Da Barilla alle società di Briatore e Berlusconi: ecco i nuovi 100 nomi di Panama Papers

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Seconda puntata degli italiani con il conto nei paradisi fiscali

A una settimana dalle prime rivelazioni, l’Espresso pubblica la seconda puntata dei Panama Papers, la mole di documenti dello studio legale Mossack Fonseca specializzato nella creazione di off shore resa nota dall’International consortium of investigative journalists. Così – dopo Luca Cordero di Montezemolo, Barbara D’Urso e Carlo Verdone – arrivano nuovi 100 nomi (in tutto i connazionali sono circa 800). Fra i vari, quello di Emanuela Barilla, azionista insieme ai fratelli dell’omonimo gruppo alimentare e del manager dell’industria farmaceutica mondiale Stefano Passina.

Ma spuntano anche carte intestate alla Sport Image international, una società offshore fondata nel 1989 facente parte della galassia di Silvio Berlusconi, che – riporta il settimanale – “una ventina di anni fa finì al centro di un’indagine giudiziaria per i pagamenti in nero ad alcuni calciatori del Milan, da Ruud Gullit e Marco Van Basten“. Come amministratori della Sport Image, viene indicato Adriano Galliani: “I magistrati di Mani Pulite – riporta il settimanale – avevano già identificato quella società delle Isole Vergini Britanniche, allora misteriosa, come una cassaforte nera utilizzata per gonfiare i bilanci del Milan negli anni d’oro 1989-1995. Galliani ha sempre negato di controllare società offshore. L’accusa è stata poi azzerata dalla riforma berlusconiana che nel 2002 ha depenalizzato il reato di falso in bilancio. Ora le carte di Panama documentano che Galliani era il direttore-gestore di quella cassaforte esentasse e anonima”.

E poi nei documenti pubblicati c’è Struie, società creata alle Isole Vergini Britanniche e di fatto “una cassaforte di cui si sono serviti sia il leader di Forza Italia sia Flavio Briatore“: “A metterla a loro disposizione fu l’avvocato David Mills, studio professionale a Londra, creatore del sistema offshore da 775 milioni di euro per conto del capo della Fininvest. Il professionista inglese, anch’egli in contatto con Mossack Fonseca, usò proprio Struie come paravento per nascondere la provenienza dei 600 mila dollari versatigli segretamente da Berlusconi nel 1997-98, come compenso per la sua falsa testimonianza nei processi milanesi su fondi neri della Fininvest, come documentano le sentenze definitive”.

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