Crocetta vuole andare avanti? Ecco le condizioni del Pd

Sicilia
Il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta durante il convegno "Il contrasto alle mafie nella dimensione nazionale, regionale e locale", organizzato dalla Commissione  parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, Roma, 25 marzo 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Sia il governatore che i dem vogliono scongiurare il voto in autunno. Ammesso che il ‘cerchio magico’ non condizioni più politiche e nomine

Nessuno ha intenzione di far precipitare subito la situazione in Sicilia. Non lo vuole Rosario Crocetta, per ovvi motivi. Il governatore, parlando con il Corriere della sera, dice di essere disponibile a individuare una exit strategy per la fine anticipata della legislatura, ma prima vuole fare “alcune cose importanti per la Sicilia”. Nemmeno il Pd, però, vuole correre alle urne in tempi brevissimi.

Certo, c’è il timore dell’avanzata dei Cinquestelle che potrebbe travolgere tutto e tutti. Ma c’è soprattutto la volontà di uscire da questa situazione “con dignità”. Non solo come partito: nessuno infatti ha intenzione di travolgere il governatore, ritenuto comunque “una persona per bene”. La contrapposizione frontale è con il ‘cerchio magico’ che – secondo i dem – ha condizionato tutte le principali scelte amministrative di questi anni, a partire in primo luogo dalla sanità. Le dimissioni di Lucia Borsellino nascono da lì. E da lì nasce la volontà del Pd di porre fine a questa esperienza di governo.

Né le intercettazioni, vere o presunte, né il patentino di antimafia buona o cattiva sono oggetto di questo scontro. Se Crocetta prova a riportare il tutto su questo terreno è perché su di esso sa di poter apparire più forte, vista l’acqua torbida che circonda la telefonata pubblicata dall’Espresso (al quale chiederà 10 milioni di risarcimento). La strada che il Pd vuole imboccare è un’altra.

È quella della alternatività al ‘cerchio magico’ e alle sue scelte. “Il tema è semplice – spiega il segretario regionale Fusto Raciti – o c’è il Pd o c’è quel sistema di relazioni costruito nel nome di quell’antimafia di retorica che ha danneggiato con le sue scelte di un anno e mezzo fa, ad esempio i manager della sanità che noi contestammo, che oggi da questione politica rischia di diventare questione giudiziaria. Non ci sono possibilità di convivere”. Su questo, il Pd è compatto, sia in Sicilia che a Roma.

Anche perché la decisione di Crocetta di legarsi al suo ‘cerchio magico’, anziché alla sua maggioranza, ha spaccato i partiti che lo avevano sostenuto (Pd e Udc) e ha rimescolato anche le carte tra maggioranza e opposizione. E le nomine (nella sanità e non solo) non sarebbero state estranee alla realizzazione di queste operazioni politiche. È a questo che i dem siciliani chiedono al governatore di porre termine.

Con chi starà Crocetta? Riprenderà il cammino intrapreso con il varo della sua terza giunta (e poi presto abbandonato), che sembrava renderlo più autonomo dai condizionamenti del suo gruppo di riferimento, oppure andrà avanti per conto proprio, ignorando l’appello dei dem? Da questo dipenderà se la Sicilia andrà al voto in autunno (ammesso che ci siano i numeri per la sfiducia), o – come vorrebbe anche il Pd – la prossima primavera.

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