Croazia off limits: nuovi muri in Europa contro l’emergenza migranti

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epa04928374 Hungarian soldiers patrol a temporary border fence in Roszke, near the border between Hungary and Serbia, 13 September 2015. Hungarian Prime Minister Viktor Orban warned 11 September that anyone trespassing his country's border with Serbia starting next week would be 'immediately arrested,' and slammed Greece for not doing enough to protect its frontiers.  EPA/BALAZS MOHAI HUNGARY OUT

Le notizie della giornata, tra i mercati che reagiscono alle decisioni della Fed e la destra italiana che fa i conti con un nuovo leader che s’avanza

L’apertura di molti giornali (Corriere, Messaggero e Sole 24 ore su tutti) è dedicata alla decisione della Federal Reserve, la banca centrale americana, di non alzare i tassi di interesse. La spiegazione principale è dovuta ai segnali negativi che provengono da diverse economie emergenti, a partire dalla Cina. Si attende la reazione dei mercati, ma il vento che arriva da Oriente già non è molto incoraggiante: Tokyo ha perso in chiusura l’1,96%. Mentre in Italia si riunisce alle 18.30 il Consiglio dei ministri per esaminare il Def, dopo l’ammonimento giunto ieri dalla Bce di Mario Draghi, rivolto al nostro e ad altri paesi europei: utilizzate i risparmi dovuti al calo dello spread per abbassare il debito pubblico (mentre le priorità immediate di palazzo Chigi, com’è noto, sono il taglio delle tasse e gli stimoli alla crescita).

È però ancora l’emergenza migranti a tenere sulle spine l’Europa. Dopo che il presidente Donald Tusk ha convocato per mercoledì prossimo un vertice straordinario del Consiglio europeo, questa mattina provengono ancora notizie preoccupanti dal fronte orientale. Dopo l’enorme afflusso di ieri, la Croazia ha deciso di chiudere 7 degli 8 valichi di frontiera con la Serbia e ha allertato il proprio esercito per eventuali interventi di emergenza. Inoltre, nella notte scorsa, il governo ungherese di Viktor Orbàn avrebbe iniziato a costruire una nuova barriera al confine con la stessa Croazia.

Passando all’Italia, mentre i lavori in aula al Senato procedono stancamente con la discussione generale sulla riforma costituzionale, nei corridoi e fuori dal Palazzo fervono invece le trattative – soprattutto dentro al Pd – per provare a ricompattare la maggioranza e arrivare alle votazioni senza particolari patemi. Come anticipato ieri da Unità.tv, anche la Repubblica di oggi riporta il possibile punto di caduta dell’intesa tra Renzi e la minoranza del Pd: una modifica al comma 5 dell’articolo 2 (l’unico ancora non approvato in doppia lettura conforme da Camera e Senato) per introdurre il principio dell’elettività dei prossimi senatori. Oggi si potrà capire se questo elemento di discussione potrà trovare fondamento nei colloqui tra maggioranza e minoranza dem.

A destra, invece, a smuovere le acque è il doppio intervento (sul Giornale e in un’intervista a l’Espresso) di Alfio Marchini, che si propone come nuovo leader di un’area “neoconservatrice” per il dopo-Berlusconi. L’imprenditore romano, già sfidante di Ignazio Marino, spiega di voler rappresentare un’alternativa sia a Matteo Renzi che a Matteo Salvini. Una sfida interessante che precipita nella crisi in corso nel centrodestra (come testimoniano anche le spaccature in Senato, con le difficoltà che sta avendo Berlusconi a far passare anche dentro la sola FI la propria linea intransigente sulla riforma Boschi) e che potrebbe rappresentare un’attrazione per un polo civico e moderato, che già lo sostenne nella corsa al Campidoglio. Riuscirà nell’impresa o è solo un fuoco di paglia?

Ultima notazione per la conferenza di organizzazione della Cgil, che si chiude oggi a Roma. Alle 12.30 è previsto l’intervento di Susanna Camusso.

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