Cuperlo si sposta sul Sì, cambia la geografia del Pd

Legge elettorale
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Ha firmato il documento che apre a nuova legge elettorale: “Ora la prova di lealtà spetta a Renzi”

Gianni Cuperlo ha firmato il documento della commissione del Pd di cui faceva parte che apre alla possibilità di una nuova legge elettorale.

L’esponente della minoranza, con questo atto, di fatto converge sul Sì al referendum dato che, ha sempre detto, il voto del 4 dicembre è legato al superamento dell’Italicum.

Il deputato triestino ha sempre creduto alla possibilità di una mediazione con i renziani: e a dimostrazione di questo era andato alla manifestazione di sabato scorso a Piazza del Popolo.

“Ambasciatore” nei giorni scorsi presso la minoranza bersaniana, allo scopo di tenerla dentro lo sforzo di mediazione da lui compiuto, Cuperlo si è visto opporre un no secco: pertanto, è rottura nella minoranza Pd.

“Ho sottoscritto il documento della commissione – spiega l’ex presidente dell’Assemblea dem in una nota – perché contiene un passo in avanti su alcuni punti che io stesso avevo indicato nella discussione di questi mesi. Parlo della elezione diretta dei senatori sulla base della proposta Fornaro-Chiti, del superamento del ballottaggio, di un premio ragionevole di governabilità e collegi per riavvicinare i cittadini ai loro rappresentanti. È chiaro che da ora in avanti la prova di coerenza e lealtà rispetto a questo impianto spetta a tutti, a partire da chi è alla guida del governo”. Un appello diretto personalmente a Matteo Renzi, che probabilmente domani risponderà dal palco della Leopolda.

A questo punto, l’esponente della sinistra chiede la convocazione nei prossimi giorni di una Direzione, viene spiegato, in cui la proposta di legge elettorale venga discussa e votata, meglio ancora se seguita da un voto dei gruppi parlamentari.

Con la scelta odierna di Cuperlo cambia anche la geografia interna del Pd. Lui stesso è il primo a esserne consapevole: “So per primo che l’intesa raggiunta non ricompone la frattura consumata nella sinistra, dentro e fuori il Pd – afferma -. Vedo e ascolto i tanti, anche autorevoli, convinti che solo il No al referendum potrà cambiare la legge elettorale. Io ho lavorato per ridurre quella forbice e avrei voluto un esito diverso”.

Adesso invece c’è una posizione di sinistra intransigente (quella di Bersani e D’Alema) e una che non rompe con Renzi e che può giocare un ruolo importante, nell’immediato, a portare acqua al mulino del Sì; e in prospettiva a ricucire un filo con quella parte di Pd critico verso il premier-segretario ma pur sempre legata all’idea del partito a vocazione maggioritaria e perciò pluralista. Ed è un gesto che indebolisce la minoranza allontanando ancor di più l’ala bersaniana.

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