Da candidato condiviso a reietto della destra: tutte le tappe dell’odissea di Bertolaso

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Oggi a Roma il centrodestra si presenta super diviso, con 4 candidati che si promettono battaglia. Ma, visto quanto sta accadendo in queste ore, tutto può ancora succedere

Rimango, vado via, abdico o faccio un passo di lato: ogni giorno il “forse  candidato” Guido Bertolaso ci regala un nuovo capitolo nella saga delle elezioni amministrative a Roma.

Eppure in un primo momento erano tutti d’accordo sul suo nome e molti si erano spesi, pubblicamente,  per sostenerlo. Che cosa è successo per rovesciare totalmente la situazione e rendere l’ex capo della Protezione civile sempre più solo? Ripercorriamo le tappe principali.

All’inizio c’era Alfio Marchini, su di lui sembrava ci fosse l’interesse di buona parte dell’elettorato del centrodestra romano ma non tutti erano soddisfatti e partì quasi da subito la corsa al nome “nuovo”: Irene Pivetti proposta da Matteo Salvini e Rita Dalla Chiesa, proposta da Giorgia Meloni.  Nomi poco forti, che non potevano reggere il peso della coalizione. Berlusconi decise di giocarsi il nome che poteva mettere d’accordo tutti: Guido Bertolaso. Ex capo della Protezione civile, sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti in Campania e indagato nel processo Grandi rischi bis per il disastro de L’Aquila.

Il via libera di Salvini e Meloni arriva quasi subito, e il centrodestra gongola. Ma è solo la quiete prima della tempesta. Bertolaso viene intervistato da Giovanni Floris in una puntata di Di Martedi e, si lancia in complimenti per Roberto Giachetti e Francesco Rutelli, dice “di non aver mai votato per Berlusconi” ma soprattutto, dichiara che “i rom sono una categoria vessata: non servono le ruspe”.

Per Salvini è troppo e lo molla subito, lanciando poco dopo delle consultazioni farsa, per ascoltare i cittadini romani: “A pacchetto chiuso non compro nulla. Bertolaso è il candidato che gli alleati hanno proposto e a cui abbiamo detto sì, ma ascolteremo i cittadini prima di confermare il nostro candidato”.

La Meloni comincia a irrigidirsi e si dice “allibita” per il dietrofront dell’alleato. E posta selfie rassicuranti.

Cominciano le strategie, tutte politiche. Bertolaso vince le “gazebarie” con il  96,7 per cento degli elettori, che, secondo gli organizzatori, sono stati dai 45mila ai 48mila, ma non riesce a convincere i suoi alleati. Non ci sono, infatti, soltanto i malcontenti di Matteo Salvini ma iniziano anche le critiche da dentro Forza Italia. Eppure i commenti entusiastici dei forzisti e dei leghisti sono ancora vivi nella memoria. “Bertolaso è l’uomo giusto perché Roma è una città che vive in emergenza da alcuni decenni e se c’è un uomo che ha saputo risolvere emergenze in Italia è certamente Guido Bertolaso”. Così il consigliere politico di Forza Italia e presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che oggi osteggia la candidatura del “forse candidato”. Ma anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, si spendeva in lodi: “Lo conosco bene, credo che possa vincere a Roma”.

Il tempo passa e la situazione si ingarbuglia sempre di più. Sono rimasti due i candidati che si contendono l’elettorato moderato e di destra: Alfio Marchini e Francesco Storace. Quest’ultimo, il più agguerrito ha anche accusato di aver ricevuto pressioni da Bertolaso per non candidarsi.

Ad un certo punto la svolta. Dopo tanti tira e molla, è lo stesso Bertolaso a convincere la Meloni al grande passo, consigliando alla leader di FdI di limitarsi a “fare la mamma”. La spinta giusta per cambiare idea rispetto a quanto dichiarato pubblicamente solo qualche settimana prima e a scendere in campo, ricevendo il sostegno incondizionato del leader della Lega.

Oggi a Roma il centrodestra si presenta super diviso, con 4 candidati che si promettono battaglia. Ma, visto quanto sta accadendo in queste ore, tutto può ancora succedere.

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