“Cuffariani” nel Pd in Sicilia? Ecco come stanno le cose

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Schieramenti, ragioni e rischi dello scontro interno ai dem nell’isola. Perché i nuovi ingressi non sarebbero tutti uguali

È difficile spiegare ciò che sta avvenendo all’interno del Pd siciliano se non si solleva lo sguardo dalle polemiche interne per guardare alla realtà di una politica regionale ormai sbrindellata, orfana di un sistema di potere solidissimo fino a pochi anni fa (prima con la Dc, poi con il centrodestra) e improvvisamente dissolto. Una politica per di più assediata dal Movimento Cinquestelle, accreditato dai sondaggi come il primo partito regionale. In questo panorama complicato, i Democratici provano ad attestarsi come nuovo punto di riferimento, con tutte le difficoltà del caso, dettate non solo dall’eredità di un passato in cui il centrosinistra è stato ampiamente minoritario, ma anche dal complicato rapporto con il governatore Rosario Crocetta.

Tutti i dirigenti dem oggi si pongono il tema di come riuscire finalmente a crescere, allargando il proprio elettorato e rinnovando la classe dirigente, e tutti sono disposti ad ammettere – più o meno pacificamente – la necessità di coinvolgere in questo processo anche chi proviene da una storia diversa. Cosa è successo allora?

L’intervista all’Huffington Post in cui l’ex governatore Totò Cuffaro spiegava che “con Renzi si stanno spostando i miei voti e la mia classe dirigente”, ammettendo di non comprenderne “il clamore, lo scandalo”, ha fatto da detonatore allo scontro interno tra i renziani, guidati da Davide Faraone, e i Giovani turchi del segretario regionale Fausto Raciti. Sono queste le uniche due componenti di rilievo rimaste ormai nel Pd siciliano, avendo assorbito di fatto la prima gli ex popolari (con AreaDem presente ma ormai indebolita) e la seconda gli ex Ds, che in grandissima parte non hanno seguito D’Alema e Bersani nella minoranza di Area riformista. Oggi entrambi si rimpallano le accuse di contiguità con Cuffaro e i suoi, direttamente (i renziani) o tramite vecchi dirigenti, molti dei quali oggi tra i Giovani turchi (“Si sta cercando di restaurare il vecchio sistema consociativo che da Cuffaro portava a Crisafulli, Cracolici e Speziale”, attacca il presidente regionale Pd, il renziano Giuseppe Bruno). Con Bersani e Speranza a inserirsi nella polemica – con uno sguardo essenzialmente rivolto al quadro nazionale – per individuare nella Sicilia la prova della nascita del Partito della Nazione.

Anche Raciti la mette sullo stesso piano: “Devono essere gli altri a entrare nel Pd, non il Pd a sciogliersi in un’altra cosa”, spiega a Unità.tv. “Il tesseramento al Pd non è un’iscrizione riservata in un club di iniziati. Bisogna aprire le porte per intercettare tutte le energie positive”, è la replica di Faraone, che annuncia anche la convocazione della nuova edizione della ‘Leopolda sicula’ dall’8 al 10 aprile. Un evento da tenere a mente per capire come si evolverà la vicenda, dato che l’appuntamento dello scorso anno ospitò proprio alcuni transfughi transitati nel Pd.

Che il Pd abbia accolto alcuni ex cuffariani, d’altra parte, non lo nega nessuno, né da una parte né dall’altra. L’ingresso tra i dem di Articolo 4 (movimento che raggruppava dirigenti provenienti da Udc, Mpa e altre forze di centrodestra) è stato salutato positivamente da tutti. Per questo i renziani si chiedono perché oggi Raciti abbia cambiato idea.

E si danno anche una risposta: il tesseramento di quest’anno (che sarà quello determinante in vista del congresso del 2017) starebbe segnando infatti – secondo i dati in loro possesso – il sorpasso dell’area più vicina al premier rispetto a quella dei Giovani turchi. Per questo, Raciti avrebbe lanciato l’allarme approfittando dell’intervista di Cuffaro, per bloccare le tessere e far partire un controllo su quelle già consegnate. Mentre gli uomini di Faraone rivendicano di aver fatto pulizia nelle realtà del partito commissariate, a Messina (dove l’uscita di Francantonio Genovese è stata in qualche modo ‘agevolata’ dall’isolamento cui era stato ridotto) come a Enna (regno del contestato ras locale Crisafulli).

Il segretario regionale, dal canto suo, dice di essere preoccupato non tanto da quelle adesioni trasparenti di gruppi provenienti dal centrodestra, né da singoli ex elettori e dirigenti cuffariani o lombardiani che si avvicinano al Pd, quanto piuttosto da quei pacchetti di tessere che si spostano senza grosso clamore nei circoli e nelle piccole realtà locali. “Fenomeni diffusi di cui ho avuto notizia”, spiega. Di fronte a questo tentativo di ‘Opa’, per Raciti bisogna difendere “immagine, credibilità e profilo” del partito: “Sarebbe da stupidi aspettare che i problemi scoppino quando è troppo tardi per risolverli”.

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