Da Amazon a palazzo Chigi, cosa dovrà fare Diego Piacentini

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La sfida digitale per la pubblica amministrazione è fallita troppe volte in passato. Al nuovo commissario spetterà il compito di cambiare verso

Il governo italiano si avvarrà della collaborazione di una delle professionalità più prestigiose al mondo nel settore della digital trasofrmation. Si tratta di Diego Piacentini, 55 anni, vicepresidente del colosso mondiale dell’e-commerce Amazon, nominato commissario per il digitale e l’innovazione. A partire dalla prossima estate e per i due anni successivi Piacentini farà la spola tra Seattle e Roma per coordinare le attività dei diversi soggetti istituzionali che si occupano di digitalizzazione, dall’Agid (l’Agenzia per l’Italia digitale) ai consiglieri e ai consulenti dell’esecutivo. Lavorerà a titolo gratuito.

La notizia è arrivata nella tarda serata di ieri, tramite uno scambio di tweet tra Jeff Bezos, Ceo e fondatore di Amazon, e Matteo Renzi.

 

 

Dopo la presentazione del piano di investimenti per 100 milioni di dollari nei prossimi tre anni da parte di Cisco e del progetto di Apple per la realizzazione a Napoli del centro europeo per le app, l’arrivo di Piacentini rappresenta un altro importante colpo messo a segno dal governo italiano. Una notizia che dà ulteriore credibilità alle iniziative messe in campo per l’innovazione tecnologica del Paese.

“Dopo 16 anni ad Amazon – ha dichiarato Piacentini nel comunicato-intervista pubblicato su Amazon.com – è un modo per restituire qualcosa al Paese in cui sono nato e ho vissuto per 40 anni”. Il suo è un curriculum professionale di altissimo profilo. Laureato in economia alla Bocconi, prima di approdare ad Amazon ha lavorato fino al 2000 con Steve Jobs ricoprendo l’incarico di vicepresidente e general manager di Apple Computer Europe. Ha seguito le strategie dell’azienda di Cupertino anche in Medio Oriente e in Africa. In Apple era entrato nel 1987.

A lui, quindi, spetterà il delicato compito di sviluppare e mettere in pratica la strategia per l’implementazione dei diversi cantieri digitali aperti in questi mesi dall’esecutivo. Una sfida non solo di carattere squisitamente tecnologico, ma anche organizzativo e soprattutto culturale.

In gioco c’è la riforma della Pubblica amministrazione (Pa) ed in particolare l’attuazione del Codice per l’amministrazione digitale (Cad), approvato a gennaio in Consiglio dei ministri e che verrà varato definitivamente nelle prossime settimane. Cuore della riforma è il cosiddetto digital first, ovvero il rapporto con la Pa che consente ai cittadini di dialogare con la burocrazia e di usufruire dei servizi attraverso internet, evitando quindi fastidiosi spostamenti fisici e code agli sportelli. Tutto questo passa dalla realizzazione dell’”identità digitale” e del “domicilio digitale”, entrambi in fase di sperimentazione.

Un compito arduo. Non è la prima volta, infatti, che si prova a digitalizzare la burocrazia italiana e a ridefinire il rapporto tra Pa e cittadini secondo i principi di trasparenza ed efficienza. Diversi sono stati i tentativi di riforma fatti nella storia recente del nostro Paese, purtroppo con scarsi risultati. Le cause di questi fallimenti sono state molteplici. Spesso il legislatore ha introdotto principi davvero innovativi, ma si è guardato bene dal definire una serie di obblighi cogenti per la Pa, per paura di mandare in tilt la macchina burocratica e per evitare di far lievitare sensibilmente la spesa pubblica. Una spesa che nel medio-lungo periodo avrebbe consentito di ottenere notevoli risparmi per lo Stato e per i cittadini. A questo si aggiungono le resistenze di una burocrazia tradizionalmente concentrata su se stessa e ostile al cambiamento. Di conseguenza gran parte di quelle riforme sono rimaste lettera morta.

Piacentini, quindi, dovrà mettere al servizio del Paese le sue competenze e la sua grande esperienza, per fare in modo che il governo eviti gli errori già commessi nel passato, e far fare così all’Italia un salto di qualità decisivo nel campo della digital trasformation.

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