Criolo, il battito di São Paulo

Musica
Criolo

Dall’hip hop al samba, dall’afrobeat alla bossanova, dal soul al funk: nella “musica popular brasileira” di Criolo c’è spazio per tutto, lo spazio perfetto che racconta il Brasile, gigante che non vuole più dormire. 3 date in Italia

Convoque seu Buda, invoca il tuo Buddha, ė il titolo del terzo album di Kleber Cavalcante Gomes,  che con il nome di Criolo e alle soglie dei 40 anni ė una delle promesse meglio mantenute dell’inesauribile fucina della musica brasiliana.

In Italia per tre date – il 21 al Carroponte di Milano, il 31 all’Eutropia festival di Roma e il 1agosto a Mogoro, Oristano, per il Dromos festival – a spezzare la quasi totale assenza, eccezion fatta per i vecchi leoni Caetano Veloso e Gilberto Gil, di Brasile nell’offerta musicale dei palchi italiani.

Nato a Grajaù, sobborgo sud della megalopoli di São Paulo, cresciuto inanellando nella serrata metrica del rap contraddizioni e speranze, tensioni, angoscia e battuta urbana, arriva al primo disco – Ainda hà tempo – nel 2006, volantinando reclami commerciali per tirare su i soldi. Si fa chiamare Criolo doido, creolo matto, e fonda la Rinha dos Mcs: battaglie di freestyle, l’improvvisazione in versi dei rapper, mostre di graffiti e fotografie.

 

Fra il 2010 e il 2011, con l’incontro di quelli che saranno i produttori dei due album successivi, Marcelo Cabral e Daniel Ganjaman, il suo rap si estende, si flette, si trasforma: dal samba all’afrobeat, dal soul al funk alla mpb (musica popular brasileira, quella di Veloso e Gil, per intenderci) al reggae, c’è spazio per tutto, e c’è lo spazio perfetto per strumenti e musicisti di prima.

Basso, chitarra, batteria, percussioni, fiati, cavaquinho e piatti: nel 2011 esce Nò na orelha (nodo all’orecchio) e Criolo, non più doido, alza il volume abbastanza da venire benedetto da Veloso “probabilmente la figura più importante dell’attuale scena pop brasiliana”  e ad attraversare l’Atlantico, finendo sotto contratto con una prestigiosa etichetta inglese, la Stern’s. Agli mtv brasiliani fa incetta di premi, e duetta con Caetano, in un brano iconico, “Não existe amor em SP” (non esiste amore a São Paulo) , destinato a diventare un inno amaro della generazione dei trentenni brasiliani, in bilico fra i problemi e i modelli sociali di sempre e una democrazia giovane in cerca di equilibrio, nel continente, o meglio subcontinente, che ė oggi il più avanzato laboratorio di modelli economici e sociali.

Se l’acclamatissimo Nò na orelha raccontava l’individuo nel rapporto con la città e con la società, Convoque seu Buda sembra allargare lo sguardo sul soggetto sociale, sui fermenti che attraversano il gigante addormentato che si sta svegliando, un risveglio al quale tutte le generazioni, e sicuramente gli artisti, vogliono partecipare. Così non è un caso se Criolo mette in rete, in download gratuito, i suoi album appena sfornati, e non è un caso se scrive un brano in appoggio all’occupazione del Cais Estelita, locali portuali della Recife antica difesi da più di un anno dal progetto che, fuori da ogni piano regolatore, ne prevede l’abbattimento per la costruzione di grattacieli destinati a shopping center e abitazioni di lusso.

“Invoca il tuo Buddha è la ricerca dell’equilibrio, della pace interiore, del pensiero positivo”. Questo spiega Criolo, che canta di case di cartone abitate da “fratelli” che si fanno di crack (Casa de papelao) su un ordito di fiati dall’andatura che ricorda l’ethiojazz di Mulatu Astatke, o di feste smodate dell’upper class ( Cartao de visita )guardate dal ragazzino che chiede soldi sotto un lampione “che si umilia e detesta” – e qui il tappeto musicale, irresistibile, ė il meglio del black Brasil. O ancora, il samba di vecchia scuola, di cronaca, che racconta lo sciopero dei trasporti che impedisce al panettiere di andare a lavorare, “io che odio tutto il mondo non vedo un’offesa nella manifestazione,  ma la possibilità di avere il pane caldo per ogni cittadino” (Fermento pra massa).

Se non ė facile capire tutti i testi, impossibile è non sentirne la tensione, la poesia, l’assenza di retorica, che nella musica di Criolo ė assenza di conformismo, apertura, ricchezza. Le orecchie aperte, il corpo teso, un nodo di speranza da un Brasile lontano da qualsiasi clichés.

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