindibile album Republic del 1993, riesce a bilanciare uno spleen velatamente decadente e graffianti hook melodici.

 

Crystal, del 2001, in un certo senso rappresenta per i New Order un esercizio di riappropriazione: rivendicare per sé quell’eredità che avevano lasciato ad altri gruppi della scena anglosassone. Già dal video non è difficile riconoscere, nella fisicità della giovane band che calca il palco, una versione speculare dei Primal Scream, diretti discendenti dei primi New Order e del loro suono originario. Anche le sonorità della canzone sono ammantate di una patina di contemporaneità, che le avvicina molto a certo brit rock della decade precedente.

 

E arriviamo ai giorni nostri; Music: Complete, l’album che ci ripropone una versione dei New Order orfana di Peter Hook, bassista nonché membro fondatore uscito dalla band nel 2007, è una specie di miracolo: non un disco capolavoro, ma l’ennesimo colpo di coda di una formazione che riesce con intelligenza a rinnovarsi leggermente negli anni.

Con questo brano che ospita alla voce Elly Jackson (La Roux), i nostri rendono manifesta l’ammirazione verso alcuni suoni della italo disco anni ottanta: il titolo della canzone Tutti Frutti e il video con il nostro Ricky Tognazzi denotano il richiamo a una certa italianità virata attraverso una lente di esotismo. Uno dei pregi maggiori dei New Order degli ultimi due decenni è sicuramente quello di aver metabolizzato un’importante lezione: nel panorama pop, i riassestamenti calibrati, che consentono di sottrarsi all’immobilismo adeguandosi alla contemporaneità, sono spesso i movimenti più redditizi.

 

Vedi anche

Altri articoli