Cruz e Rubio: i due “cubani” che hanno fatto saltare i piani di Trump

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Un ultraconservatore texano anti-establishment e un moderato della Florida appoggiato dai vertici del partito spaventano il tycoon

I Caucus dell’Iowa hanno riservato molto sorprese, sia nel campo democratico che in quello repubblicano. In particolare, i risultati del GOP non hanno regalato a Donald Trump l’attesa vittoria che avrebbe dovuto dare il là ad una corsa trionfale verso la nomination. A mettergli i bastoni tra le ruote sono stati i due candidati latinos (ma non chiamateli così, si offenderebbero) maggiormente accreditati come sfidanti credibili già alla vigilia. Ted Cruz ha vinto con il 28%, staccando Trump di 4 punti. Marco Rubio è arrivato terzo per un soffio, fermandosi al 23%.

Cruz e Rubio hanno un anno di differenza tra loro, sono entrambi di origine cubana, sono in corsa per le primarie repubblicane, sono entrambi senatori di due importanti stati del Sud degli Stati Uniti, il Texas e la Florida. Le similitudini tra i due, però, terminano qui. Nell’ampio campo repubblicano, infatti, si posizionano su estremi opposti. Rubio è l’uomo scelto dai vertici del GOP, il candidato istituzionale, moderato, moderno, non legato a particolari movimenti religiosi, che in passato ha avuto anche posizioni accomodanti su temi cari ai liberal come immigrazione e diritti. Cruz è l’esatto contrario: ultraconservatore vicino al Tea Party, appoggiato dagli evangelici (molto forti in Iowa), ha posizioni oltranziste praticamente su qualsiasi cosa, dall’aborto alle nozze gay, dall’uso delle armi alla riforma sanitaria, dalle tasse sui ricchi alla legalizzazione della marijuana.

“L’Iowa ha parlato. Ha mostrato che la nomination repubblicana non sarà decisa dai media, da Washington e dalle lobby, ma dal popolo“. E’ stato questo il primo commento di Cruz dopo il trionfo di lunedì 1 febbraio. Parole che fotografano bene la caratteristica principale della candidatura del senatore texano, ossia la sua vocazione anti-establishment, che ostenta con disinvoltura ogni volta che si presenti l’occasione. Rafael Edward “Ted” Cruz è nato a Calgary, in Canada, il 22 dicembre 1970. Il fatto di essere nato fuori dagli Stati Uniti è motivo di critica costante da parte di Donald Trump, che chiede ogni due per tre l’esclusione dalla corsa alle primarie.

E’ figlio di un immigrato cubano e di un’americana di origini irlandesi e italiane. A 4 anni si stabilisce a Houston, Texas, insieme ai suoi genitori. Ha studiato a Pirinceton e Harvard e si è avvicinato alla politica lavorando come consulente legale per alcuni politici di primo piano del partito repubblicano come John Boehner e George W. Bush. Nel 2011, quando la senatrice Kay Bailey Hutchison annunciò il proprio ritiro al termine del mandato, Cruz si candidò per il suo seggio e riuscì a vincere le elezioni. Ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali del 2016 alla Liberty university in Virginia, non a caso l’università cristiana più grande al mondo.

Questo è il momento che dicevano non sarebbe mai accaduto. Per mesi ci hanno detto che avevamo alcuna possibilità“. Marco Rubio non sta nella pelle. Alla vigilia del voto in Iowa, i migliori sondaggi lo davano al 18% mentre la media generale non superava il 15%. E invece ha strappato un lusinghiero 23%, solo un punto meno di Trump, che lo tiene ampiamente in corsa per la nomination. E i vertiti del partito repubblicano tirano (per ora) un grande sospiro di sollievo: il loro candidato non ha intenzione di lasciare campo libero ai due uomini “contro” per eccellenza, Cruz e Trump.

Marco Antonio Rubio è nato a Miami il 28 maggio del 1971. Anch’egli avvocato, ha cominciato la carriera politica come commissario della città di West Miami, prima di essere eletto alla Camera dei Rappresentanti della Florida nel 111º distretto. Dal novembre 2006 al gennaio 2009 è stato Presidente della Camera, ruolo che lo fece entrare nelle grazie del partito repubblicano. Il 2 novembre 2010, Rubio vinse le elezioni con ampio margine e divenne senatore. Il partito repubblicano lo propose già come candidato alle presidenziali del 2012, ma rinunciò. Quattro anni dopo ci ha ripensato: il 13 aprile 2015 annuncia alla Freedom Tower di Miami la sua candidatura alle presidenziali del 2016 e ora se la vuole giocare fino in fondo.

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