Da Amato e Cassese aperture alla riforma Boschi: “Battaglia dura”

Riforme
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi all'incontro 'Portando l'Italia nel futuro: la riforma delle istituzioni', all'Università Cattolica. Milano, 29 gennaio 2016.  ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

E Renzi avvia il tour per il referendum d’ottobre. No dal papà del FamilyDay. Radicali: più quesiti

Se Giuliano Amato e Sabino Cassese (pur non sbilanciandosi troppo) si sporgono verso il Sì, l’ex direttore del Corsera, Ferruccio De Bortoli pende decisamente sul No. A ottobre manca ancora parecchio tempo però sta già entrando nel vivo il confronto sul referendum costituzionale, tanto che i due fronti stanno già mettendo a punto i comitati per la campagna autunnale. Già lunedì Matteo Renzi avvierà da Firenze il suo tour che lo porterà in giro per l’Italia a spiegare la nuova architettura istituzionale e presto (come promesso nella e-news di ieri) saranno resi note le modalità con cui i cittadini potranno costruire comitati per il Sì. Intanto ieri, durante un convegno al Centro Studi Americani, il ministro Maria Elena Boschi è tornata a legare la riforma alla durata del governo. Certo fra le due cose non c’è alcun legame di causa-effetto come spiegato in serata dalla Gruber su La7 (“Si voterà sul merito delle riforme: i cittadini sceglieranno su queste e molti si stanno formando un’opinione. Sono altri che cercano di trasformarlo in un referendum sul governo. Lo hanno fatto anche sulle trivelle”) e tuttavia è una scelta di serietà tener conto dell’opinione degli italiani. “Non sarebbe serio – ha spiegato Boschi – non tenere conto di quel che diranno i cittadini sulla nostra idea di cambiamento e su un governo che ha fatto delle riforme, un tratto caratterizzante della sua azione”. Un modo per sottolineare come il governo sia nato, sulla scorta del discorso pronunciato in Parlamento al momento della rielezione da Giorgio Napolitano, in continuità con quello di Enrico Letta in un contesto di grandi intese e in una legislatura a vocazione costituente. E dunque, il ministro si augura che gli elettori dimostrino “la forte volontà di far voltare pagina all’Italia” attraverso “una scelta consapevole al referendum… tenerlo distinto dalla valutazione sul governo e la maggioranza che ha fatto delle riforme il suo segno distintivo sarà difficile”.

Sulla campagna referendaria si spenderà in prima persona lo stesso Renzi: “Siamo invasi da vostre richieste di partecipazione – spiega nella e-news -. La nostra campagna partirà dal basso. Con il Sì, si cambia, si risparmia, si velocizzano le leggi, si semplifica, si dà stabilità. Si rende l’Italia più forte e più semplice”.

Ovviamente anche i comitati per il No non stanno a guardare. Ne costituiranno anche gli organizzatori del Family Day, come ha annunciato il loro portavoce Massimo Gandolfini. Quanto ai vari partiti schierati contro la Riforma costituzionale e cioè Sinistra Italiana, Lega, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia (etc), non faranno nascere comitati unitari ma ognuno farà il proprio.

Endorsement

Nel corso del convegno di ieri al Centro Studi Americani, intanto la riforma ha incassato anche aperture da parte di giuristi di rango come Giuliano Amato, ex premier oggi giudice della Corte Costituzionale, e Sabino Cassese, professore di diritto amministrativo e a sua volta componente della Consulta fino al 2014. Amato ha considerato in primo luogo positiva la spinta riformatrice in sé: “Che ci sia una riforma costituzionale approvata da discutere è già un bel risultato. Io sto festeggiando in questi giorni il mio quarantesimo anniversario da quando cominciai a scrivere di riforme”. Al momento, infatti, i cambiamenti dei sistemi elettorali non supportati da riforme costituzionali, hanno portato ad “alterazioni del sistema”. Un quadro non brillante in cui il ruolo del Parlamento si è ridotto a “mero ratificatore di decreti su cui è posta la fiducia” sicché “il governo non è così forte ma il Parlamento è debole di fronte al governo”. E dunque, nello specifico, cautela sui giudizi – “Le riforme operano nel futuro e spesso non rispettano i nostri convincimenti precedenti” e la composizione del Senato regionale senza possibilità di voto di fiducia “potrà porre problemi all’esecutivo” – ma alcuni auspici.

Vale a dire l’addio all’”ossessione” del maxiemendamento più voto di fiducia: “Tutti i governi hanno lavorato in questo modo, ma forse il nuovo sistema potrà ridistendere l’iter legislativo. Non ha senso che la Costituzione preveda che le leggi siano votate articolo per articolo e che poi ci sia un voto finale, e alla fine ci ritroviamo leggi con un solo articolo ma mille commi. È patologico». Meno sfumato il sostegno di Cassese: “Sono un sostenitore di questa riforma. In Germania la Costituzione l’hanno cambiata quasi una volta l’anno, non è possibile che in Italia si debba considerare qualcosa di immutabile”. La nuova architettura rappresenterebbe un “monocameralismo temperato”. Del resto, ha sostenuto il giurista, “le vere funzioni del bicameralismo si sono esaurite” e l’unica esigenza che permane è dare voce a livello nazionale alle regioni, che altrimenti manterrebbero una “rappresentanza amministrativa e non costituzionale”.

Condiviso tra gli oratori il giudizio negativo sulla riforma del Titolo V fatta nel 2001. Innegabile che la riforma attuale “centralizza alcuni poteri prima delle Regioni, ma ciò favorirà la competitività del sistema Paese e gli investimenti dall’estero” ha detto la Boschi. Concludendo sulla vicenda della Spagna, che dovrà tornare al voto: “È la prova che delle difficoltà che le democrazie hanno ad essere stabili. Il nostro Paese non era immune dal rischio di volatilità del sistema e di brevità di vita degli esecutivi”.

Per i Radicali però sarebbe più opportuno non una “quesitone” che si tradurrebbe in plebiscito pro o contro Renzi bensì quesiti parziali “per parti separate” sui punti più controversi.

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