Crocetta e la tentazione delle dimissioni. Rinviato lo scontro alle urne tra Pd e M5S?

Sicilia
Manifestazione con Beppe Grillo in Piazza del Parlamento (sede dell'assemblea siciliana) Palermo 26 OTTOBRE 2014.ANSA/MIKE PALAZZOTTO

Il governatore ha voluto verificare il testo dell’intercettazione e la procura sembra dargli ragione. Partiti in bilico tra pressioni sul governatore e timori dell’antipolitica

La smentita della procura sembra dare ragione a Rosario Crocetta. Il governatore siciliano, che si è auto-sospeso dal suo incarico, conferma anche alle persone a lui vicine di non ricordare la frase che sarebbe stata pronunciata dal suo medico Matteo Tutino (Lucia Borsellino “va fermata, fatta fuori come suo padre”) e finita in un’intercettazione pubblicata oggi da l’Espresso. Per questo ha immediatamente inviato il suo legale Vincenzo Lo Re negli uffici della procura di Palermo per verificare se veramente il medico arrestato nelle scorse settimane ha pronunciato quelle parole e se veramente lui non ha minimamente reagito per difendere il suo (ormai ex) assessore alla sanità.

Se avesse avuto la conferma di tutto ciò, a quel punto Crocetta sarebbe stato pronto a dimettersi. Cosa succederà adesso, invece, è tutto da vedere.

Il pressing dei partiti, non solo di opposizione ma anche della sua stessa maggioranza, non ha mai preoccupato troppo il governatore. Sin dall’inizio della legislatura, si è trovato infatti a fare i conti con un’Assemblea regionale dai numeri ballerini, nella quale non ha mai potuto contare su uno schieramento maggioritario precostituito. E ancora oggi sa che i 90 deputati regionali rifletteranno molto prima di porre fine anticipatamente alla legislatura.

Innanzitutto, perché il prossimo parlamentino siciliano subirà un taglio secco di 20 poltrone e sarà composto “solo” da 70 membri. Riuscire a entrare sarà, quindi, più complicato.

Ma soprattutto perché sull’isola soffia forte il vento dell’antipolitica. Per molti, il M5S partirebbe favorito nella corsa alle urne. Dopo essersi attestato primo partito alle regionali del 2012 (quelle vinte da Crocetta) e alle politiche del 2013, il Movimento aveva subito il sorpasso del Pd alle europee dello scorso anno. Non è detto, però, che il trend favorevole ai dem si confermi anche nell’eventuale elezione del nuovo governatore.

Non è un caso che Beppe Grillo abbia cavalcato subito il caso esploso oggi, lanciando l’hashtag #Crocettadimettiti, sostenuto sul blog del comico da un post di Giancarlo Cancelleri, leader dei pentastellati siciliani e candidato in pectore alla presidenza della regione (lo fu già nel 2012).

Il Pd, dal canto suo, non vuole rimanere ingabbiato nell’identificazione con l’astro calante di Crocetta. Il rapporto tra i dem e il governatore è sempre stato complicato e oggi non sono mancate le prese di distanza, a partire da quella del vicesegretario Lorenzo Guerini, che ha parlato di “responsabilità politica” di Crocetta, indipendente eventualmente da quella giudiziaria. Ancora più esplicito è stato Davide Faraone (dimissioni “inevitabili”): il suo nome è tra i papabili per la corsa alla successione.

Con un centrodestra ancora smembrato, il Pd si preparerebbe così a una sfida diretta con il M5S dall’alto valore simbolico. Una sfida difficile, ma non impossibile, come dimostrano anche i risultati delle recenti elezioni comunali, nelle quali i dem hanno conquistato posizioni importanti, avviando progressivamente anche un ricambio della propria classe dirigente regionale.

Se questa bufera si rivelerà una tempesta in un bicchiere d’acqua, lo scontro sarà solo rinviato al 2017, quando la legislatura arriverà a scadenza naturale.

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